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mag
20
2008

crossposted ma pazienza

di Harlequin  //  Blog, Journal  //  Commenti disabilitati

Leggo sempre con piacere le offerte di lavoro che mi arrivano per email. Stamattina ero particolarmente frustrato per tutta una serie di motivi che sarebbe lungo spiegarvi* per fortuna questo annuncio mi ha risollevato il morale
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non so se mi spiego, accenditore di entusiasmi sopiti

Sappiamo che hai dai 25 ai 35 anni e vivi entro 10Km da Milano;
hai uno sguardo vivido, che tradisce la tua profonda intelligenza; possiedi un grande senso dell’umorismo; sai entrare facilmente in sintonia con le persone e l’ambiente che ti circonda; hai imparato che il sorriso e un po’ di umiltà sono l’unica chiave che apre tutte le porte, le stesse contro cui hai picchiato il naso, quando ti sei presentato con la presunzione di chi conosce tutte le risposte.

Hai un innato gusto per l’estetica in tutto cio che fai, usando sapientemente i colori e le forme, in un tripudio di armonia, per trasmettere sensazioni ed emozioni.

Ami leggere, spaziando dai fumetti a Socrate, passando da Camilleri e Asimov; non sai resistere senza scrivere, rendendo omaggio alla punteggiatura, osannando la grammatica ed esplorando la semantica; quando sei da MC Donalds, la tovaglietta di carta diventa la tua tela, sulla quale prendono vita i tuoi pensieri più profondi.

Non hai orari e non ami timbrare cartellini, perchè la tua mente è sempre attiva, come la tua voglia di esplorare i tuoi limiti, per superarli; alimentanti continuamente la tua curiosità, attraverso la quale imparare ogni giorno cose nuove, attingendo in religioso silenzio le formule magiche degli stregoni.

Amiamo la comunicazione, che è parte del nostro DNA; offriamo uno spazio al fuoco sacro della tua passione, abilità, determinazione e sagacia.

Se la descrizione ti veste correttamente allora, solo allora, inoltraci il tuo CV, con FOTO allegata.

Requisiti minimi:

- Aver letto bene il profilo indicato
- Eccellente conoscenza della suite – Office, Photoshop, Xpress, Indesign.
- Superlativa padronanza della lingua inglese.
- Automunito/a

e tutto questo badate bene per un contratto a progetto tra i 6000 ed i 18000 euro lordi l’anno.
grazie signori, mi avete fatto ridere di gusto.
accenditori di buonumore, su rieducational channel.
a proposito di annunci, avete presente quelle rubriche tipo “persi di vista” ? le ho sempre considerate una cagata mostruosa, cose tipo “ti vedo tutti i giorni sulla metro col giubbino W***ich ma non mi caghi mai. sappi che t’amo”. ottima strategia. e ancora “eri ieri in divisa dei CC in piazza duomo, il mazzo di fiori che avevo in realtà era per te ma non avevo il coraggio di dartelo col tuo collega presente”. hai fatto bene, secondo me sparava.
comunque, questo è il miglior annuncio di sempre
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*diciamo solo che ieri ero così depresso che ho deciso di gratificarmi andando al cinema a vedere iron man, peccato che andare da solo mi scazza ed alla fine ero così disperato che ho persino invitato una bella figa al cinema piuttosto che andarci da solo. comunque non preoccupatevi, mi ha rimbalzato peggio di una mattonella verde di trailblazer

mar
29
2008

Still Life

di Harlequin  //  Blog, Journal  //  No Comments

Negli ultimi tre mesi credo di avere visto una cinquantina di film. Magari sono un po’ meno ma sono comunque tanti da non ricordarli tutti, di qualcuno mi era venuta voglia di fare una recensione anche minimale ma come la maggior parte delle cose che mi passano per la testa ultimamente mi è scappata voglia di farla subito dopo che ci avevo pensato.
Comunque non è esattamente di questo che volevo scrivere ma della mia ultima perversione, i moviecaps.

Si potrebbe dire che il mio rapporto con il cinema (in senso lato includendo anche la tv) è diventato prepotentemente masturbatorio e no, non per i contenuti anche se in effetti in qualche caso potrebbe sembrare. Tutto è cominciato quando ho installato virtual dub per fare un capture visto che da windows media player è impossibile. Da quel momento ho incominciato a rivedere i film una seconda volta in vd, guardando le scene che mi interessavano frame by frame per estrapolare quelli desiderati. Tentazione quantomai pericolosa per un control freak.
Step back, immediatamente dopo la fine del liceo ho iniziato a pensare che ero grato al mio professore di inglese per avermi dotato di strumenti che mi portano sempre ad interpretare i segni di un testo, una sorta di coltello analitico che è difatto un’arma a doppio taglio dato che al piacere di sezionare mentalmente l’opera per valutarne la costruzione e gli scopi corrisponde spesso la perdita del gusto della fruizione spontanea del testo stesso. Si tratta di un frame of mind di cui non riesco a liberarmi facilemente se non con una buona dose di sforzo intellettivo (a parte il fatto che fissarsi con l’analisi dei dettagli perdendo di vista l’insieme è un po’ il trademark degli ossessivi-compulsivi ed indicatore di una personalità troppo cerebrale (cosa che purtroppo non aiuta a scopare).

Adesso per motvi prettamente lavorativi mi trovo ad applicare questo frame of mind anche al cinema e questo nonostante sia un autodidatta purtroppo privo di una formazione teorica adeguata sulla grammatica del linguaggio visivo (ma mi sto facendo consigliare una bibliografia) ed ignaro delle più basilari conoscenze di fotografia (però ho finalmente comprato il manuale di Hedgecoe, grazie Sara).
Insomma sto passando un’irragionevole quantità di tempo a rivedere il film della sera precedente guardandomi le sequenze avanti ed indietro, manualmente frame dopo frame, ricostruire inquadrature e movimenti di camera, fare ipotesi di montaggio interrogandomi sulle scelte. Come dicevo è un tool pericolosamente invitante per un control freak, pensare di poter riavvolgere la realtà, sconvolgerne l’ordine cronologico, svincolare causa ed effetto e perdersi nelle miriadi di sterili ed ipotetici what if. Per non dire del perfezionismo di un ossessivo compulsivo perennemente distratto dai dettagli, sarà meglio questa o quella still? quale è più carica di significato?

Domenica scorsa mi sono visto Secretary, mi ha fatto riflettere molto. C’è un punto della vicenda in cui è palese che lei sta cercando di provocare una reazione, lui è di fronte ad un dubbio, restare nell’inazione amletica o giocarsi il tutto per tutto, una di quelle mosse a rischio denuncia. Alla fine agisce. Vorrei la realtà fosse così semplice. O magari un’altra testa anzi nessuna.

ott
30
2005

C’est la UAT

di Harlequin  //  Blog, Journal  //  Commenti disabilitati

User acceptance testing
From Wikipedia, the free encyclopedia.

User acceptance testing (UAT) is one of the final stages of a software project and will often occur before the customer accepts a new system.

Users of the system will perform these tests which, ideally, developers have derived from the User Requirements Specification, to which the system should conform.

Test designers will draw up a formal test plan and devise a range of severity levels. The focus in this type of testing is less on simple problems (spelling mistakes, cosmetic problems) and show stoppers (major problems like the software crashing, software will not run etc.). Developers should have worked out these issues during unit testing and integration testing. Rather, the focus is on a final verification of the required business function and flow of the system. The test scripts will emulate real-world usage of the system. The idea is that if the software works as intended and without issues during a simulation of normal use, it will work just the same in production.

Results of these tests will allow both the customers and the developers to be confident that the system will work as intended.

Accade invece che le specifiche siano decise dal marketing, implementate da programmatori esterni e l’utente mandato a seguire l’UAT veda un gruppetto di persone ad un tavolo che bisbigliano sottovoce di questo o di quello.
Accade che così tra il giorno e la notte il vecchio tool viene rimpiazzato dal nuovo e quando faccio notare che

  1. inserire un contenuto in fondo ad una pagina e ritrovarlo in un box scrollando nuovamente in alto una serie infinita di link testuali
  2. posizionare i link, anch’essi testuali che i bottoni costano, commit e delete a sinistra ed in quest’ordine

sono violazioni dei concetti base dell’usabilità e dell’ergonomia vengo accolto da un sorrisetto che dice sì vabbè ma che te frega basta che funzioni.

Già, basta che funzioni. Invece ho clonato 5 workspace apportato le modifiche previste dal palinsesto alla grid di home base, effettuato il logout e logandomi come approver ho approvato per le diverse proposition con il go-live previsto alle ore 19 di venerdì.

E non è successo nulla. Non funziona. Tutte le modifiche in palinsesto sulla homebase possono pure andare nel cesso. Tanto qui fanno tutti il ponte a parte noi e quattro stronzi di presidio dell’IT che non hanno saputo fornire risposta al trouble ticket che ho aperto in merito al disservizio.
Restiamo qui in un complesso deserto a roderci il fegato.
Avrei potuto prendere qualche giorno di ferie per fare ponte ma tanto la persona con cui l’avrei voluto passare non c’è.

Però avrò il primo novembre libero ed avrei preferito lavorare che almeno mi pagano di più per fare come al solito (per ora) un cazzo. Invece ho un meraviglioso giorno libero ma non posso dormire fino a tardi perchè passa la donna delle pulizie, non posso andare a fare la spesa perchè è tutto chiuso e tolta la spesa l’altra mia occupazione nel tempo libero e aspettare che si liberi una lavatrice nel locale lavanderia per fare il bucato. Ma l’ho già fatto ieri dopo aver incassato il solito pacco a fronte della richiesta di un cambio turno per avere la sera libera. Mi resta il mio appartamento nel residence dove non ho dvd, libri o xbox e nemmeno internet per sfogarmi un po’.

Potrei tornare a Genova ma sono stanco di farlo appena ho 24 ore libere e poi ora non ho nemmeno più una casa a cui tornare visto che avevo deciso di andare via comunque per inseguire qualcosa che comunque non c’è e non ci sarà.

ott
17
2005

Lo staff-meeting dei Pugnali Volanti

di Harlequin  //  Blog, Journal  //  Commenti disabilitati

Il direttore del marketing dice che ci scriviamo troppe email e parliamo troppo poco.
Il direttore responsabile di testata dice che non ci diciamo le cose in faccia ma ci sfoghiamo troppo alla macchina del caffè lamentandoci con gli altri.
Il direttore del marketing dice di non farci illusioni che quando saremo tutti sotto lo stesso tetto non cambieranno le cose se non le cambiamo noi.

isn’t it ironic?

ott
13
2005

Sindrome da Soap Opera

di Harlequin  //  Blog, Journal  //  Commenti disabilitati

Accade quando in un promo tv senti Walter Nudo ripetere le stesse parole che scrivevi 24 ore prima.
Che probabilmente avresti pronunciato nella stessa pessima maniera se le avessi dette dal vivo.
Nel frattempo la cosa buffa è che da quanto mi dicono i colleghi, dal fatto che in due mi hanno chiesto se sono ingegnere sto veicolando un’immagine di me che non mi appartiene.
Sono quello che crea le cartelle, che organizza tutto. Quello iperpreciso. Razionale.
Sono sempre stato un control-freak, ma uno romantico cazzo. Una volta ero un creativo. Tipo.
Probabilmente perchè sono teso, perchè sto cercando di pilotare tutto qui per prendere una leadership che non sia sul gruppo per comandarlo ma meritoria per essere al top.
Perché a 30 anni non puoi continuare a fare un lavoro di merda e guadagnare meno di mille euro e mantenerti. Perché non avrei accettato tutto questo se non avessi avuto voglia di togliermi di dosso il puzzo del customer care. Ho voglia di bruciare le tappe, di fare carriera.
Yuppismo fuori tempo massimo? Magari è qualcosa sciolto nell’acquedotto, altro che la cocaina nel Po.
Già scrivere queste cose mi fa storcere il naso. No pun intended.
Fortuna che tra poco vado ad un altro talk dove c’è una parola inglese su tre. Su questo post ho già apposto il mio no-go.
Ma perché poi sto tenendo un diario?