<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>La Rupe di Sparta &#187; Fiction</title>
	<atom:link href="http://www.neoprene.it/category/fiction/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.neoprene.it</link>
	<description>nato per fustigare i mediocri</description>
	<lastBuildDate>Sun, 07 Mar 2010 18:42:35 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Some girls wander by mistake</title>
		<link>http://www.neoprene.it/some-girls-wander-by-mistake/</link>
		<comments>http://www.neoprene.it/some-girls-wander-by-mistake/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 31 Mar 2007 23:15:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiction]]></category>
		<category><![CDATA[cyberpunk]]></category>
		<category><![CDATA[death]]></category>
		<category><![CDATA[T.S. Eliot]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.neoprene.it/some-girls-wander-by-mistake/</guid>
		<description><![CDATA[<p><small><cite> Have you seen your mother, baby, standing in the shadow?<br />
Have you had another baby, standing in the shadow?<br />
<em>(Jagger/Richards)</em></cite></small></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><small><cite> Have you seen your mother, baby, standing in the shadow?<br />
Have you had another baby, standing in the shadow?<br />
Have you seen your mother baby, standing in the shadow?<br />
<em>(Jagger/Richards)</em></cite></small></p>
<p><span id="more-7"></span></p>
<p><em>Parassiti. Piccoli, disgustosi insetti striscianti eccoli uscire al tramonto in cerca della loro briciola di sopravvivenza.</em><br />
La via sottostante si andava popolando del consueto teatrino di pusher, disperati, prostitute e ruffiani. Tutti quanti di volta in volta predatori e prede gli uni degli altri, alternativamente vittime e carnefici. Da questa altezza erano solamente minuscole figure che popolavano il riflesso delle sue lenti polarizzate, piccole blatte affogate negli ultimi bagliori di un sole morente contro un livido cielo chimico.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Guardare il proprio piccolo mondo dall&#8217;alto pu&ograve; essere una rivelazione, Charlotte era al tempo stesso esilarata ed inebriata dal cambio di prospettiva. Aveva trascorso molto, troppo tempo osservando, ascoltando, ora era tempo di agire. Le bast&ograve; pensarlo per ritrovarsi in piedi ed in azione, al confronto la sua vita passata era un ricordo ovattato, come se avesse sempre vissuto sott&#8217;acqua, le percezioni imperfette, i movimenti goffi e faticosi. Ora Charlotte scivolava da un tetto all&#8217;altro senza nemmeno far scappare i piccioni. Improvvisamente tutto le appariva nitido, affilato, denso di propiet&agrave; sensorie che le facevano formicolare la nuca e la lingua. Non si era mai sentita cos&igrave; viva. Eccitata. Letale.</p>
<p>Il Viscido era l&igrave;, venti metri e trentotto centimetri sotto di lei. Non aveva bisogno di ascoltare, il copione era risaputo e logoro. Il bambino continuava a guardare il tombino vicino ai suoi piedi muovendo ogni tanto la testa per esprimere un assenso svogliato. Charlotte si domand&ograve; se anche lui avesse visto la lunga coda grigiorosa scivolare come risucchiata dentro la grata appena pochi secondi prima o se si stesse limitando a guardare la cosa meno disgustosa nei pressi. Ad un certo punto l&#8217;uomo fece cenno al ragazzo di seguirlo ed insieme scomparvero nel portone.</p>
<p>Immersa nelle tenebre come sempre Miriam sent&igrave; i passi familiari lungo la scala, tenendo mentalmente il tempo fino alla variazione a met&agrave; dove i gradini di ardesia consunta costringevano al cambio di passo e riconobbe anche gli altri passi ed il respiro pi&ugrave; pesante.<br />
Si strinse nelle spalle e si avvicin&ograve; alla finestra dove il sole che filtrava era solo una leggera pressione di calore sulle sue palpebre cieche.<br />
<q>Tesoro sei tu?</q> &#8211; <q>s&igrave;, mamma.</q><br />
A volte basta non fare domande per non sentire bugie</p>
<p>Charlotte si era domandata spesso se la donna non fosse vittima della sindrome di Tourette.  Quando stava sull&#8217;uscio in attesa del prossimo cliente o mentre giaceva con lo sguardo al soffitto e la mente vagabonda la sentiva chiamare dalla finestra il figlio sceso a giocare nel vicolo.<br />
<em>Tesoro dove seiii? amooree della mamma vieni a casa</em>- c&#8217;era sempre una nota stonata in quel richiamo eccessivamente sdolcinato poi d&#8217;improvviso la follia esplodeva in un cambio di  voce &#8211; <em>vieni qui piccolo bastardo! dove cazzo ti sei nascosto? maledetttooo!</em> &#8211; poi ancora come se nulla fosse, fattasi di nuovo melliflua &#8211; <em>tesorooo vieni a casa.</em> Quando faceva cos&igrave; le faceva venire i brividi.<br />
Il bambino lo compativa, era praticamente impossibile che potesse crescere equilibrato, la donna invece restava un mistero. Doveva avere superato i trentacinque anni, <em>shinguru madaa</em>, gli occhi martoriati da una qualche malattia deformante, Miriam apparteneva a quella considerevole percentuale di popolazione destinata a restare per sempre un numero su una lista d&#8217;attesa dell&#8217;assistenza sanitaria sociale che non avrebbe scalato mai. In mancanza di alternative viveva di un modesto sussidio di invalidit&agrave;. Charlotte la vedeva uscire raramente, di solito per fare la spesa, tenuta per mano da quel figlio dallo sguardo perennemente impaurito. C&#8217;era qualcosa di canino nella sua devozione e come certi cani usi a prendere troppe botte aveva l&#8217;aria di desiderare la fuga qualora gli venisse allentato il guinzaglio salvo tornare poi mestamente ogni volta dal padrone. Le sue fughe si limitavano a scorribande nel quartiere con i pochi ragazzi della sua et&agrave; e terminavano di solito la sera con urla dalla finestra e lividi neroblu il giorno successivo. Crescendo tuttavia sembrava avere allargato il giro delle sue frequentazioni, l&#8217;aveva anche visto fare il bulletto con qualche ragazzino pi&ugrave; piccolo e poi era arrivato lui, il Viscido, ed aveva iniziato a ronzargli intorno. Lei aveva capito subito cosa stava succedendo ma non era riuscita a  trovare il coraggio di intervenire. Era sempre stata incapace di reagire alla vita, paralizzata dalla propria inadeguatezza.<br />
Quella tuttavia era un&#8217;altra Charlotte, un milione di anni fa. Ora era cambiata, il suo era uno stato sociopsicotico di beatitudine. Non aveva pi&ugrave; freni, sentiva di poter fare qualsiasi cosa. Soprattutto, non aveva pi&ugrave; paura.</p>
<p>In un unico movimento fluido pass&ograve; dal tetto alla finestra del pianerottolo scivolando dentro con le ombre del crepuscolo. Come loro non faceva rumore. Come loro era ineluttabile.<br />
Trov&ograve; la donna in piedi accanto alla finestra nel declinare del tardo meriggio e rimase alcuni istanti ad osservarla in silenzio. Valutando. Giudicando. La sua colpa, si disse, la cecit&agrave; dell&#8217;anima. Le avrebbe impartito una lezione severa ma compassionevole. Il Viscido invece era una faccenda completamente diversa.<br />
<em>Percepiscimi, ora!</em> &#8211; pens&ograve; &#8211; <em>e ti mostrer&ograve; la paura in una manciata di polvere</em><br />
Miriam fu improvvisamente cosciente di un&#8217;altra presenza nella stanza, un moto di terrore irrazionale le sal&igrave; dal profondo delle viscere come un&#8217;ondata di marea. Violata nella sua sicurezza si sentiva nuda e vulnerabile nella sua cecit&agrave;.<br />
<q>Chi c&#8217;&egrave;?</q>- la sua voce si fece incrinata &#8211; <q>C&#8217;&egrave; qualcuno qui?</q> Charlotte la sfior&ograve; appena passandole accanto manifestandosi. Miriam rimase pietrificata, il viso congelato in una smorfia che le rendeva difficile parlare. <q>Chi&#8230;chi sei?</q> Il tocco di Charlotte sulla sua spalla era leggero come fili di ragno.<br />
<q>Morte.</q>- le sussurr&ograve; &#8211; <q>Ma non per te. Non ora.</q><br />
Miriam si contrasse ranicchiandosi annichilita contro il muro in posizione fetale senza riuscire a parlare, i suoi occhi spalancati sulla tenebra erano dischi d&#8217;ossidiana che riflettevano l&#8217;abisso.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.neoprene.it/some-girls-wander-by-mistake/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Piccoli fuochi</title>
		<link>http://www.neoprene.it/piccoli-fuochi/</link>
		<comments>http://www.neoprene.it/piccoli-fuochi/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 23 Jun 2004 17:50:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiction]]></category>
		<category><![CDATA[cyberpunk]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.neoprene.it/wp/index.php/?p=133</guid>
		<description><![CDATA[S1

The symbol for the element sulfur.
The symbol for entropy.


No dico senti questa se non spacca, cazzo! &#8211; il ragazzo rimase cos&#236; congelato in un gesto plastico mentre porgeva il voluminoso headset all&#8217;amico che lo aveva appena fermato con il gesto universale di &#8220;fai silenzio&#8221;.
La danza ritmica dei led azzurri sulle sue cuffie significava che stava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>S</strong><sup>1</sup></p>
<ol>
<li>The symbol for the element <strong>sulfur</strong>.</li>
<li>The symbol for <strong>entropy</strong>.</li>
</ol>
<p><span id="more-133"></span></p>
<p><q>No dico senti questa se non spacca, cazzo!</q> &#8211; il ragazzo rimase cos&igrave; congelato in un gesto plastico mentre porgeva il voluminoso <em>headset</em> all&#8217;amico che lo aveva appena fermato con il gesto universale di &#8220;fai silenzio&#8221;.<br />
La danza ritmica dei led azzurri sulle sue cuffie significava che stava ricevendo lo streaming del brano direttamente dal totem per gli ascolti del Music Megastore. Senza fiatare ulteriormente Samuele si rimise in testa le cuffie e inizi&ograve; ad oscillare la testa in sincrono con l&#8217;amico, i led lampeggianti ed il furibondo tappeto di basso e chitarra che proveniva dagli speaker. I due ragazzi si scambiarono uno sguardo di assenso mentre il riff lasciava spazio alla voce stridula<br />
<cite>stab your demonic smile to my brain&#8230;</cite><br />
e poi al silenzio elettrostatico che decretava la fine dei trenta secondi di preview.<br />
<q>Allora Da?</q> &#8211; <q>Nahh la codifica mp<sup>3</sup> fa schifo</q><br />
<q>Cazzo dici?</q> &#8211; <q>Dico che &egrave; un pacco e sai perch&eacute;? Te lo dico io perch&eacute;, sono i 125 Hertz il problema</q><br />
<q>Huh?</q> &#8211; <q>S&igrave; i 125 Hertz sono la truffa con cui i produttori di stereo ci stanno vendendo impianti di merda da cinquant&#8217;anni almeno. I 125 Hertz sono lo spauracchio dell&#8217;audiofilo, il nemico naturale di ogni riproduzione sonora fedele. Sai cos&#8217;&egrave; il terribile frastuono ovattato che sale dal soffito del tuo vicino quando accende lo stereo? 125Hz. La risonanza orrenda che senti quando un truzzone col sub-woofer sotto il pianale ti passa accanto con l&#8217;autoradio a palla? 125hHz. &Egrave; una frequenza da autoscontri, la frequenza dei perdenti e te la vendono come <em>mega-bass</em> capisci?</q><br />
<q>E da quando saresti un esperto scusa?</q> &#8211; Sam aveva ascoltato la tirata limitandosi ad un ironica alzata di sopracciglia &#8211; <q>Ascolta, il fatto &egrave; che la maggior parte di noi non ha nessuna fottuta idea di cosa sia il vero suono da audiofili. Quando senti dire che mp<sup>3</sup> si sente bene quanto un CD, significa che si sente bene quanto un CD ascoltato alle casse di un computer oppure su uno stereo economico o dalle cuffiette marce di un lettore portatile&#8230;</q><br />
<q>Bahh che palle senti, io me la scarico lo stesso</q> &#8211; Sam aveva gi&agrave; inserito la sua <em>smartstick</em> in uno dei tanti connettori del totem pronto a digitare il codice della sua carta di credito prepagata quando fu interrotto da uno sparo improvviso.<br />
<q>Ok fermi tutti figli di puttana, e forse ne uscite vivi!</q></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La strada che saliva fino alla rocca non era particolarmente lunga o tortuosa, tuttavia il fondo era abbastanza dissestato da far sussultare ad ogni avemaria le sopensioni dei due veicoli<br />
che componevano l&#8217;insolita colonna.<br />
Nel buio della camionetta i quattro militi sedevano in due file laterali. Nonostante il debole plenilunio Buemi scorgeva solo la piccola brace rossatra dell&#8217;uomo che gli sedeva dinnanzi<br />
<em>Minchia buono questo tabacco americano</em>- dichiar&ograve; spavaldamente LoCascio tra una boccata di fumo e un colpo di tosse dissimulato.<br />
Buemi valut&ograve; che le sigarette che aveva provato si dovevano contare sulle dita di una mano tuttavia il ragazzo aveva accettato la <em>paglia</em> offertagli dall&#8217;Americano per darsi un contegno pi&ugrave; virile. Forse pensava che Mussolini avrebbe apprezzato. Di certo l&#8217;Americano l&#8217;aveva fatto.<br />
L&#8217;Americano gi&agrave;, che poi non era nemmeno tanto americano ma toscano. Per&ograve; era nato a Nuova York e c&#8217;era vissuto abbastanza da diventare uomo presto.<br />
Si diceva che avesse ricevuto la sua prima coltellata a tredici anni tra le banchine brumose del porto. Vero o meno erano particolari come quello a conferirgli un alone di leggenda per questo pugno di giovani soldati che vedevano nella divisa pi&ugrave; una scappatoia alla miseria che la realizzazione di un ideale eroico.<br />Di certo si sapeva che era uno degli uomini di fiducia del Duce e che era stato mandato apposta da Milano per controllare l&#8217;operazione.<br />Si era presentato all&#8217;appuntamento insieme all&#8217;altro camerata che gli faceva da autista a bordo della Lancia Kappa che apriva ora la colonna dei due mezzi. Avevano tardato proprio perch&egrave; si era intestardito a noleggiare una Kappa e non la Lambda fresca di stabilimento che gli avevano<br />
proposto. Aveva detto che prediligeva il modello vecchio e nessuno si era sentito di<br />
contraddirlo.<br />
&quot;Camerata Dumini, otto omicidi&quot; &#8211; si era presentato cos&igrave; con un sorriso ferino, aveva offerto le sue sigarette americane ai ragazzi ed aveva dato l&#8217;ordine di partire.<br />
Buemi aveva declinato ed aveva preso posto sulla camionetta sulla scomoda panca.<br />
Per fortuna il vano era aperto sul retro e non dava la sensazione sofocante di un carro bestiame. Ad aumentarla invece c&#8217;erano gli occhi bovini di Scimeca, il bianco della sclerotica si notava nel buio quanto la brace della sigaretta. Aveva provato due boccate e per poco non vomitava l&#8217;anima, adesso se ne stava seduto buono accanto a LoCascio, smunto e pallido come un cencio. E si cagava sotto.</p>
<p><em>Dice che l&#8217;Inglese si fotteva pure la figliastra</em> &#8211; farfugli&ograve; alla fine il ragazzo, il pi&ugrave; giovane del gruppo, per spezzare il silenzio.<br />
Se ne dicevano tante sull&#8217;Inglese, non solo in paese ma anche nei paesi vicini. Fino in citt&agrave;, fino a Palermo e Messina.<br />
Fino in continente visto che alla fine le voci sul suo comportamento avevano spinto il Duce a firmare di suo pugno un ordine di espulsione. Certo non se l&#8217;era sentita di farlo arrestare, eccentrico o meno era pur sempre un suddito di Sua Maest&agrave; la regina d&#8217;Inghilterra e Mussolini non ci teneva rischiare un incidente diplomatico.<br />
Tuttavia l&#8217;aveva espulso dal territorio italiano per condotta immorale con buona pace delle amicizie potenti che poteva vantare in Italia ed in mezza europa.<br />
In questa decisione pi&ugrave; delle voci che circolavano in paese aveva avuto peso una feroce campagna denigratoria della stampa internazionale ma era curioso come fossero sempre gli stessi particolari pruriginosi a stuzzicare tanto la fantasia dei giornalisti quanto quella dei cafoni.<br />
Le orge, l&#8217;incesto. Ed il diavolo, ovviamente<br />
<em>Minchia dice che &egrave; servo del demonio e che ballano nudi e fanno tutte cose&#8230;si fottono tutti maschi e femmine tutti insieme tutti nudi..</em> -prosegu&igrave; con voce tremolante  Scimeca.<br />
<em>Per me son tutte stronzate</em> tagli&ograve; corto LoCascio accarezzando la Beretta 9mm. Glisenti che portava al fianco &#8211; <em>e tu che dici ce la facciamo sentire la canna se troviamo a queste bottane inglesi?</em> quest&#8217;ultima frase, accompagnata da gesti eloquenti era indirizzata a Pantaleo che sedeva di fronte a Scimeca.<br />
Tanto era magro questo quanto era corpulento l&#8217;altro, con il capello rasato di fresco e le orecchie rosa che avevano qualcosa di porcino. Lo stesso valeva per gli occhi piccoli ed infossati nel faccione, occhietti azzuri spenti che tradivano un briciolo di discendenza normanna imbastardita quanto basta da dargli un&#8217;espressione permanentemente ebete.<br />
Fu proprio con un risolino ebete che lui rispose alla battuta di LoCascio.<br />Pantaleo parlava poco, il pi&ugrave; delle volte si limitava grugnire o a prodursi in sgradevoli risatine da mentecatto.</p>
<p>In realt&agrave; non si aspettavano di trovare lo stregone in persona, come la fantasia popolare l&#8217;aveva gi&agrave; dipinto,  ma sapevano che molti dei suoi seguaci continuavano a frequentare la villa.<br />
Si trattava di un <em>entourage</em> eterogeneo composto per buona parte di eccentrici, nobilastri, artistoidi ed altri ancora che si potevano a vario titolo ascrivere alla categoria perdigiorno depravati. Almeno stando a quanto si diceva avvenisse tra le pareti della villa che l&#8217;inglese aveva acquistato tre anni prima in contrada S.Barbara proprio sotto la Rocca del mito di Dafni per farne la sua Abbazia del Thelema.<br />
Un&#8217;abbazia <em>sui generis</em> dove si era trasferito con una piccola corte di amanti ed addirittura dei bambini, forse suoi figli illegittimi, e dove presto avevano iniziato ad arrivare, come attratti da un strano magnete forestieri e personaggi misteriosi.<br />
I Thelemiti, come si definivano loro, a prima vista potevano apparire come un ordine devozionale, impegnati spesso in esercizi spirituali di meditazione, canto e preghiera, tuttavia il loro aspetto era curioso, con i capelli rasati fatta eccezione per un unico ciuffo sempre ritto in testa. Ancora pi&ugrave; curiose e pi&ugrave; interesanti per la popolazione locale erano le donne della comunit&agrave;, tutte rosse di capelli. Si diceva che l&#8217;Inglese fosse molto severo con loro e spesso le mandasse in punizione a passare ore sulla spiaggia, nude, magari legate alla Rocca o agli scogli come novelle Ifigenia.<br />
Certe stramberie avevano fatto gridare allo scandalo nella piccola cittadina e le voci erano aumentate a dismisura quando uno dei giovanotti del paese aveva intrapreso uan relazione con una delle donne della comunit&agrave;, una certa Ninette.<br />
Presto alle dicerie sulle straniere svergognate se n&#8217;erano aggiunte di pi&ugrave; oscure ed inquietanti, il ragazzo aveva riferito di rituali notturni, orge e sacrifici di animali.<br />
In breve l&#8217;Abbazia aveva guadagnato una nomea sinistra e nessuno si azzardava a nominare apertamente l&#8217;Inglese senza segnarsi almeno.<br />
La situazione era precipitata alcune settimane prima quando un giovanotto inglese giunto da poco alla villa era morto, a quanto diceva il referto medico a causa di un attacco di gastroenterite acuta.<br />
Si trattava di un giovane dall&#8217;aria malaticcia che aveva subito mostrato di soffrire poco il clima e le scarse condizioni igieniche in cui viveva la comunit&agrave; tuttavia la voce che era circolata e che aveva rischiato di fare insorgere i popolani era che fosse morto ingerendo il sangue di un gatto ucciso in qualche rituale diabolico.<br />
Ma mentre gli abitanti del paese avevano chiesto l&#8217;intervento del vescovo e delle autorit&agrave; la giovane moglie del defunto era tornata in patria ed aveva rilasciato ad alcuni giornali scandalistici interviste colme di particolari raccapriccianti che avevano ovviamente ricevuto subito eco internazionale.<br />
Era stato in seguito a questo incidente che le attivit&agrave; dell&#8217;Abbazia erano state fatte controllare a distanza dalla polizia ed in breve era stato fatto notificare a mr.Crowley un decreto di espulsione.<br />
Per qualche strano motivo Crowley aveva insistito a non lasciare il paese prima del primo Maggio ed era quella la data indicata sul suo foglio di via, probabilmente a quell&#8217;ora si era gi&agrave; andato ad imbarcare per Tunisi.<br />
Tuttavia in paese avevano detto di aver visto dei fuochi nella notte precedente in corrispondenza della villa. Evidentemente i Thelemiti aveveano acceso dei grossi fuochi che si erano visti chiaramente anche dai paesi vicini.</p>
<p>La strada deserta era giunta a termine e davanti a loro si stagliava l&#8217;Abbazia. Era il Maggio odoroso ed un caldo profumo di zagara si alzava nell&#8217;aria accompagnato da un altro afrore pi&ugrave; dolciastro e pungente. Era il Maggio odoroso ed aveva un leggero sentore di cadavere.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.neoprene.it/piccoli-fuochi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Incipit</title>
		<link>http://www.neoprene.it/incipit/</link>
		<comments>http://www.neoprene.it/incipit/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2003 20:19:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiction]]></category>
		<category><![CDATA[alcohol]]></category>
		<category><![CDATA[angst]]></category>
		<category><![CDATA[cyberpunk]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.neoprene.it/wp/index.php/?p=128</guid>
		<description><![CDATA[Veniamo tutti al mondo urlando. Un modo plateale di asserire la propria esistenza. Forse solo perch&#233; gi&#224; coscienti del ruolo di comparse che ci spetta in questo insensato teatro del dolore. L&#8217;entrata in scena, si sa, &#232; fondamentale. La prima impressione &#232; tutto. Solo che l&#8217;approccio &#232; sbagliato. Errore di valutazione. Tendenza a sopravvalutare, ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Veniamo tutti al mondo urlando. Un modo plateale di asserire la propria esistenza. Forse solo perch&eacute; gi&agrave; coscienti del ruolo di comparse che ci spetta in questo insensato teatro del dolore. L&#8217;entrata in scena, si sa, &egrave; fondamentale. La prima impressione &egrave; tutto. Solo che l&#8217;approccio &egrave; sbagliato. Errore di valutazione. Tendenza a sopravvalutare, ad esagerare.<br />
Basta guardarsi attorno, le facce su un bus solo parzialmente affollato in un marted&igrave; qualsiasi di un Novembre indolente. Le figure tragiche che cerchiamo di essere sono in gran parte macchiette, avventori anonimi visti rigorosamente di spalle come al bancone di un bar in un quadro di Hopper, personaggi che si giocano la vita ai tocchi in un brano mediocre intitolato &#8220;Blues di una citt&agrave; delusa&#8221;</p>
<p><span id="more-128"></span></p>
<h4>Capitolo 1: Blues di una citt&agrave; delusa</h4>
<p><img src="/images/nighthawks.jpg" width="400" height="218" align="left" alt="Hopper-the Nighthawks" title="Hopper-the Nighthawks" />Il risveglio per H- era sempre come una seconda venuta al mondo, dolorosa al punto giusto, mai graduale; comunque la maggior parte delle volte si tratteneva dall&#8217;urlare. Ogni rumore oltre la soglia dell&#8217;udibilit&agrave; avrebbe infatti causato una cascata di fitte lancinanti, stelle filanti di pura agonia, in caduta libera nel nero informe della sua incoscienza. Questa volta, tuttavia, fece eccezione. Riemerse al mondo come se lo spirito stesso della Realt&agrave;, il ghigno di Achab stampato in volto, lo avesse arpionato e tratto a forza fuori delle acque torbide in cui fluttuava.<br />
Nudo, sconvolto, madido di sudore apr&igrave; gli occhi di scatto ritrovandosi in una posa innaturale da ragno grottesco, la schiena inarcata, i muscoli contratti che minacciavano di spezzargli in due la spina dorsale. Ricadde sul dorso stringendo ancora tra i pugni serrati brandelli di lenzuola; la sensazione del tessuto sintetico sotto i polpastrelli gli fece dono di uno strano flashback in cui giaceva sopra un tavolo operatorio circondato da una luce bianca e tagliente. Non era certo che si trattasse di un ricordo suo, o forse lo era solo in parte, in ogni modo non era certo in cima alla lista delle priorit&agrave; per il momento. Priorit&agrave;. Gi&agrave;. Ad esempio quel cazzo di ronzio che gli stava trapassando il cervello. Gli occorse un po&#8217; di tempo per accorgersi che non era altro che la traccia sonora dell&#8217;urlo con cui si era svegliato che risuonava ancora nell&#8217;aria come una nota di <em>steel guitar</em> alla fine di un assolo particolarmente tirato.<br />
In quei casi la vibrazione tesa allo spasimo sembra trasfigurare il mezzo stesso in cui si propaga acquisendo forma tangibile ed una propria carica energetica; una sorta di Big Bang in miniatura. Molto pi&ugrave; prosaicamente i materiali scadenti del suo arredamento tendevano a distorcere e diffondere i suoni troppo acuti generando questo curioso effetto.<br />
<em>In principio era il Suono, Vibrazione Universale e chiss&agrave; quanti universi aveva generato Hendrix&#8230;</em><br />
Una rapida successione di spasmi addominali strapp&ograve; H- dalla elaborazione di questa strampalata cosmogonia, riportandolo ancora una volta a ragionare in termini di priorit&agrave;.</p>
<p>Solo pochi istanti pi&ugrave; tardi la successione ritmica dei conati sanciva in modo definitivo l&#8217;abiura di questa teoria in favore di una visione del mondo p&ugrave; ortodossa, binaria.<br />Ancora pochi istanti dopo, H- usc&igrave; barcollando dal bagno e con un paio di incerte falcate raggiunse la zona notte del suo angusto monolocale per lasciarsi cadere sul letto disfatto. Preso da improvvisa curiosit&agrave;, s&#8217;impose a fatica di girarsi supino per guardare l&#8217;ora proiettata sul soffitto in cifre di un bel rosso retr&ograve;: ore 15:55, zulu time. La prima reazione fu una risata spontanea che gli cost&ograve; altre fitte agli addominali ed alla gola riarsa. Con un ulteriore sforzo di volont&agrave; cerc&ograve; di rotolare sul fianco destro. Ci riusc&igrave; dopo un&#8217;attesa interminabile e subito vide esplodere una miriade di scintille colorate nella sua testa; solo ora si accorgeva di avere almeno una costola incrinata. Strabuzzando gli occhi un paio di volte cerc&ograve; di mettere a fuoco l&#8217;ambiente circostante avvolto dalla penombra. Pochi sparuti raggi di un sole pallido filtravano tra le liste di alluminio delle veneziane disegnando strisce di luce sulla parete al suo fianco; due metri pi&ugrave; in l&agrave; un piccolo anello di luce ambrata lo salutava pulsando in un soporifero pattern intermittente, il terminale era in stand-by da quasi tre giorni. Era tempo di riconnettersi col mondo.</p>
<p>Lasci&ograve; pendere il braccio dal letto andando a toccare il pavimento. Visualizz&ograve; divertito per un istante l&#8217;immagine della sua mano in discesa controllata come un Mars Explorer in fase di atterraggio, poi immagin&ograve; le dita che si allungavano intorno come pseudopodi sul suolo polveroso cercando di orientarsi ed infine si infilavano decise sotto il letto per recuperare un prezioso campione. Gli angoli della bocca, sino a quell&#8217;istante rimasti contratti si rilassarono in un mezzo sorriso quando la sua mano tocc&ograve; quello che cercava e riemerse con l&#8217;ambito premio. Con dita incerte si liber&ograve; del tappo e butt&ograve; gi&ugrave; un paio di golate del denso liquore verde. Priorit&agrave;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.neoprene.it/incipit/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Solitude standing</title>
		<link>http://www.neoprene.it/solitude-standing/</link>
		<comments>http://www.neoprene.it/solitude-standing/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2003 11:53:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiction]]></category>
		<category><![CDATA[angst]]></category>
		<category><![CDATA[bad poetry]]></category>
		<category><![CDATA[cyberpunk]]></category>
		<category><![CDATA[T.S. Eliot]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.neoprene.it/wp/index.php/?p=126</guid>
		<description><![CDATA[Solitude standing &#232; la sensazione di non sapere chi ci sia dall&#8217;altro capo del terminale, posto che ci sia davvero qualcuno&#8230;
[una rivista di videogiochi, un milione di anni fa]

Mentre mi libro in volo non posso fare a meno di notare quanto mi ricordi Mexico City all&#8217;atterraggio, un tappeto percorso da milioni di luci intermittenti che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><cite>Solitude standing &egrave; la sensazione di non sapere chi ci sia dall&#8217;altro capo del terminale, posto che ci sia davvero qualcuno&#8230;</cite><br />
<small>[una rivista di videogiochi, un milione di anni fa]</small></p>
<p><span id="more-126"></span></p>
<p><img src="/images/campeche.jpg" align="right" width="350" height="280" alt="light in Campeche" title="Io sono la colonna di luce che spezza la tenebra" />Mentre mi libro in volo non posso fare a meno di notare quanto mi ricordi Mexico City all&#8217;atterraggio, un tappeto percorso da milioni di luci intermittenti che spezzano l&#8217;oscurit&agrave; in trame ortogonali. Tutto questo senza il sentore di pessima digestione del pasto monoporzione di AirFrance, un netto miglioramento.<br />
Il programma per questa sera non &egrave; nuovo: legge ed entropia l&#8217;un contro l&#8217;altro armati e chi perde sputa.<br />
Ripasso mentalmente le procedure domandandomi perch&eacute; diavolo ho scelto un deltaplano come <em>decoy</em>. Non c&#8217;&egrave; un filo di vento quass&ugrave;, del resto sarebbe solo un inutile spreco di risorse di sistema.<br />
Vista dall&#8217;alto l&#8217;<em>arcology</em> appare vasta e silenziosa, sembrerebbe un volo di piacere ma i d&aelig;moni di sorveglianza  sono in ascolto su molte porte. Devo tenere sotto controllo le onde alpha, lasciare che la mente mi si riempia di pensieri random, muovermi con la tattica del pesce piccolo nel banco. Impermanenza.<br />
Dall&#8217;archivio dei ricordi mi appaiono i suoi occhi, monalisa cyberpunk, sapore di lamette ed amara ironia.<br />
Rinomino il file, tolgo una vocale significativa, le infinite permutazioni del nome di Dio.<br />
<cite>Madre &egrave; il nome di Dio sulle bocche e sui cuori dei nostri figli</cite><br />
Citazionismo gratuito. Sono in missione suicida in pieno trip edipico irrisolto, recito un mantra<br />
Io sono la colonna di luce che spezza la tenebra<br />
<em>tu sei cristallino</em> she said. Un&#8217;altra permutazione.<br />
Io sono la colonna di luce che spezza la tenebra<br />
Ancora poco e sar&ograve; sopra il mainframe, potr&ograve; sganciare Midwinter dritto nell&#8217;occhio del m&aelig;lstrom, come Frodo, come Luke Skywalker. Greimas sarebbe fiero di me, oppure Vogler non ha importanza.<br />
Il tempo stringe, guardo istintivamente il punto dove dovrebbe trovarsi il mio Rolex falso. &Egrave; l&#8217;ultima cosa che mi ha regalato mio padre. Perde qualche colpo ed &egrave; una gran patacca ma gli sono affezionato. Proprio come lui. Non credo di aver mai trovato il tempo di dirglielo. Ormai &egrave; tardi.<br />
Io sono la colonna di luce che spezza la tenebra<br />
Ecco il punto d&#8217;accesso, &egrave; come un fiore di fuoco sbocciato nel buio. Scrissi un haiku per una studentessa di Storia Mediovale una volta<br />
<cite>Schiudono i petali cremisi<br />
un dono di luce abbagliante</cite><br />
una gran merda in effetti, non rispetta neppure la metrica.<br />
Avrei dovuto laurearmi in Informatica. Avrei dovuto laurearmi in ogni caso, cazzo.<br />
Forse la soia avrebbe un sapore diverso.<br />
Io sono la colonna di luce che spezza la tenebra<br />
<em>tu sei cristallino</em> she said.<br />
<em>shut up you! czech polizei, control!</em></p>
<p><cite>Marie, Marie, hold on tight.  And down we went.<br />
&nbsp;<br />Looking into the heart of light, the silence.</cite></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.neoprene.it/solitude-standing/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>The Hollow Men (part III): An Exaltation of Larks</title>
		<link>http://www.neoprene.it/the-hollow-men-part-3-an-exaltation-of-larks/</link>
		<comments>http://www.neoprene.it/the-hollow-men-part-3-an-exaltation-of-larks/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 Jul 2003 23:45:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiction]]></category>
		<category><![CDATA[addiction]]></category>
		<category><![CDATA[cyberpunk]]></category>
		<category><![CDATA[T.S. Eliot]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.neoprene.it/wp/index.php/?p=120</guid>
		<description><![CDATA[
inspirauccidiespirauccidi
&#160;la sclerotica dell&#8217;uomo appariva quasi completamente divorata dalle pupille dilatate. Per contrasto ci&#242; che restava del bianco di quegli occhi sembrava brillare di un candore abbacinante nel buio del vicolo.
Inspir&#242; ancora profondamente inalando l&#8217;odore della notte in cui si alternavano salsedine ed escrementi, cibo e rifiuti e su tutti ad ondate intermittenti, prepotente come un&#8217;onda [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-120"></span><!--noteaser--></p>
<p>inspira<br /><em>uccidi</em><br />espira<br /><em>uccidi</em><br />
&nbsp;<br />la sclerotica dell&#8217;uomo appariva quasi completamente divorata dalle pupille dilatate. Per contrasto ci&ograve; che restava del bianco di quegli occhi sembrava brillare di un candore abbacinante nel buio del vicolo.<br />
Inspir&ograve; ancora profondamente inalando l&#8217;odore della notte in cui si alternavano salsedine ed escrementi, cibo e rifiuti e su tutti ad ondate intermittenti, prepotente come un&#8217;onda di marea l&#8217;odore della paura.</p>
<p>Non si era mai sentita cos&igrave; tremendamente viva, inebriata, intossicata quasi dalla miriade di input sensoriali che le provenivano da ogni dove. Sentiva l&#8217;eco delle pulsazioni impazzite dell&#8217;uomo alternarsi alle proprie, regolari e cadenzate. Poteva distinguere ogni singola vena, ogni rivolo di sudore impregnato di adrenalina, riusciva a seguirne il percorso ed a catturare il momento in cui ogni stilla, sconfitta la tensione superficiale si andava ad infrangere al suolo.</p>
<p>L&#8217;uomo era paralizzato, cercava di ricostruire gli ultimi concitati istanti nella sua testa per poter razionalizzare la situazione. Ricordava come aveva svoltato nel vicolo ancora leggermente alticcio con l&#8217;idea di svuotarsi la vescica tra due bidoni d&#8217;immondizia, ricordava un&#8217;ombra farsi sopra di lui mentre i ratti abbandonavano precipitosamente il loro bottino e poi l&#8217;incubo aveva avuto inizio.<br />
Era calata su di lui come una furia e l&#8217;aveva sbattuto contro il muro con tanta forza da fargli quasi perdere i sensi. Sfortunatamente per lui invece era ancora cosciente quando l&#8217;aveva afferrato per le spalle e fatto girare su s&eacute; stesso. Si era ritrovato a guardarla in quegli occhi che parevano gioelli avvelenati<br />
<cite>eyes I dare not meet in dreams</cite><br />e vi aveva scorto la follia. Aveva visto le sue labbra distendersi in una risata malevola poi l&#8217;aveva vista gettare la testa all&#8217;indietro mentre due lembi di notte si animavano alle sue spalle e lo inchiodavano alla parete come una grottesca parodia di crocifisso.</p>
<p>Quando parl&ograve; la sua voce sapeva di lamette e vetri infranti. Lo sferz&ograve; con il peso di accuse a cui non avrebbe potuto ribattere se non con un&#8217;ammissione di colpa ma non aveva importanza. La sua attenzione era concentrata sulla fila di piume metalliche, affilate come rasoi, che gli avevano trafitto le braccia come chiodi da ventisette centimetri.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>All&#8217;interno del locale erano tutti troppo presi dai loro discorsi o dai loro bicchieri per fare caso a ci&ograve; che avveniva all&#8217;esterno. Nessuno quindi, vide arrivare l&#8217;uomo sul monopattino.<br />Se qualcuno l&#8217;avesse osservato avrebbe trovato bizzarramente comico il modo in cui era passato una prima volta davanti all&#8217;ingresso zigzagando leziosamente, usando un piede per dare dei colpetti bruschi ed imporre un cambio di direzione ma sempre guardandosi distrattamente attorno quasi fosse l&igrave; per caso. Se avessa iniziato a fischiettare sarebbe sembrato un personaggio preso di peso da un film di Frank Capra.<br />
Fatta eccezione, forse, per quel cappello dalla tesa larga che sarebbe apparso fuori luogo praticamente ovunque.</p>
<p>Al secondo passaggio la traiettoria dell&#8217;uomo si fece pi&ugrave; stretta, passando accanto alla porta mise una mano in tasca e ne trasse con fare casuale un oggetto grande poco meno del suo pugno.</p>
<p><img src="/images/notfun.jpg" width="300" height="225" alt="This is the way the world ends" title="This is the way the world ends" align="right" />Ancora una volta nessuno all&#8217;interno del bar fece caso a quella sfera che era finita a rotolare sul pavimento.<br />
L&#8217;uomo col monopattino aveva appena finito di allontanarsi dal vicolo quando questo si illumin&ograve; del bagliore arancione di un esplosione.<br />
Mentre l&#8217;aria si andava riempiendo di fumo ed urla diede un altro colpetto con il piede ed incominci&ograve; a fischiettare</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.neoprene.it/the-hollow-men-part-3-an-exaltation-of-larks/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Interlude: When the morning star shines dead</title>
		<link>http://www.neoprene.it/interlude-when-the-morning-star-shines-dead/</link>
		<comments>http://www.neoprene.it/interlude-when-the-morning-star-shines-dead/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 17 May 2003 17:52:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiction]]></category>
		<category><![CDATA[addiction]]></category>
		<category><![CDATA[cyberpunk]]></category>
		<category><![CDATA[death]]></category>
		<category><![CDATA[The Cure]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.neoprene.it/wp/index.php/?p=117</guid>
		<description><![CDATA[Uganda: Proseguono violentissimi nel distretto di Rukingiri, 217 miglia a sud-ovest della capitale Kampala gli scontri tra le milizie irregolari del movimento per la &#8220;Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio&#8221; e le truppe lealiste del generale Ngowaru.
Mentre nel paese dilaga l&#8217;anarchia e le varie fazioni religiose si affrontano in campo aperto voci non confermate danno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Uganda: Proseguono violentissimi nel distretto di Rukingiri, 217 miglia a sud-ovest della capitale Kampala gli scontri tra le milizie irregolari del movimento per la &#8220;Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio&#8221; e le truppe lealiste del generale Ngowaru.<br />
Mentre nel paese dilaga l&#8217;anarchia e le varie fazioni religiose si affrontano in campo aperto voci non confermate danno per certo l&#8217;invio in Uganda di truppe paramilitari dal Sudan, operazione finanziata dal tuttora latitante Ibn Abdallah per pacificare il paese ed instaurarvi un regime filo-islamico.<br />
Ma colleghiamoci ora con la nostra inviata Candace Liao..</em></p>
<p>Rumore di (<em>quel fottutissimo</em>) campanello, dall&#8217;altra parte della porta una voce di donna: <q>Hey, sei in casa?</q><br />
<q>No.</q> &#8211; <q>S&igrave; che ci sei, dai facci entrare</q>. Silenzio, poi uno scatto metallico.<br /><q>&Egrave; aperto.</q></p>
<p><cite>come inside, don&#8217;t mind the dark</cite></p>
<p><span id="more-117"></span></p>
<p><em>&#8220;&#8230;un esercito di straccioni, composto in prevalenza da bambini di et&agrave; compresa tra i sette ed i quattordici anni, molti di loro sono feriti o mutilati, molti di loro hanno perso una gamba o un braccio a causa delle mine antiuomo, li vediamo calare sul villaggio come locuste imbracciando kalashnikov ed RPG di fabbricazione sovietica. Un&#8217;orda di invasati ciecamente fedeli al sedicente profeta post-cattolico Kirimwele&#8230;</em>&#8220;<br />
<q>Guardi le news in mandarino? Da quando in qua parli il mandarino?</q> Barabba stava in piedi accanto al divano guardandolo con un misto di curiosit&agrave; e pena, come se fosse la prima volta che lo vedeva al di fuori di un ingaggio.<br />
H- si limit&ograve; a scrollare le spalle. Ovviamente non capiva il mandarino e nemmeno gli importava.</p>
<p>Era solo superficialmente conscio della presenza di altre persone nel suo appartamento e le osservava con lo stesso blando fastidio con cui avrebbe seguito le circonvoluzioni di una mosca entrata da uno spiraglio nella finestra.<br />
Invece osservava il tenente Delgado mentre si aggirava per il suo appartamento fingendo interesse casuale. H- lo conosceva troppo bene per non sapere che in realt&agrave; Ramon stava cercando prove. Le prove del vizio. H- sospir&ograve;, le aveva nascoste troppo bene ma alla fine sapevano entrambi di stare recitando una farsa. Si accorse che Barabbba era rimasta come sospesa in attesa di una risposta che non arrivava.<br />
La giovane hacker lo fiss&ograve; ancora un istante prima di sbottare <q>Oh, al diavolo!</q>. Ora toccava al poliziotto cattivo.</p>
<p><q>Sono passati sei fottutissimi mesi, per quanto tempo ancora hai intenzione di startene rintanato in questo buco parcheggiato sul tuo culo?</q> la vena sulla tempia del tenente pareva sul punto di esplodere. H- sapeva che anche questo faceva parte della sceneggiatura<br />
<cite class="quotes">&#8220;The program for this evening is not new. You have seen this entertainment thru &#038; thru.<br />
You&#8217;ve seen your birth, your life and death; you might recall all of the rest<br />
(did you have a good world when you died? enough to base a movie on? )</cite><br />
<q>Stai scivolando di nuovo via. Cristiddio non farmici passare un&#8217;altra volta.</q> Delgado si port&ograve; una mano alla tempia accompagnando il gesto con una smorfia ed uno scuotere improvviso del capo come a scacciare uno spirito maligno. Barabba si morsicava freneticamente il labbro inferiore, H- si limitava a restituire uno sguardo vuoto. A modo suo era anche lui un guscio, <em>the hollow man</em>.<br />
<q>Ascolta, ho due papponi morti ammazzati in meno di due settimane. All&#8217;obitorio hanno dovuto ordinare delle nuove buste di plastica per conservare tutti i fottuti pezzi. &Egrave; un lavoro per te e non venirmi a dire che non hai bisogno dei soldi perch&eacute; lo sappiamo entrambi che ti servono. Cazzo basta che ti guardi attorno.</q> fece ancora una pausa prima di dire quello che gli costava di pi&ugrave; <q>ho bisogno di te cazzo, ma se hai intenzione di lasciarti trascinare di nuovo sul fondo questa volta non aspettarti che venga a tirarti fuori dalla merda</q>. Il tenente si volt&ograve;, prese il soprabito e si mise il cappello <q>andiamocene forza</q> sibil&ograve; tra i denti.<br />
<em>Ah Ramon, se solo la smettessi di vestirti come in un romanzo noir sarebbe tutto molto meno tragicomico</em> pens&ograve; H- <em>ma anche no</em> e non disse niente.<br />
Barabba era l&#8217;avatar della frustrazione, si limit&ograve; ad un&#8217;ultima battuta <q>Di&#8217; qualcosa cazzo, non puoi essere cos&igrave; stronzo, non&#8230;oh. &#8216;fanculo. Puoi.</q><br />
Certo che poteva. Mentre la porta si richiudeva dietro ai suoi ospiti selezion&ograve; una nuova emittente random dal telecomando. Del resto il programma non aveva alcuna importanza.</p>
<p><img src="/images/deadstar.jpg" width="308" height="398" align="right" alt="a grave" title="glass sealed and pretty Charlotte sometimes" /><cite>Scarred<br />
Your back was turned<br />
Curled like an embryo<br />
Take another face<br />
You will be kissed again<br />
I was cold as I mouthed the words<br />
And crawled across the mirror<br />
I wait<br />
Await the next breath<br />
Your name<br />
Like ice into my heart<br />
&nbsp;<br />
A shallow grave<br />
A monument to the ruined age<br />
Ice in my eyes<br />
And eyes like ice don&#8217;t move<br />
Screaming at the moon<br />
Another past time<br />
Your name<br />
Like ice into my heart<br />
&nbsp;<br />
Everything as cold as life<br />
Can no one save you?<br />
Everything <br />
As cold as silence<br />
And you never say a word<br />
&nbsp;<br />
Your name<br />
Like ice into my heart<br />
Your name<br />
Like ice into my heart</cite><br />
<strong>The Cure &#8211; Cold</strong> (Pornography-1982)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.neoprene.it/interlude-when-the-morning-star-shines-dead/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>The Hollow Men (part II): A Murder of Crows</title>
		<link>http://www.neoprene.it/the-hollow-men-part-ii-a-murder-of-crows/</link>
		<comments>http://www.neoprene.it/the-hollow-men-part-ii-a-murder-of-crows/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Mar 2003 00:29:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiction]]></category>
		<category><![CDATA[arcani maggiori]]></category>
		<category><![CDATA[cyberpunk]]></category>
		<category><![CDATA[death]]></category>
		<category><![CDATA[haiku]]></category>
		<category><![CDATA[T.S. Eliot]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.neoprene.it/wp/index.php/?p=113</guid>
		<description><![CDATA[Certamente signora, un ponte sarebbe stato molto pi&#249; scenografico ma il tunnel &#232; pratico, permette di attraversare la citt&#224; da ponente a levante in pochi minuti, il tassista getta un&#8217;occhiata nel retrovisore cogliendo tutto il nervosismo della turista posh evidentemente per nulla a suo agio con l&#8217;idea di alcuni milioni di litri d&#8217;acqua sopra la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><q>Certamente signora, un ponte sarebbe stato molto pi&ugrave; scenografico ma il tunnel &egrave; pratico, permette di attraversare la citt&agrave; da ponente a levante in pochi minuti</q>, il tassista getta un&#8217;occhiata nel retrovisore cogliendo tutto il nervosismo della turista <em>posh</em> evidentemente per nulla a suo agio con l&#8217;idea di alcuni milioni di litri d&#8217;acqua sopra la sua testa tenuti a bada da un budello di cemento armato. Cerca di abbozzare un sorriso rassicurante ed arruffianarsi una buona mancia (o perlomeno farsi un&#8217;istantanea mentale di qualche dettaglio anatomico per uso futuro) quando si accorge di un rombo crescente e di un punto di luce sempre pi&ugrave; intenso nello specchietto retrovisore. Nemmeno il tempo di registrare l&#8217;urlo di soprassalto della donna che il rombo diventa assordante mentre la moto gli sfreccia accanto a velocit&agrave; folle e si allontana accompagnata dall&#8217;effetto doppler. Ne riesce a scorgere solo le due piccole luci rosse sotto il codino farsi sempre pi&ugrave; distanti. <q>Ma vai a morire va! Non si preoccupi signora, sar&agrave; qualche ragazzino strafatto di neXtasy</q>.<br />Il Monster Mx &egrave; un proiettile di adrenalina e cromature lanciato nella notte che morde l&#8217;asphalto con la potenza di 120cv, l&#8217;uomo alla guida avvolto in un bozzolo di neoprene nero ha una vipera di latta attorcigliata nelle viscere.</p>
<p><span id="more-113"></span></p>
<p>Le luci del tunnel disegnavano scie parallele rosse ed azzurre sul nero lucido del casco scivolando via come gocce di colore che il kevlar non poteva trattenere per la troppa velocit&agrave;. Completamente celato dalla visiera opacizzata il volto di H- era una maschera di determinazione e tormento.<br />
Ben pochi degli eventi degli ultimi giorni avevano senso, continuava a chiedersi in che rapporto fossero i vaneggiamenti di Muerte Seca e la comparsa sulla scena di quello psicopatico di Nimda. Ancora non riusciva a focalizzare la sua immagine, quell&#8217;uomo sembrava vivere in un altro fotogramma della realt&agrave;, perennemente fuori fuoco e rapidissimo nello spostarsi da una scena all&#8217;altra.<br />
<cite>Shape without form, shade without colour</cite><br />
Assolutamente letale.<br />
Inoltre si domandava chi fossero la giovane dai capelli verdi ed il suo accompagnatore e perch&egrave; lo avessero attirato sul retro del locale.<br />Sperava di trovare qualche risposta nella camera d&#8217;albergo che stava andando a controllare.<br />
All&#8217;uscita Foce inizi&ograve; a rallentare, pochi istanti dopo stava parcheggiando la sua Ducati sotto lo Star Hotel. Innescato l&#8217;antifurto stordente si diresse verso le porte scorrevoli.</p>
<p>Uno dei pochi <em>side-benefit</em> del suo lavoro era quello di conoscere parecchie persone, alcune persino rispettabili. Andrea rientrava in quest&#8217;ultima categoria e lavorava alla reception dell&#8217;albergo. H- gli si avvicin&ograve; non visto mentre il ragazzo sembrava perso nel terminale delle prenotazioni, quasi ingobbito dentro la giacca granata d&#8217;ordinanza dalle spalle troppo larghe. Sentendo tamburellare sul bancone alz&ograve; la testa di scatto e riconobbe all&#8217;istante il suo interlocutore. Gli si rivolse nel suo solito tono monocorde e lievemente imbarazzato <q>Uh ciao, cosa ci fai qui? Non hanno mica ammazzato nessuno&#8230;spero</q>.</p>
<p>Non fu difficile convincerlo a fornirgli un <em>passepartout</em> con la promessa di non introdursi nella stanza 2701 prima dello scoccare dei venti minuti che avrebbero significato la fine del suo turno.<br />
Ovviamente H- non poteva concedersi il lusso di tutto questo tempo da perdere, un altro <em>side-benefit</em> del suo lavoro era la possibilit&agrave; di farsi sparare addosso da un gruppetto di yakuza incazzati e stando a quanto gli aveva detto Andrea i <em>jap</em> avevano lasciato l&#8217;albergo di gran carriera circa mezz&#8217;ora prima ma potevano rientrare in qualsiasi momento.<br />
Sapere che la stanza era vuota gli concedeva un discreto vantaggio tuttavia non poteva in alcun modo accertarsi di altri dispositivi di sicurezza lasciati al suo interno. Come al solito sarebbe stato costretto ad improvvisare.<br />
Una suadente voce sintetica interruppe la Muzak di sottofondo strappandolo alle sue considerazioni per informarlo in quattro lingue che l&#8217;ascensore era arrivato al ventisettesimo piano. Quando le porte gli si spalancarono di fronte lui era pronto.</p>
<p>All&#8217;interno della suite tutte le luci erano spente tuttavia l&#8217;ambiente era pi&ugrave; che sufficientemente illuminato dall&#8217;ampia vetrata che si affacciava sul quadrilatero della city.<br />
Trovandosi all&#8217;ultimo piano di uno degli edifici pi&ugrave; alti della zona la finestra offriva una visuale indisturbata che si spingeva sino al mare.<br />
Distingueva chiaramente la torre della capitaneria di porto e luci delle navi da crociera in partenza. Nessuno si era preoccupato di abbassare le veneziane, del resto a causa del vetro riflettente era impossibile guardare dentro dall&#8217;esterno. La parte centrale della suite era costituita da un salottino omniconfort, H- osserv&ograve; come il grande schermo posto di fronte al divano fosse ancora sintonizzato sullo schermo blu di selezione del canale satellitare. Il posacenere pieno di mozziconi sul tavolino e la nicchia scavata nel divano di pelle da un individuo dal fisico corpulento facevano supporre che qualcuno fosse stato lasciato per lungo tempo nella stanza a consumare un&#8217;attesa nervosa. Un&#8217;attesa che lo richiedeva vigile a giudicare dal fatto che nessuna delle bottiglie del mobile bar era stata toccata.<br />
Avvicinandosi H- not&ograve; qualcosa posto sotto lo schermo, sembrava una centralina wi-fi a corto raggio, del tipo che si usa per tenere sotto controllo il sonno dei neonati collegata ad uno di quei walkie-talkie da poco prezzo o magari ad una piccola telecamera di sorveglianza. Con un&#8217;intuizione improvvisa H- prese il telecomando sintonizzandosi sulla frequenza di default 00.<br />
Immediatamente gli apparve sullo schermo l&#8217;immagine all&#8217;infrarosso di una ragazza seminuda riversa in posizione fetale sul pavimento. Non aveva bisogno di vederci meglio per riconoscerla. Charlotte.</p>
<p>Non ci volle molto a capire che la stanza era una di quelle su cui si affacciavano le porte all&#8217;interno della suite. Per fortuna non avevano portato via la chiave, H- sperava ancora di poter fare un lavoretto pulito. Aperta la porta la individu&ograve; immediatamente nella semioscurit&agrave;. Non accese la luce per timore di ferirle gli occhi, le si fece vicino e le mise una mano sotto la testa per sollevarla un poco.<br />
<q>Charlotte?</q> &#8211; <q>Sei tu? Sapevo che saresti arrivato, l&#8217;ha detto anche lui&#8230;</q> la ragazza aveva la voce impastata, sembrava in preda ad uno stupore artificiale. Non era nulla di nuovo. <q>Come stai piccola?</q> cercando di metterla a sedere H- si accorse che aveva i polsi legati e che le avevano applicato una patch ipodermica direttamente sulla spina dorsale.<br />
Valut&ograve; l&#8217;ipotesi di rimuovere il dispositivo ma la scart&ograve; istantaneamente per non rischiare di provocarle uno shock da scompenso chimico. Meglio lasciare che l&#8217;effetto si esaurisse da solo. <q>Cerca di tenere gli occhi chiusi, devo accendere la luce</q>. Le tolse lentamente la mano da dietro la schiena accertandosi che non cadesse e la lasci&ograve; seduta sul pavimento come una bambola a grandezza naturale.<br /> <br />
Gettandole uno sguardo si rese conto di quanto quella metafora fosse tristemente calzante.<br />Raccolse le sue cose che erano state abbandonate poco distante, la sleg&ograve; e la aiut&ograve; rapidamente a rivestirsi. Continuavano entrambi ad incespicare goffamente nei vestiti ed intanto Charlotte blaterava frasi sconnesse <q>Lui &egrave; stato qui sai? Era come nei libri, grigio ed azzurro e&#8230;</q> &#8211; <q>Lui chi?</q> &#8211; <q>Raziel!</q><br />
<cite>Time to take her home her dizzy head is conscience laden</cite><br />
H- riconsider&ograve; rapidamente la situazione, l&#8217;introduzione della variabile Charlotte aveva fatto saltare completamente i suoi piani. Senza indugiare ulteriormente le fece passare un braccio sotto la spalla. <q>Vieni, ti porto a casa</q>.</p>
<p>Aveva appena varcato la soglia della stanza quando vide la porta principale della suite aprirsi e due uomini fare il loro ingresso trascinandone a forza un terzo molto pi&ugrave; alto.<br />
Rimase bloccato nel vano della porta sorreggendo la ragazza mentre altri tre uomini facevano il loro ingresso. Il terzo di loro si volt&ograve; esattamente nella sua direzione.<br />
Incrociare gli sguardi fu sufficiente ad entrambi per riconoscersi.<br />
<q><em>Konnichiwa Haruken San</em>, ci incontriamo ancora.</q></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.neoprene.it/the-hollow-men-part-ii-a-murder-of-crows/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>The Hollow Men (part I): An Unkindness of Ravens</title>
		<link>http://www.neoprene.it/the-hollow-men-part-i-an-unkindness-of-ravens/</link>
		<comments>http://www.neoprene.it/the-hollow-men-part-i-an-unkindness-of-ravens/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 25 Jan 2003 18:08:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiction]]></category>
		<category><![CDATA[cyberpunk]]></category>
		<category><![CDATA[T.S. Eliot]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.neoprene.it/wp/index.php/?p=106</guid>
		<description><![CDATA[Unghia laccata nera. Strobo. Unghia bianca di lucido smalto.
In controfase perfetta Barabba tamburellava il collo della sua bottiglia di Asahi. Muoveva la testa ed inconsciamente il bacino cercando di confondersi tra la folla invasata che riempiva il locale e di tanto in tanto gettava uno sguardo ansioso in direzione dell&#8217;ingresso. Hey tipa, ho dei cristalli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="/images/tb_hollow.jpg" width="100" height="107" alt="image &copy; www.deaddreamer.com used without permission" title="image &copy; www.deaddreamer.com used without permission" align="left" />Unghia laccata nera. Strobo. Unghia bianca di lucido smalto.<br />
In controfase perfetta Barabba tamburellava il collo della sua bottiglia di Asahi. Muoveva la testa ed inconsciamente il bacino cercando di confondersi tra la folla invasata che riempiva il locale e di tanto in tanto gettava uno sguardo ansioso in direzione dell&#8217;ingresso. <q>Hey tipa, ho dei cristalli di metedrina purissima</q></p>
<p><span id="more-106"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La notte aveva portato una brezza salmastra che serviva solo a deviare l&#8217;angolo di caduta<br />
della pioggia uniformandone il residuo di ceneri su abiti e veicoli. L&#8217;indomani mattina le auto parcheggiate allo scoperto avrebbero fatto sfoggio di una patina color sabbia. L&#8217;indomani mattina tuttavia era molto distante.<br />Ma&ntilde;ana.</p>
<p>H- si avvicin&ograve; all&#8217;ingresso del Transilvania confortato dal fatto che la ressa si era esaurita almeno un&#8217;ora prima. Appoggiato alla porta Marione lo scrutava torvo da sotto un contrafforte di piercing al sopracciglio. Marione detto &#8220;Bunker&#8221; era il <em>bouncer</em> del locale, un energumeno calvo e barbuto che avrebbe potuto fare da testimonial degli anabolizzanti per la Berna Biotech. Invece il testimonial lo faceva il capocannoniere dell&#8217;Eurolega ed a Bunker toccava quel compito ingrato.<br />
<cite>Minos s&#8217;y tient, horriblement, et grogne</cite><br />
Valut&ograve; il nuovo arrivato con lo sguardo il tempo necessario a registrare le macchie ancora visibili sul suo trench ed i tagli che si intravedevano sulla maglia. Gli rivolse una sorta di smorfia feroce e con un gesto del capo fece cenno di entrare.<br />
Almeno questa volta, pens&ograve;, aveva sistemato i suoi affari fuori dal locale.</p>
<p>H- ignor&ograve; il guardaroba ed entr&ograve; direttamente nell&#8217; <em>open space</em>, il tappeto sonoro di bassi synth e chitarre post-industriali lo catapult&ograve; in piena bolgia dantesca.<br />
Il locale era popolato da una fauna eterogenea di punk, neo-gothic, fashion victims ed altra umanit&agrave; assortita non meglio identificabile. Ad accomunarli era l&#8217;essere disposti a fare due ore di coda per coniugare l&#8217;esigenza darwiniana di entrare in competizione biologica per la riproduzione con l&#8217;assunzione di stimolanti organici e sensoriali in un ambiente sufficientemente <em>on the edge</em>.<br />
Inizi&ograve; a guardarsi intorno come per avere una rapida scansione della clientela, ecco la <em>claque</em> del complesso a pogare sotto il palco, il poser che beve sempre Gibson, uno sballino con la cresta e le tasche piene di anfetamine, due giovani uomini d&#8217;affari giapponesi, la ragazza col serpente&#8230;<br />
Si sofferm&ograve; ad osservare meglio i due <em>jap</em> cos&igrave; terribilmente fuori posto, vide avvicinarsi al loro tavolo un tizio con la coda di cavallo, grassoccio, untuoso, forse filippino. Vide il pi&ugrave; giovane dei due alzarsi e porgergli la mano, annuire soddisfatto e tornare a sedersi.<br />
Non si stup&igrave; di un gesto tanto formale, la stretta di mano occidentale aveva sostituito l&#8217;inchino tradizionale in molti appuntamenti di lavoro con orientali perch&egrave; permetteva ai PDA di scambiarsi rciprocamente biglietti da visita sfruttando la conduttivit&agrave; naturale del<br />
corpo umano. Chiaramente la stessa tecnolgia poteva essere utilizzata per scambiarsi anche credenziali di altro tipo. Il vantaggio era che rispetto ad un qualsiasi trasferimento di dati wireless questo era molto pi&ugrave; difficile da intercettare. Si disse che in fondo la questione<br />
non lo riguardava.<br />
Con passo deciso ed un oculato gioco di spalle inizi&ograve; a farsi strada tra la muraglia ondeggiante di synto-cuoio e borchie cromate e si ritrov&ograve; dopo un paio di iarde duramente conquistate a sbattere contro una ragazza che si muoveva indietreggiando tra la folla. Lei ruot&ograve; su se stessa ed H- si trov&ograve; a fissarla dritto in quegli occhi<br />
troppo chiari per non suscitargli ricordi di cui non aveva bisogno. Distolse lo sguardo con la rapidit&agrave; di chi avesse messo la mano in un nido di vespe.<br />
Lei portava dei Levi&#8217;s finto-paramilitari con tasche schermate ed aveva i capelli di un verdolino lievemente fluorescente. Buffo che una persona disposta a farsi impiantare nei follicoli del cuoio<br />
capelluto cellule di pesci abissali si preoccupasse delle radiazioni del cellulare.<br />
Nella mano sinistra teneva una bottiglia di Desperado appena presa al bancone. Gli rivolse uno sguardo tra l&#8217;incuriosito ed il malizioso poi con disinvoltura studiata si diresse verso una zona in ombra della sala. Appoggiato ad una colonna la attendeva un uomo alto e pallido. Portava un trench nero quasi identico a quello di H-, pantaloni neri e stivali.<br />
Non fosse stato per la maglia in tactel con tre file di strappi paralleli sul costato simili a branchie di pescecane lo si sarebbe detto un ufficiale delle SS. I capelli biondissimi contribuivano a rendere l&#8217;immagine ma probabilmente l&#8217;NSDAP avrebbe bollato lo stile della Maison Gautier come arte degenerata. Lo sconosciuto incroci&ograve; lo sguardo di H- per alcuni lunghi istanti mentre la ragazza lo raggiungeva. Quando lei gli avvicin&ograve; il collo della bottiglia alle labbra lui la intercett&ograve; con due dita poi, senza mai distogliere lo sguardo le prese il polso e ne guid&ograve; la mano dietro la schiena stringendola a s&eacute;, infine rivolse ad H- un sorrisino di sfida scoprendo un indizio di denti bianchissimi ed affond&ograve; il volto nell&#8217;incavo del collo della ragazza.<br />
H- si sforz&ograve; di ignorare la stranissima senzazione di <em>deja vu</em> che quell&#8217;uomo gli aveva provocato e si rimise a cercare Barabba. La trov&ograve; poco distante appoggiata al lato corto del bancone con la sua t-shirt di Arale e l&#8217;aria imbronciata.</p>
<p><q>Hey ma che diavolo ti &egrave; successo? Sembri uno che ha passato il pomeriggio a giocare con gli All-Blacks e faceva il pallone&#8230;</q><br />
<q>Ho avuto una lunghissima giornata</q> &#8211; <q>Non dirlo a me, e poi da quando sono entrata mi si &egrave; avvicinato solo un pusher che doveva ancora uscire dalla pubert&agrave;&#8230;</q> &#8211; <q>Lascia perdere. Ho incontrato La Muerte Seca oggi.</q> &#8211; <q>Sticazzi. Ascolta mr.simpatia, non ti sarai fatto impressionare da una vecchia hacker sciroccata?</q> &#8211; <q>No, mi sono fatto impressionare da storie di spiriti nati nella rete che si impossessano di persone reali. <em>Ibbur</em>. Intelligenze artificiali. Uomini Cavi. C&#8217;&egrave; materiale a sufficienza per un film di merda</q> &#8211; H- not&ograve; che improvvisamente Barabba sembrava terribilmente nervosa &#8211; <q>ed ho l&#8217;impressione che tu mi stia tenendo nascosto qualcosa.</q><br />
<q>Ok ascolta</q> &#8211; Barabba si mordeva le labbra facendo mille smorfie mentre cercava di incominciare il discorso dal verso giusto &#8211; <q>non mi pareva il caso di parlartene, per&ograve;..hmm, sono in contatto con un certo giro di <em>runner</em>, neo-cabalisti. Loro sono certi dell&#8217;esistenza di questi uomini-cavi, li chiamano <a href="#dox" rel="ibox" title="&quot;qlippah&quot; o &quot;klippah&quot; (plurale &quot;qlippoth&quot;) significa &quot;conchiglia&quot; oppure &quot;guscio vuoto&quot;"><em>qlippoth</em></a>, come dire,  &#8220;i gusci&#8221; oppure &#8220;gli scorticati&#8221;, una roba cos&igrave;&#8230;</q><br />
<q>Gi&agrave;, una roba cos&igrave;&#8230;ed intanto c&#8217;&egrave; in giro qualcuno che spolpa la gente nei sottopassaggi. Sono stufo di sciarade, devi dirmi tutto quello che sai e devi dirmelo ora.</q> &#8211; <q>Accidenti, testosterone! Credevo l&#8217;avessi terminato tutto quattro anni fa.</q><br />H- stava per ribattere quando una debole fluorescenza naturale ai margini del suo campo visivo cattur&ograve; la sua attenzione. La giovane punk gli pass&ograve; a fianco in silenzio e lasci&ograve; la bottiglia sul bancone vicino al gomito di Barabba. L&#8217;hacker segu&igrave; con lo sguardo la ragazza che si allontanava facendo la tara al suo fondoschiena e valutando la possibilit&agrave; di un ricorso ad impianti sottocutanei, poi riport&ograve; la sua attenzione sulla conversazione. Vide il barista farsi avanti meccanicamente per recuperare la bottiglietta vuota dal bancone ma non fece quasi in tempo a registrare il guanto di neoprene nero che aveva serrato la morsa sul polso dell&#8217;uomo.<br />
H- aveva notato un biglietto dentro la bottiglia.<br />
<q>Hey amico, se te la vuoi cullare fai pure ma lasciami il polso, mi serve per lavorare!</q> &#8211; H- lasci&ograve; il barista alle sue rimostranze ed incominci&ograve; ad estrarre il foglietto. Barabba lo fissava a bocca aperta. A quanto pareva nonostante tutto non aveva perso i riflessi di un tempo. H- lesse rapidamente il biglietto che conteneva solamente tre parole: &#8220;Incontriamoci sul retro&#8221;, Barabba vide un ghigno feroce disegnarsi per un istante all&#8217;angolo sinistro della sua bocca.<br /><em>She knew that smile meant business</em>.</p>
<div id="dox" style="display:none;">
<h3>Qlippoth</h3>
<p>La parola <em>qlippah</em>(<strong>&#1511;&#1500;&#1497;&#1508;&#1492;</strong>) o <em>klippah</em>, plurale <em>qlippoth</em>(<strong>&#1511;&#1500;&#1497;&#1508;&#1492;</strong>) significa &quot;conchiglia&quot; oppure &quot;guscio vuoto&quot;</p>
<p>L&#8217;idea di una copertura o involucro &egrave; comune nella Kabbalah, dove &egrave; usata in vari momenti e con diversi gradi di sottigliezza per esprimere il modo in cui la luce dell&#8217;<em>En Soph</em> &egrave; &#8220;incapsulata&#8221;. Per esempio le sephiroth nella loro qualit&agrave; di recipienti di luce sono talvolta chiamati <em>kelim</em>, &quot;ricettacoli&quot;. La dualit&agrave; di contenitore e contenuto &egrave; uno dei concetti pi&ugrave; importanti della spiegazione Kabbalistica del processo creativo.</p>
<p>La parola <em>qlippah</em> &egrave; un&#8217;estensione di questa metafora. Una <em>qlippah</em> &egrave; un contenitore e come ogni sephira funziona da guscio o involucro per la sephira che la precede in ordine di emanazione, tecnicamente parlando possiamo dire che le <em>qlippoth</em> sono innate all&#8217;Albero della Vita.<br />Come tagliando un albero si possono vedere i cerchi della crescita con la corteccia all&#8217;esterno, cos&igrave; l&#8217;Albero della Vita ha dieci cerchi concentrici e talvolta la <em>qlippah</em> &egrave; paragonata alla corteccia.<br />La parola &egrave; usata comunemente per riferirsi ad un contenitore privo di luce ovvero  un involucro vuoto, un guscio morto. Impuro. <em>&#1511;&#1500;&#1497;&#1508;&#1493;&#1514;</em></p>
<p>In questa particolare accezione del termine le <em>klippoth</em> appaiono nella Kabbalah come personificazioni delle forze del male in una gerarchia demoniaca responsabile di tutti i mali del mondo.</p>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.neoprene.it/the-hollow-men-part-i-an-unkindness-of-ravens/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un amore di carta di riso</title>
		<link>http://www.neoprene.it/un-amore-di-carta-di-riso/</link>
		<comments>http://www.neoprene.it/un-amore-di-carta-di-riso/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 Jan 2003 00:26:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Deliri]]></category>
		<category><![CDATA[Fiction]]></category>
		<category><![CDATA[love]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.neoprene.it/wp/index.php/?p=101</guid>
		<description><![CDATA[La pioggia cadeva incessante fuori dalle finestre del palazzo dell&#8217;imperatore.
Il fossato scavato di fresco si andava riempiendo goccia a goccia andando ad alimentare  mille rigagnoli che confluivano molto pi&#249; in basso nel tumultuoso fiume sotterraneo.
L&#8217;uomo appoggiato al pannello spingeva lo sguardo oltre la superficie increspata dello stagno
cercando di penetrarla e scorgere le carpe ben [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La pioggia cadeva incessante fuori dalle finestre del palazzo dell&#8217;imperatore.<br />
Il fossato scavato di fresco si andava riempiendo goccia a goccia andando ad alimentare  mille rigagnoli che confluivano molto pi&ugrave; in basso nel tumultuoso fiume sotterraneo.<br />
L&#8217;uomo appoggiato al pannello spingeva lo sguardo oltre la superficie increspata dello stagno<br />
cercando di penetrarla e scorgere le carpe ben nascoste sul fondo limaccioso dove l&#8217;acqua era ferma e sicura.<br />
&#8220;Anche voi&#8221; pens&ograve; Kublah &#8220;rifuggite la mia malinconia, amiche dalla testa metallica&#8221;.</p>
<p><span id="more-101"></span></p>
<p><img src="/images/riso.jpg" width="169" height="519" align="left" alt="this is ground control to Major Tom" title="this is ground control to Major Tom" />Il vasto palazzo sembrava disabitato, nessun servitore da giorni osava avvicinarsi all&#8217;imperatore per paura dei suoi improvvisi sbalzi d&#8217;umore. Nessuno osava avvicinarsi eppure tutti da distante lo osservavano dietro i pannelli scorrevoli e le porte trabocchetto.<br />
Quando Kublah cadeva sfinito sul giaciglio, solitamente poco prima del sorgere del sole, provvedevano a sistemare nelle sue stanze vassoi di provviste e bevande rinfrescanti ed abiti nuovi e puliti.<br />
Tuttavia Kublah non abbandonava mai la sua vestaglia di seta pesante e ricamata; passava ore a guardare fuori dalla finestra oppure adagiato sui cuscini come in preda ad uno stupore ovattato. La sua mente andava ai giorni delle conquiste ormai passati e si vedeva cavalcare lungo le steppe sconfinate seguito dai suoi cavalieri vestiti di seta e d&#8217;acciaio. Si vedeva affondare nella neve livida sotto lune straniere e si sentiva ancora giovane e forte.<br />
Molto pi&ugrave; spesso, semplicemente, la sua mente andava al suo usignolo argentato, il suo tesoro perduto.<br />
La sua gabbia aperta era rimasta nella sua stanza come un monito imperituro della caducit&agrave; del suo potere.<br />
Possedeva terre e ricchezze oltre ogni dire, poteva fare saltare una testa con un gesto annoiato, eppure non era stato capace di tenere con s&eacute; un piccolo uccellino.</p>
<p>Mentre rimuginava su questa situazione fu ridestato da una vibrazione argentina nell&#8217;aria della stanza. Presto gli fu chiara la fonte di questo suono, era Lynn-mei, la pi&ugrave; fedele tra i suoi servitori, venuta a suonare il <em>guzheng</em> per alleviare la sua pena.<br />
L&#8217;imperatore si volt&ograve; a guardarla e non si sorprese di vederla l&igrave; dove era solita sedere con la cetra in grembo. I capelli bianchissimi che parevano tessuti nel latte di capra le scendevano in due ciuffi dritti e paralleli ad incorniciare un ovale di perla in cui spiccavano due mandorle color del topazio. Parlava raramente ma spesso cantava e quella sera cant&ograve; per lui con voce ferma ed armoniosa.<br />
Gli cant&ograve; del lago di Hali in cui si specchiavano le lune gemelle e dei porti dell&#8217;occidente battuti dal vento. Gli cant&ograve; di un imperatore saggio che aveva perduto il suo usignolo con la prima brezza dell&#8217;anno nuovo e di un imperatore scellerato che non si dava pace.<br />
Gli cant&ograve; di come ogni usignolo sia nato per volare libero fuori dai confini angusti di una gabbia ancorch&eacute; preziosa e sicura.<br />
Gli cant&ograve; infine di come l&#8217;usignolo era salito in cielo e si poteva scorgere tra le stelle della sera. A guardare bene c&#8217;era un filo argentato che lo teneva sempre legato all&#8217;imperatore. L&#8217;usignolo poteva andare dove voleva ma non si sarebbe mai perso nel freddo siderale.<br />
L&#8217;imperatore saggio aveva aperto la sua gabbia e lasciato che il destino seguisse il suo corso e l&#8217;imperatore scellerato non poteva fare nulla per cambiarlo.</p>
<p>Kublah prese un dattero intriso di oppio dal vassoio e si rimise a guardare fuori dalla finestra. La tempesta pareva essersi placata e le stelle brillavano tremule nell&#8217;oscurit&agrave;. Chiuse gli occhi e lasci&ograve; che una lacrima gli segnasse il volto mentre il palazzo si inclinava sul suo asse sotto la spinta dei razzi propulsori e si allontanava dall&#8217;orbita planetaria.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.neoprene.it/un-amore-di-carta-di-riso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Desperado</title>
		<link>http://www.neoprene.it/desperado/</link>
		<comments>http://www.neoprene.it/desperado/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Jan 2003 01:54:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fiction]]></category>
		<category><![CDATA[love]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.neoprene.it/wp/index.php/?p=99</guid>
		<description><![CDATA[
Con gesto quasi meccanico port&#242; due dita alla tesa del cappello inclinandola a sufficienza da far cadere il lieve velo di pioggia che vi si stava accumulando. Attraverso questa cataratta scrut&#242; l&#8217;insegna al neon che ronzava acida nella frescura serale. I suoi blu elettrico e rosso cupo si rifrangevano nella miriade di gocce in sospensione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-99"></span><!--noteaser--></p>
<p><img src="/images/palm.jpg" width="350" height="233" alt="don't you draw the queen of diamonds boy she'll beat you if she's able, the queen of hearts is always your best bet" title="don't you draw the queen of diamonds boy she'll beat you if she's able, the queen of hearts is always your best bet" align="right" />Con gesto quasi meccanico port&ograve; due dita alla tesa del cappello inclinandola a sufficienza da far cadere il lieve velo di pioggia che vi si stava accumulando. Attraverso questa cataratta scrut&ograve; l&#8217;insegna al neon che ronzava acida nella frescura serale. I suoi blu elettrico e rosso cupo si rifrangevano nella miriade di gocce in sospensione creando un bizzarro contrappunto all&#8217;oscurit&agrave; relativa del vicolo. La pioggia, cos&igrave; fitta eppure impalpabile era una nube di aerosol la cui presenza si poteva solo intuire nel buio oltre il marciapiede.</p>
<p>Inspir&ograve; profondamente riempiendosi le narici dell&#8217;odore della notte poi spinse avanti la maniglia della porta ed entr&ograve; nel locale. Di fronte a lui seduta al tavolo circolare stava la cartomante avvolta in una nuvola di fumo, sul tavolo facevano bella mostra di se&#8217; gli ultimi avanzi di un piatto di <em>burritas</em> ed un pacchetto di Benson&#038;Hedges.<br />
Lei gli pos&ograve; sopra un paio di occhi da principessa egizia marcati da un uso intensivo di eyeliner e lo squadr&ograve; per un lungo istante come a saggiarne la consistenza. I capelli rosso tiziano acconciati alla cleopatra le incorniciavano un viso triangolare dalla bellezza quasi felina; insieme all&#8217;ankh dorato che spiccava sul <em>turtleneck</em> nero contribuivano a conferirle un&#8217;aria esotica da film hollywoodiano ma era soprattutto lo sguardo ad apparire carico di mistero e sottintesi. Abbozz&ograve; un sorrisino enigmatico poi gli disse: <q>Hai intenzione di restare l&igrave; impalato sinch&eacute; non ti sarai sciolto in una pozzanghera ? La donna delle pulizie mi prende due dollari l&#8217;ora.</q><br />
H- abbass&ograve; lo sguardo sulla piccola pozza che si andava formando ai suoi piedi<br />
<em>another time, another place</em><br />
la pioggia si era impastata con la polvere accumulata lungo i kilometri di <em>carretera</em> buia e deserta che separavano San Jos&eacute; del Cabo da La Paz ed ora confluiva in rigagnoli fangosi sul pavimento opaco.<br />
H- si volt&ograve; in direzione di un portamantelli che aveva scorto alla sua sinistra e vi appese il cappello fradicio ed il trench nero. Quando torn&ograve; a rivolgere la sua attenzione al tavolo vide che la <em>bruja</em> aveva gi&agrave; sbarazzato i resti della cena e disposto le carte sul tavolo. La vide assumere un&#8217;aria concentrata mentre estraeva la prima carta dal mazzo.<br /><q>Vedo che c&#8217;&egrave; una donna</q> disse.<br />
<q>Tsk. C&#8217;&egrave; <strong>sempre</strong> una donna.</q> fu il commento sprezzante di H- mentre si sedeva di fronte a lei.<br />
<q>No aspetta mr.sotuttoio, ce ne sono tre.</q></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.neoprene.it/desperado/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
