dic
6
2001

Arlecchino, servo di un solo padrone

di Harlequin  //  Deliri, Racconti  //  Commenti disabilitati  // 


bisogna conoscere il caos dentro di se' per dar vita ad una stella danzante“and he was standing
at the corner
where the road turned dark
a part of shiny wet
like blood the rain fell
black down on the street”

H- abbassò lo sguardo sulla piccola pozza che si andava formando ai suoi piedi registrando meccanicamente la patina di fango sugli stivali consunti.
Milano, città infernale ma avrebbe potuto essere Istanbul o Casablanca, crocevia di destini spezzati.
Soffiò in alto spostando il ciuffo che gli ricadeva sugli occhi. Lo stesso gesto al contempo artefatto e spontaneo ripetuto come un riflesso incondizionato ad intervalli casuali.
Estrasse dalla tasca un pennarello ed inizio a scrivere sopra il cartellone pubblicitario: “il silenzio mi parla e mi riempie della tua assenza”.
Atto inutile, dettato dall’impulso del momento, così come le scelte irrazionali che avevano sempre condizionato la sua vita, come quando poco prima aveva acquistato allo shop della stazione quella gondola di pessima plastica cangiante.

Another time, another place.

Una volta, molto tempo prima, qualcuno gli aveva chiesto perchè ci fosse sempre un’aura epica e tragica in ciò che faceva. Un altro pensiero con cui intrattenersi nel viaggio notturno.
Il treno era solo un altro delirio di lamiere e ruggine che l’avrebbe traghettato nella notte.
Si voltò e si alontanò mentre il sipario si chiudeva sul pezzo di plastica rovesciato nella pozza scura dove brillava per contrasto l’ologramma “Made in Hong Kong, Nuova Cina Democratica”

another time, another place

fear death by water“there are a thousand things he said
i’ll never say those things to you again
and turning on his heel
he left a trace of bubbles
bleeding in his stead”

Oui, je suis le fou, il fantoccio, il semidio.
Verme ingrassato di sogni al cianuro.
Ricordo i canali e l’aria stagnante, la lingua intrisa di miele e veleno prima che la muffa mi invadesse le pareti del cervello.
Grida e sospiri, trepidazione in sala, che entrino i buffoni…

mother raven milked her jugs squirting dead flowers over the adoring crowd

non è difficile vincere l’approvazione del pubblico se si conosce il mestiere, mesci, aggiungi sale e sputa; sarà tutto finito prima di domani, avrai in premio lenti annerite a difenderti dalla luce.

shoot me, shoot me, shoot me. I cannot shoot.
cos’è questo gelo? smettila di piangere ti rovinerai il trucco
je vien de la grand pomme à la tour abolie
un ultimo inchino
how long since we lost the pristine liquid laughter of youth?

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