lug
13
2002

Barabba

di Harlequin  //  Racconti  //  Commenti disabilitati  // 

Il corridoio era umido e male illuminato, un altro aborto della speculazione edilizia lasciato al suo destino come un tumore maligno in espansione. Svoltato l’angolo H- si fermò di scatto, qualcosa lo colpì lievemente alla tempia. Era la punta affusolata di un aeroplano di carta. Abbassò lo sguardo alla sua sinistra, un bambino riccioluto seduto su un quad giocattolo in plastica scadente lo osservava con un sorriso compiaciuto.
H- stimò che a cinque anni il bambino era probabilmente ancora troppo ingenuo per mettere uno spillo nella punta dell’aereo. Forse, semplicemente, non l’aveva trovato.

Passò oltre dirigendosi verso l’ultima porta, la 313. Il primo 3 era leggibile solo per la macchia più chiara che aveva lasciato sul legno prima di venire staccato da mano ignota.
H- alzò la destra col dorso rivolto alla porta e con due rapidi movimenti del polso vi battè le nocche. Dall’interno rispose uno scattare di serrature blindate. Tanta sicurezza pareva fuori luogo. Dopo qualche istante la porta si aprì ed una voce femminile disse -entra

(come inside…don’t mind the dark)

Appena messo piede dentro l’appartamento H- notò il familiare ronzio elettrostatico di computer accesi poi fu distratto da qualcosa che aveva preso a strofinarsi insistentemente contro la sua gamba. – Quel tuo dannato gatto bonsai è uscito ancora dalla bottiglia
grazie io bene e tu? hmpf, sempre simpatico come la merda tu. Mashimaru su, vieni qui
La donna che aveva parlato raccolse il minuscolo gatto bianco ed andò a riporlo sulla sua
mensola.

H- la osservò alzarsi sulle punte ed arcuarsi in avanti per raggiungere il ripiano. Era molto magra ed il top bianco e rosa confetto con l’effigie di Hello Kitty che indossava sottolineava la sua corporatura esile. Aveva un’età indefinita ma da quel che ne sapeva lui doveva avere circa trent’anni. Barabba era un’hacker, una dei migliori.
Barabba conosceva una quantità di barzellette incomprensibili che generalmente riguardavano i pinguini, i computer o i rabbini. Barabba era il prodotto di un mix di cultura geek, otaku e yddish.
Barabba era, semplicemente, la donna più racchia che lui avesse mai conosciuto.

Camminò verso il centro della stanza, poi estrasse dalla tasca dello spolverino alcune foto e le gettò sul tavolo dove si aprirono a ventaglio. Un gesto decisamente troppo teatrale.
Barabba si avvicinò e le raccolse per esaminarle. Fece scorrere il pollice sul
dorso della carta valutandone la texture -dove compri la carta fotografica? potrei fartene avere di migliore con lo sconto- H- atteggiò le labbra ad una smorfia -lascia perdere la carta, guarda le foto piuttosto- sono le foto del delitto nel sottopassaggio di Portello ne ho letto su IlSecoloOnline, ho stampato il PDF, sai, per la lettiera…- tu hai dei grossi problemi, lo sai?- anche tu mi pare.- Touché
cosa mi sai dire di Nimda?- un vecchio virus, una cazzata.-
ok ma perché Nimda Lives, è il motto di qualche gruppo di hacker o qualcosa del genere?- no, non che io sappia. Porco cazzo ma questo l’hanno spolpato, credo che vomiterò.- puoi fare qualche indagine in rete?- lo sapevo che non eri venuto per fare conversazione.

Barabba si avvicinò alla sua poltrona ergonomica Stokke ed assunse una postura a metà strada tra il motociclista e l’inginocchiato in preghiera, poi scostò il ciuffo rosa dalla tempia sinistra rivelando la porta BNet sulla cute rasata. Passò la punta dell’indice lungo l’orlo di porcellana e si voltò verso H- canticchiando wanna go for a ride? vuoi fare un giro sul backseat?- quella roba è perennemente in beta- e allora? mica vorrai vivere per sempre
Ovviamente no.

Abulafia è il nome del computer di Barabba n.d.R.Un paio di minuti dopo H- era seduto in un’altra poltrona con tutte le connessioni pronte, l’hacker dalla sua postazione si voltò -tieniti forte- dopodichè inserì il jack nella porta.
H- vide la stanza liquefarsi davanti ai suoi occhi come in un trip a buon mercato per poi ricomporsi lungo linee vettoriali e vestirsi di forme tridimensionali. Barabba pareva meno racchia, aveva sicuramente customizzato il suo avatar. Pensò di seguirla nel suo cammino e così fece o almeno gli parve. Presto l’ambiente si fece bianco intorno a lui e perse la cognizione del tempo.

Distante, molto distante, dita lunghe e ossute lo scuotevano stringendogli le spalle.
Dopo un’eternità aprì gli occhi e si ritovò a fissare da vicino Barabba. Pareva contrariata. Molto contrariata. -in quale fottutissimo casino mi hai trascinata questa volta? e guardati cazzo, sembri uno appena uscito dalla tana del bianconiglio
H- si sentiva confuso e spaesato, il gatto gli saltò in grembo provocandogli un sussulto. Barabba tornò dal frigobar con una lattina cromata di Asahi in mano. La aprì e ne trasse una profonda golata, poi gli avvicinè la lattina alle labbra -su, bevi.
Il contatto con l’alluminio freddo gli fece riacquistare lucidità -cos’è successo?- di tutto è successo. ti ho perso quasi subito, poi mi sono imbattuta in una serie di false piste che mi hanno fatto girare in tondo ed in un ICE così cazzuto che per poco mi faceva fondere Abulafia ed alla fine mentre tornavo al point of entry ti ho trovato lì in un cerchio di luce che blateravi…parole…senza senso. il wyrm. muerte seca- pronunciò queste ultime parole con un’espressione guardinga.
non ci sto capendo nulla- ah neppure io questo è certo, mi tengo fuori da queste cose, ibbur e cazzate varie- cosa?- H- dubitò di essersi ancora ripreso dal delirio. -possessione, sarebbe più corretto dire impregnazione. ci sono intelligenze artificiali nella rete, alcuni li chiamano spiriti, vodoo e altre puttanate post new age dico io, ma il neo-sciamanesimo ha un certo seguito anche tra gli hacker. per me è tutto en suf- ho letto qualcosa ma mi sembrano perlopiù balle da tabloid- è così infatti. ma forse la pista che cerchi è collegata a questo giro. quel nome, muerte seca, l’ho già sentito, c’è una barbona che dice di essere uno sciamano. una vecchia pazza che s’è fusa il cervello con hardware scadente secondo me, comunque dice di essere posseduta da uno spirito. la chiamano La Muerte Seca

Più tardi H- caminava lungo il corridoio fuori dall’appartamento di Barabba, cercando di rimettere insieme i tasselli del puzzle e domandandosi da dove venissero fuori tutti quei termini cabalistici che Barabba aveva dimostrato di conoscere. Mentre meditava su questi pensieri passò ancora accanto alla porta vicino all’angolo. Il bambino con i riccioli lo fissava col suo sorriso enigmatico, teneva in mano un cucchiaio argentato. H- lo osservò per un istante poi vide una donna corpulenta spuntare alle spalle del bambino, la sentì rimproverarlo in qualche dialetto slavo e poi la vide trascinarlo dentro e chiudere la porta a doppia mandata.
Fuori dal cerchio di luce era tutto en suf.

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