ago
15
2001

Another journey by Bus

di Harlequin  //  Blog, Deliri  //  Commenti disabilitati  // 

mezzi pubblici a GenovaEcco. Ferragosto per esempio. Ho fatto un sogno strano, delirante ed un po’ confuso di cui ricordo solo un cane-serpente rosso che insisteva a mordermi. Alla fine l’ho decapitato con la spada che comprai a Toledo 3 anni fa.
Ovviamente mi sono svegliato di buon umore con quest’immagine in mente ma come sempre il buon umore non è durato più della mia tazza di Nescafé (non metto il link per non fare pubblicità).
Innanzitutto ho scoperto che il mio zainetto nero di cui vado molto fiero in quanto valente prodotto dello sfruttamento minorile da parte di una nota multinazionale di cui non metto il link per non fare pubblicità che però ha un bel logo, ecco quello zainetto dicevo è stato assalito dalla muffa nel mio bugigattolo divenendo temporaneamente inservibile. Mi sono quindi rassegnato ad attraversare la città con una scatola di CD in mano sperando di non attirare l’attenzione della finanza.

Il bus numero 7 si è subito rivelato fonte di riflessione amara, a cominciare dal fatto che era già affollato al capolinea costringendomi a viaggiare in piedi mentre già accarezzavo l’ipotesi di lasciarmi cullare dal rollio del BredaBus elaborando nella mia mente piani diabolici per la conquista del mondo a loteM, ma questa è un’altra storia…

Ben presto mi sono reso conto che quanto si dice in giro è vero anche se non completamente: Genova è una città di vecchi e di extracomunitari. E di bambini. Bambini di extracomunitari si intende.
Ho visto diverse tribù di indios Guayaquil dare l’assalto al bus oggi, con i bambini al collo, alle ginocchia, al panpepato ed un po’ ovunque insomma. Erano così tanti e bellicosi da mettere in soggezione persino una nutrita rappresentanza di borseggiatori maghrebini.

Gli unici a sembrare refrattari alla minaccia Indios erano i vecchi, in particolare un gruppetto di arzille rompicazzo che hanno cianciato garrulamente come se fosse l’ora del té per appunto un’ora di viaggio.

Avevo anche addocchiato una posizione agevole per guadagnare un sedile ma una tipa carica di borsette ha pensato bene di alzarsi di scatto dal suo posto a sedere per conquistare quello da poco liberatosi al grido di "Aspetti che mi siedo la che mi viene nausea al contrario…ma prego si sieda al mio". Suo che nel frattempo era già divenuto oggetto di aspra contesa a colpi di carta bollata, quarti di nobiltà e soprattutto gradi di invalidità civile.
Nauseato quindi da questa ennesima bruttura ho aspettato come rapace di impossessrmi di un altro posto ed una volta insediatomi ho bellamente ignorato ogni assalto alla mia postazione trincerandomi dietro i miei Ray Ban e fingendomi lobotomizzato.

Gli assalti si sono ripetuti inesorabili ad ogni fermata, con nuove torme di vecchi e di sudamericani con prole multipla a cercare di rompere l’assedio alla ma postazione con ogni mezzo lecito ed illecito, addirittura una bambina ha cercato di arrampicarmisi su per una gamba facendomi considerare l’uso dell’olio bollente come deterrente.
Il clou è stato raggiunto quando un’ossuta vecchina mi è franata addosso simulando una perdita di grip dovuta alla guida sportiva del tranviere. Ovviamente non l’ho degnata che di uno sprezzante "tsk" ma mi è costato caro poichè ella per riguadagnare la postura eretta che ci è propria in quanto homo sapiens ha pensato bene di puntellarsi sul suo ossuto gomito facendo leva sul mio bicipite, andando quindi a premere uno tsubo che mi ha causato una paralisi temporanea del braccio destro e (temo) la morte entro tre giorni, o quantomeno l’atrofia dei genitali, peraltro inutile orpello ne convengo.

Puntuale ad ogni fermata, oltre all’assalto dei Guayaquil si ripeteva anche la richiesta di qualcuno (sorteggiato tra i presenti ogni volta) di aprire i finestrini e per favore capooo si potrebbero aprire i finestrini che belin son bloccati…
Ovviamente i finestrini erano bloccati in maniera da non vanificare lo sforzo dell’impianto per l’aria condizionata, sciccheria quest’ultima ampiamente segnalata da vezzose decalcomanie trasparenti presenti su ogni finestrino che belin era bloccato ed impreziosite dal simbolo universalmente riconosciuto di un cristallo di neve.
Simbolo che probabilmente è stato scambiato per una reclame dei surgelati essendo la popolazione di Genova (e di conseguenza anche il campione di essa che viaggiava sul bus numero 7) composta al 90% di vecchi, bambini e terzomondisti e pertanto ignari delle cose del mondo.

Pazienza, alla fine del viaggio mi attendevano Franco e Ciccio e le polpettine del Verro Diabolico.

stay tuned…

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