mar
26
2002

Born to be wild

di maffa  //  Other Voices  //  Commenti disabilitati  // 

fat bottomed girls will be riding today

Per chi non lo sapesse -e chi lo sapesse mi dica come ha fatto perchè lo sa solo una persona- da circa un mesetto io ho una bici. Esatto. Una bici, pagata un centinaio di neuri, al carrefour, una graziella viola, molto dark, molto cool, anche un po’ gloomy, se vogliamo (se non vogliamo, però, no).

E che ci faccio io con questa bici darky cooly gloomy? Facile. Mi faccio le piste. Anche le penne. Peee peee peee. Ma solo sui dritti. E quando sono entrato in possesso di questa bici darky cooly gloomy la prima cosa che ho pensato è: ho il mondo ai miei piedi, o ai miei pedali. Voglio andare in un posto? Ci ho la bici e ci vado. In tutti i posti, anche in quelli che voi che siete volgari state pensando sghignazzando da soli di fronte ad un monitor come dei veri spiazzati sociali.

C’è però un problema (ce ne sarà più d’uno, prima della fine di quesa nius): il portinaio sardo, alla mia richiesta di mollare la darky cooly gloomy bici (che d’ora in poi verrà genericamente chiamata Maffabike), mi risponde che vuole un deca al mese (un deca di neuri s’intende), per poter mollare la Maffabike incustodita in un posto dove chiunque può andare e servirsi; anzi, lo stesso portiere sardo mi fa notare che a lui la sardobike gliel’hanno fottuta, non una ma due volte, là sotto, e lui era quello che doveva vigilare sul benessere delle nostre bikes. Tsk. E io lascio i miei bei dieci neuri a te, per poi farmi fottere la
Maffabike? Per quale valore aggiunto, di grazia? Eh? EH? Non rispondi, eh? Inguaribile sciocchino.

Per cui la soluzione è portarsi la Maffabike nell’appartamento lilipuziano di Maffa (che sono io, c’è scritto là sopra e non c’è motivo per non fidarsi).
Ma c’è un problema (vi avevo avvertiti): in ascensore non ci sta, no, neanche in piedi.
Per cui Maffa deve prendersi la maffabike (che è una graziella, forse vi era sfuggito), mettersela sulla spalla come un Cipo Cipollino di questi e portarsela su per tre piani di scale, incastrandosi nei pianerottoli ammezzati e rigando tutto il bel parafango viola darky cooly gloomy.
E quando salgo le scale, recito un mantra Fa bene, fa bene, snellisce il chiulo, fa bene, fa bene, rassoda le gambe, fa bene, fa bene, rinforza le braccia, fa bene, fa bene, fa bene, fa bene un po’ come Bridget Jones (i mantra, non il far bene).

E ogni mattina, da un mese a questa parte, io mi sono detto Ora mi alzo e vado a farmi un giro in bici. Talvolta, in fede mia, l’ho anche fatto. Ho avuto diversi problemi (ve li sparo in barrage, così risparmiamo tempo): sulle prime non riuscivo a fissare il manubrio, e avevo questa spiacevole sensazione che si ha quando uno guida e gira a destra e invece guarda un po’ si fa a sinistra (che coincidentalmente coincide con l’altra corsia); per un po’ sono andato con il sellino completamente abbassato, convinto che non sarei mai riuscito ad alzarlo, e sembrava che avessi rubato una BMX ad un bambino di altri tempi; ora che ho fissato il manubrio e il sellino mi posso cimentare in acrobazie veramente notevoli: tipo andare per delle gran mezz’ore (a volte anche per delle 40ine di minuti) in mezzo al traffico milanese.
I risultati sono molteplici, il più ragguardevole se vogliamo è la mia foto segnaletica nelle stazioni della Polizia Municipale e una taglia di qualche manciata di neuri per grave intralcio al traffico, nonchè i primi teneri boccioli di tumore alla gola per aspirare gli scarichi dei camion direttamente ad aerosol.

I miei grandi nemici non sono i pulotti o la madama o i cantunè: ma sono le massicciate. La sensazione dell’andare con una graziella con sellino fisso (cioè non molleggiato o ammortizzato) su una massicciata è simile a quello dell’azione di un abile percussionista senegalese che usa il tuo deretano come djambè.
Nel frattempo devi anche pedalare veloce perchè devi volare col vento tra i capelli e il mantello svolazzante e stare attento al tram che incalza e che ti vuole intrappolare nelle sue fauci d’acciaio. Molte strade dalle mie parti sono massicciate. Davvero molte.

E siccome tra poco cambierò posto di lavoro, e che quello nuovo sarà più vicino a casa mia, mi sono detto Dai, mi prendo la mia maffabike e vado progressivamente sempre più lontano per vedere fino a dove posso arrivare e nel frattempo mi rinforzo le gambe.
La mia idea era di andare fino all’amica stazione della metropolitana, per poi imbarcarmi e fare l’ultimo miglio su due ruote.
Certo.

Per cui oggi mi prendo la maffabike, me la carico in spalla, scendo le scale, carico il pedale, e via verso piazza Duomo, per poi prendere la metropolitana e arrivare trionfante sulla pista ciclabile vicino al mio attuale posto di lavoro: una bella scarpinata, ma ne vale la pena.
Allora via alla pedalata. Vroom vroom vroom via San Gottardo, vroom vroom vroom Corso di Porta Ticinese, vroom vroom via Torino, vroom vroom piazza Duomo!! Pant pant, sono un figo, ho scansato binari di trams e travoni di trans (e ho battuto il 3 di ben 7 minuti al traguardo, tsk), ho saltellato al ritmo di massicciate indiavolate e ora mi carico la mia maffabike e scendo gli ultimi gradini per prendere il metrò! :-)))

Il sig. Bigliettaio mi fa No No col dito, e mi dice che le bici possono andare sui metrò solo dalle 20 in poi.

Sgomento.
E… e ora? Le gambe mi fanno già male ora, tra un’ora devo essere a lavoro, sonostanchissimo: o parcheggio la maffabike in piazza Duomo salutandola per l’ultima volta prima che me la fottano, o stringo i denti e vado.

Stringo i denti e vado. Sono o non sono un eroe? Eh.

Vroom vroom via Manzoni, vroom vroom vroom vroom vroom vroom piazza Repubblica (è lunga, e se non vai come un motorino ti ammazzano), vroom vroom Stazione Centrale, vroom vroooooooooom via Melchiorre Gioia… pant pant… ce l’ho fatta… pant pant… mai più… waaaaaa…. anf anf… waaa… anf… e nel frattempo penso (perchè io penso) che devo anche tornare indietro, un giorno di questi, che la bici me la devo ricaricare sotto al sedere in qualche modo e tornare a casa… al momento della scrittura di questa nius devo ancora tornare a casa. Voglio che sappiate, se non ce la dovessi fare, che vi ho detestati, e che a qualcuno qui gli puzza l’alito. E non sono io.

Spero di avervi emozionato, e di avervi fatto piangere. un po’ di commozione perchè sono oggettivamente abile con le parole, un po’ di invidia perchè ci ho la bici e voialtri che siete poveri no. Spero abbiate, come me, la sensazione di avere buttato via del tempo altrimenti meglio impiegabile. Consolatevi (o fatevi le seghe) al pensiero che io ci ho messo molti di più a scriverlo che voi a leggerlo. Però voi, VOI siete cascati nel mio maffatranello. Per cui i mediocri loser da fustigare siete voi.

Maffasaluti da Maffa e la sua maffabike.

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