Visualizza gli articoli di "gennaio, 2002"
gen
17
2002

In risonanza

di Erica  //  Other Voices  //  Commenti disabilitati

-pronto, consegne.
-pronto.
-pronto?
-no, in realtà no. comunque volevo segnalare un disguido.
-dica.
-mi hanno consegnato la vita sbagliata.
-…
-pronto?
-mi sembra molto strano. mi spieghi. c’è stato un ritardo nella consegna, il prodotto è difettato, si è deteriorato nel corso del trasporto…?
-la seconda, credo. difettata. non lo so. non funziona.
-mi dica il suo numero.
-XXXXXXXX.
-controllo.
-controlli.
-…è impossibile. la bolla di accompagnamento è firmata, consegna effettuata entro i tempi limite, tutto in regola.
-NON È LA MIA. non è quella che avevo ordinato.
-si rivolga all’ufficio reclami, arrivederci.
-senta, senta. mi sono GIÀ rivolta-
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gen
7
2002

Northern lights

di Erica  //  Other Voices  //  Commenti disabilitati

Syn:”sì dai, per la formattazione del post tranquilla, ti sto dietro. preferisci il burro o la margarina?
Crysania:uh…il burro?(…)non ci sto capendo una phippa.
S:ehm, pensavo avessi colto la faccenda di ultimo tango a parigi. ops. allora niente.
C:ma se non l’ho visto, focu meo. temo comunque di aver fatto qualche figura di merda, ma non mi è chiaro perchè
S:no, solo pensavo avessi capito la citazione di waaaay back. quella dell’”impalata davanti alla finestra”. insomma non lo sai per cosa è famoso ultimo tango?
C:devo andare che c’è mia mamma stronza che mi chiama
S:dille che ti sto spiegando la scena clou di ultimo tango a Parigi e senti se ti fa rimanere…

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gen
5
2002

Kernel Crash

di Harlequin  //  Deliri, Racconti  //  Commenti disabilitati

apparentemente il tuo browser non è compatibile con quest'immagine, razza di mentecattoIl dottor M si sistemò le clip sul naso aquilino, assumendo un aria così dolorosamente cliché che sarebbe stata appropriata in una vecchia strip di Buck Rogers.

La radiazione del monitor faceva risaltare le macchie irregolari sulle ampie porzioni di cute cranica del dottore mentre si sporgeva in avanti per controllare i dati, l’assistente di studio appena arrivato da Chiba non potè fare a meno di domandarsi quale fosse il significato del tatuaggio che scorgeva ora sull’avambraccio del vecchio lasciato scoperto dalla manica del camice che era risalita un poco.
Era una serie di numeri tracciati in maniera molto approssimativa, probabilmente con strumenti inadeguati e da un tatuatore poco esperto, pareva vecchia e scolorita a differenza della scritta tracciata sotto di essa in tempi sicuramente più recenti.
Solo quattro lettere. E M E T.

La voce del dottore risuonò decisa strappandolo alle sue considerazioni: “L’abbiamo perso.”

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