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	<title>Neoprene &#187; Recensioni</title>
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	<description>nato per fustigare i mediocri</description>
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		<title>300</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jun 2007 16:34:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con colpevole ritardo ho finalmente visto 300 l&#8217;adattamento cinematografico della graphic-novel di Frank Miller e devo dire che me lo sono proprio goduto. Sar&#224; che mi piacciono<a href="http://www.neoprene.it/300/">[continua...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con colpevole ritardo ho finalmente visto <strong>300</strong> l&#8217;adattamento cinematografico della <em>graphic-novel</em> di Frank Miller e devo dire che me lo sono proprio goduto. Sar&agrave; che mi piacciono i film esagerati ma qui tutte le sequenze sono da cult, tutte le frasi sono one-liner memorabili, tutte le pose iper-plastiche, tutti gli uomini sono statue di bronzo e tutte le donne hanno capezzoli turgidi su cui appendere mantelli cremisi.<br />Perch&egrave; <strong>QUESTA &Egrave; SPARTA!</strong></p>
<p><span id="more-142"></span></p>
<p>Ok forse ho peccato di entusiasmo, in ogni caso <strong>300</strong> resta <span style="position:relative;color:black;width:166px;background:white;border-width:  4px 0px 4px 0px ;border-style: dashed;border-color: --;filter:alpha(opacity=25);-moz-opacity:.25;opacity:.25;float:right;padding: 0.2em; margin: 1em;font-family:Verdana,Arial, Helvetica,Georgia;font-size: 24px;line-height:26px; text-align: right;"><span style="filter:alpha(opacity=75);-moz-opacity:.75;opacity:.75;">un&#8217;ora </span><b> </b>e <br><b></b>47 <br><b>minuti </b>di <br><b>puro </b>eye-candy<span style="filter:alpha(opacity=90);-moz-opacity:.90;opacity:.90;"> testosteronico</span></span>un&#8217;ora e 47 minuti di puro eye-candy testosteronico.</p>
<p>Zack Snyder regista videoclipparo alla sua seconda prova sul grande schermo dopo il riuscito <em>remake</em> del classico di George Romero <a href="http://www.imdb.com/title/tt0363547/" title="dawn of the dead 2004, storie di zombie che mangiano cervelli di zombie e diventano superzombie">Dawn of the Dead</a> si cimenta nella trasposizione da un fumetto cavalcando uno dei trend pi&ugrave; caldi di Hollywood e punta direttamente ad uno dei titoli pi&ugrave; ambiziosi trattandosi di un capolavoro che trascende i confini del genere.</p>
<p>Non mi dilungo molto sull&#8217;opera, limitandomi a lamentare come al grosso successo dell&#8217;uscita cinematografica non abbia corrisposto una riedizione in paperback come avvenuto ad esempio con V for Vendetta.<br />
Possiamo dire che in un certo senso l&#8217;uscita di questo film chiude un cerchio visto che la passione, o forse si potrebbe parlare di ossessione, milleriana per la storia della battaglia delle Termopili nasce dalla visione di un film, L&#8217;eroe di Sparta (<a href="http://imdb.com/title/tt0055719/" title="un bel peplum come si faceva una volta">The 300 Spartans</a>) e si riflette in una delle storie di Sin city, <em>The big fat kill</em> (Sin City, Book 3) in cui la gola delle Termopili diventa un vicolo cieco dove il numero dei gangster gioca a loro sfavore portandoli a venire massacrati da uno sparuto gruppo di &#8220;eroi&#8221;. Ma la vicenda dei 300 di Sparta &egrave; troppo grande per non venire raccontata a dovere e Miller lo fa a modo suo, rivisitandola, spettacolarizzandola, attualizzandola con il suo linguaggio che non pu&ograve; e non deve essere quello di Erodoto. Nascono cos&igrave; i cinque volumi di 300. Miller gioca con la luce, con le inquadrature, si cita addosso. Pi&ugrave; di un fumetto &egrave; uno storyboard bello e pronto in attesa di un regista sufficientemente visionario e coraggioso da portarlo sul grande schermo. Arriviamo cos&igrave; ai giorni nostri, con il budget adeguato e gli effetti speciali necessari, parafrasando il celebre telfilm: <em>&#8220;abbiamo la tecnologia, possiamo ricostruirlo&#8221;</em>.</p>
<p><img src="/images/300.jpg" alt="quello che si dice tenere la posizione" title="quello che si dice tenere la posizione" align="left" />La pellicola pu&ograve; vantare una color correction minuziosa che ricalca egregiamente il lavoro di coloritura effettuato da Lynn Varley nel corrispettivo cartaceo restituendo una fotografia, se di fotografia &egrave; lecito parlare trattandosi di un film realizzato quasi interamente in bluescreen, lavata in una luce nei toni del bronzo. Sono gli stessi colori, quelli del bronzo, della terra e del sangue che la Varley ha utilizzato nel suo capolavoro di colorista. Nelle immagini c&#8217;&egrave; una forte predominanza di chiaroscuro espressivo a sottolineare la fisicit&agrave; ferina dei protagonisti. C&#8217;&egrave; un abuso di slow motion ma con metodo: senza deludere le aspettative del pubblico le sequenze di combattimento si allineano agli standard post-matrix ma in luogo dell&#8217;inflazionato bullet-time viene utilizzato uno slow-motion ad alta frequenza di fotogrammi che dilata il tempo dell&#8217;azione amplificando elementi come lo scorrere del sangue dalle ferite.<br />
L&#8217;effetto &egrave; volutamente irreale trattandosi di una riproduzione quasi <em>frame by frame</em> del fumetto o forse sarebbe pi&ugrave; corretto dire iper-reale nel senso di una realt&agrave; aumentata, ingigantita e deformata dal genio creativo di Miller che sposta pertanto l&#8217;opera fuori dai confini del genere storico ponendola in un contesto di <em>historical fantasy</em>. In questo senso sono assolutamente fuori luogo le critiche di inaccuratezza storica rivolte al film, ci sono ovviamente delle licenze ma per fare un paragone il campo di gioco &egrave; lo stesso di Alexander l&#8217;<em>anime</em> trasmesso qualche anno fa da MTV pi&ugrave; che il film di Oliver Stone.</p>
<p><img src="/images/300-2.jpg" alt="i diecimila Immortali" title="i diecimila Immortali" align="right" />Trasfigurata nell&#8217;epica di Delios, un narratore che ci viene detto &#8220;sa come rendere interessante un racconto&#8221;, la storia si popola di personaggi che trascendono l&#8217;umano: colossi deformi, olifanti, efori che sono gusci avvizziti privi di umanit&agrave; alimentati solo dalla loro bramosia, l&#8217;elite combattente di re Serse, i diecimila Immortali comandati da Idarne rappresentati come guerrieri senza volto celati da grottesche maschere d&#8217;argento. Lo stesso Serse interpretato da un&#8217;irriconoscibile Rodrigo Santoro &egrave; una sorte di gigante, un vero e proprio uomo dio. I tratti distintivi dei personaggi sono estremizzati, resi archetipali come &egrave; consono alla narrazione epica che si colloca in una prospettiva astorica ed universale, valga come esempio il personaggio di Efialte, il traditore che &egrave; convenientemente un freak sfuggito al suo destino di venire gettato dalla <a href="http://www.neoprene.it">rupe di Sparta</a>* a dimostrazione vivente delle conseguenze nefaste dell&#8217;abbandono dell&#8217;ideale di vita spartana.<br />
In quest&#8217;ottica sono assolutamente pretestuose anche le polemiche relative alla strumentalizzazione politica della trama che risente certamente delle semplificazioni operata da Miller nella trasposizione del fatto storico, 300 tuttavia non narra tanto di uno scontro di culture quanto del valore di pochi che osarono battersi contro molti e dell&#8217;anelito alla libert&agrave; come diritto ultimo e inalienabile. Poco importa che storicamente Sparta sia stata la meno ricca di istanze libertarie tra le <em>poleis</em> greche.<br />Certamente la cultura spartana viene presentata in maniera  schematica, d&#8217;altro canto non si tratta di un documentario o di una ricostruzione con pretese filologiche ma di un&#8217;opera di fiction che ha il suo punto di forza nella resa spettacolare ed il suo punto debole nel plot e nei dialoghi (s&igrave; prima scherzavo). &Egrave; questo il limite di Miller che &egrave; il pi&ugrave; &#8220;cinematografico&#8221; dei grandi autori del fumetto moderno a differenza ad esempio di Moore che  &egrave; decisamente pi&ugrave; &#8220;romanzesco&#8221; nel linguaggio sia per quanto riguarda la densit&agrave; del testo delle didascalie sia per lo studio e la cura dei dialoghi. Tutte considerazioni, comunque, che vengono spazzate via dalla potenza retorica di un <strong>THIS IS SPARTA!</strong></p>
<p><em><small>*che, lo ricordo a beneficio dei visitatori che ci raggiungono con questa chiave di ricerca era il monte Taigeto (&#932;&#945;&#965;&#947;&#949;&#964;&#959;&#962;) e non la rupe Tarpea che si trovava invece a Roma</small></em></p>
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		<title>Spiderman 3 o i dolori del giovane Parker</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2007 14:35:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La prima cosa che mi &#232; venuta in mente &#232; la recensione di un disco dei Ratt che lessi molti anni fa su Metal Hammer: <cite>&#34;&#232; come un bel piatto di carne al sangue servito con sopra dei cubetti di zucchero&#34;</cite>.</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-143"></span><!--noteaser--></p>
<p>La prima cosa che mi &egrave; venuta in mente &egrave; la recensione di un disco dei Ratt che lessi molti anni fa su Metal Hammer: <cite><span style="position:relative;color:black;width:166px;background:white;border-width:  4px 0px 4px 0px ;border-style: dashed;border-color: --;filter:alpha(opacity=25);-moz-opacity:.25;opacity:.25;float:right;padding: 0.2em; margin: 1em;font-family:Verdana,Arial, Helvetica,Georgia;font-size: 24px;line-height:26px; text-align: right;"><span style="filter:alpha(opacity=75);-moz-opacity:.75;opacity:.75;">&quot;&egrave; </span><b> </b>come <br><b></b>un <br><b>bel </b>piatto <br><b>di carne </b>al <br><b>sangue </b>servito <br><b>con sopra </b>dei <br><b>cubetti </b>di<span style="filter:alpha(opacity=90);-moz-opacity:.90;opacity:.90;"> zucchero&quot;</span></span>&quot;&egrave; come un bel piatto di carne al sangue servito con sopra dei cubetti di zucchero&quot;</cite>. Incidentalmente quel disco faceva cagare.</p>
<p>Ora, pur essendo incline ad abbinamenti culinari improbabili devo ammettere che la metafora &egrave; calzante e ben si addice a questo che le note di produzione definivano <cite>il terzo capitolo di un franchise che ha incassato oltre un miliardo e mezzo di dollari in tutto il mondo</cite>. Purtroppo quello che funziona egregiamente per il fast-food non funziona altrettanto bene quando si tratta di cinema. Facendo la tara all&#8217;<em>hype</em> intorno alla pellicola, dimenticando per un istante il budget faraonico e gli effetti speciali di primissima qualit&agrave; e mettendo da parte l&#8217;approccio da fan al personaggio quello che resta &egrave; un film modesto che mostra la corda, privo di grossi spunti creativi e di momenti di vero coinvolgimento cinematografico, puntellato ed &egrave; la nota peggiore, da siparietti comici eccessivi e spesso fuori luogo. Non so se dipenda dal maggiore coinvolgimento di Raimi nella stesura della sceneggiatura rispetto ai due capitoli precedenti ma il cambio di registro &egrave; palese e fastidioso, un esempio su tutti la scena del ristorante con Bruce Campbell che evidentemente ha un contratto con Raimi per fare un cameo in ogni film. La gag del <em>ma&icirc;tre</em> oltre ad essere poco divertente toglie ogni pathos a quello che dovrebbe essere uno dei nodi drammatici della vicenda per quanto concerne la relazione tra Peter e MJ. Verosimilmente se qualcosa si &egrave; rotto nel giocattolo Spiderman &egrave; nell&#8217;equilibrio tra azione, <em>drama</em> e commedia. Ingredienti miscelati in proporzioni perfette nel primo episodio facendone il miglior film di supereroi per il grande pubblico e qui invece completamente sbilanciati.</p>
<p>Il secondo capitolo mi aveva fatto storcere il naso per la sproporzione tra azione e soap-opera e mi aspettavo si trattasse di un passaggio interlocutorio per legare i due capi della trilogia cos&igrave; come &quot;L&#8217;impero colpisce ancora&quot; era un film di minor respiro rispetto a &quot;Guerre Stellari&quot; tuttavia mentre il secondo episodio della trilogia di Lucas aveva i suoi momenti memorabili Spiderman 2 era invece un melenso triangolo sentimentale intervallato da qualche sana sequenza di mazzate acrobatiche. Purtroppo questo terzo episodio riprende le fila della vicenda stemperandola ulteriormente nei toni della commedia rosa</p>
<p>Il peggior difetto della sceneggiatura &egrave; che cerca di spremere in 139 minuti un paio di centinaia di numeri del fumetto infilandoci dentro troppe sottotrame nessuna sviluppata in maniera coerente. La storia sovraffollata di personaggi &egrave; come un motore troppo complesso che si mette in moto, si ferma, tossisce, riparte ma non entra mai veramente a regime.<br />
Per certi versi sembra soffrire della sindrome da moltiplicazione dei film di Batman pre-Nolan, qui ci sono tre <em>villain</em> e nessuno viene sfruttato al massimo.<br />
Sandman, eccellente nella resa in CGI soprattutto la sequenza della trasformazione iniziale, forse l&#8217;unica davvero memorabile, offre lo spunto per le migliori scene di combattimento ma resta un personaggio bidimensionale quanto a resa psicologica, una sorta di Boris Karloff mostro incompreso anch&egrave; perch&eacute; la storia non ci da modo di comprenderlo.<br />
Venom, piatto forte del film, &egrave; solo un&#8217;effetto banalotto di animazione, diventa notevole solo quando si impossessa di Eddie Brock ma a quel punto sono gi&agrave; trascorse due ore di film e resta poco per gustarselo, quanto agli effetti tragicomici del simbiote alieno su Peter Parker dir&ograve; in seguito. Goblin poi &egrave; il personaggio pi&ugrave; debole, comodamente messo fuori combattimento da un&#8217;amnesia per buona parte del film salvo tornare come vertice del triangolo con MJ e Peter, fare la figura del <em>malamente</em> prima, della vittima poi e riscattarsi quindi nel finale con una buona dose di buonismo complice la trovata del maggiordomo <em>deus ex-machina</em>, tipica scorciatoia da sceneggiatore in crisi, Lost insegna.</p>
<p><img src="/images/spidey.jpg" alt="spandex years" title="spandex years" align="right" />Quanto al nostro <em>amichevole uomo ragno di quartiere</em> troppo spesso &egrave; sostituito dalla sua gommosa controparte in CGI e questo &egrave; male. Ricordo ancora quando da piccolo mi portarono al cinema a vedere il film di Spiderman con Nicholas Hammond, in fondo era solo un bietolone vestito con una tutina di spandex ridicola ma era la fottuta magia di vedere l&#8217;eroe dei fumetti in carne ed ossa a fare la differenza. Ai miei occhi di bambino era una cosa incredibile e quella magia &egrave; in fondo quello che cerco ogni volta che vado a vedere un film di supereroi. Voglio vedere quanto pu&ograve; sembrare reale. Per questo non mi &egrave; piaciuto l&#8217;Hulk di Ang Lee, se voglio vedere un pupazzo gommoso mi guardo un cartone animato. Inoltre siccome ci sono fondamentalmente una serie limitata di variazioni possibili sulle pose plastiche mentre ci si dondola da una ragnatela la brillante idea di questo sequel &egrave; stata di rigirare le scene tra i grattacieli praticamente uguali ai precedenti film ma a velocit&agrave; accelerata il risultato &egrave; che il primo combattimento contro Goblin &egrave; cos&igrave; frenetico e confuso che non si riesce a vedere cosa sta succedendo.</p>
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		<title>Romanzo Criminale</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2005 08:07:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al Bar del Giambellino mi chiamavan Drago&#8230;
ed a giudicare dai tempi di digestione della grigliata di ieri sera capisco anche perch&#233;, penso che con opportune contrazioni di<a href="http://www.neoprene.it/romanzo-criminale/">[continua...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><cite>Al Bar del Giambellino mi chiamavan Drago&#8230;</cite></p>
<p>ed a giudicare dai tempi di digestione della grigliata di ieri sera capisco anche perch&eacute;, penso che con opportune contrazioni di diaframma potrei estrudere un soffio di lava incandescente e succhi gastrici.</p>
<p><span id="more-139"></span></p>
<p>Ieri abbiamo riscontrato che un discreto numero di persone di et&agrave; media intorno ai 28 anni una volta chiuse in un ufficio deserto preferisce perdersi nello schermo del proprio portatile piuttosto che parlarsi. Per combattere questo tipo di alienazione due colleghe hanno deciso di metterci tutti a fare qualche stupido test.<br />
Pi&ugrave; produttiva ai fini della socializzazione &egrave; stata la sortita per cenare in un posto al sopracitato Giambellino dove ho superato non senza un certo fastidio il mio ribrezzo per il mangiare senza posate e mi sono ingozzato di carne alla griglia innaffiata da tre bocce di Primitivo di Manduria.<br />
Ha fatto seguito la visione del film Romanzo Criminale a rendermi difficile la digestione e siccome non trovo il thread in cui se ne parlava su asphalto dico qui la mia, mi &egrave; parso <span style="position:relative;color:black;width:166px;background:white;border-width:  4px 0px 4px 0px ;border-style: dashed;border-color: --;filter:alpha(opacity=25);-moz-opacity:.25;opacity:.25;float:right;padding: 0.2em; margin: 1em;font-family:Verdana,Arial, Helvetica,Georgia;font-size: 24px;line-height:26px; text-align: right;"><span style="filter:alpha(opacity=75);-moz-opacity:.75;opacity:.75;">un </span><b> </b>Forrest <br><b></b>Gump <br><b>del </b>&#8220;nero&#8221; <br><b>italiano con </b>tutti <br><b>i </b>difetti <br><b>tipici del </b>cinema<span style="filter:alpha(opacity=90);-moz-opacity:.90;opacity:.90;"> de&#8217;noantri.</span></span>un Forrest Gump del &#8220;nero&#8221; italiano con tutti i difetti tipici del cinema de&#8217;noantri.</p>
<p>Il film percorre circa vent&#8217;anni di storia e la trama poliziottesca ispirata alla Banda della Magliana si intreccia a tutto l&#8217;intrecciabile del torbido italico: il &#8216;77, l&#8217;arrivo dell&#8217;ero, servizi segreti deviati, caso moro, strage di bologna, cosche siciliane e banchieri milanesi con tanto di uso ed abuso di footage originale del tg rai</p>
<p><cite>tutto tutto sulla mafia, tutto tutto sulla p2<br />
tutto tutto sul mio fegato, tutto e niente</cite></p>
<p>mancano giusto ustica e la monetina in testa a pap&agrave; alemao.<br />
La tesi dell&#8217;autore &egrave; che tutti questi eventi siano legati da un filo nero che come la piuma dell&#8217;amico Forrest fluttua leggero in un mare di piombo, sangue e merda.</p>
<p><cite>e le stragi senza nome tutte passano da roma</cite></p>
<p>In un buon film italiano non pu&ograve; mancare l&#8217;impegno politico e quindi tutta la meglio giovent&ugrave; si schiera in prima linea. Italiani, grandi professionisti, pure Er Patata recita di diaframma. Eppure questo modo di recitare mi indispone, temo sia un mio limite.<br />
Totalmente pretestuosa la <em>liason</em> tra la bella troia ed Accorsi che come sempre preferivo ai tempi del maxib&ograve;n. Totalmente ruffiane le scene dell&#8217;attentato al papapolacco ed il triplice &#8220;campioni del mondo&#8221;.<br />
Totalmente bah il libro di Evola intravisto nella borsa del killer. Il Nero. <em>(sic)</em></p>
<p><cite>tutto tutto sul mio fegato, tutto e niente</cite></p>
<p>Ore 2:00 al mio stupido hotel a guardare il soffitto, complici troppi cazzi miei, il lavoro schedulato per stamane e come dice Leggo dovrei smetterla di dare la caccia ai fantasmi.<br />
Di fronte al letto ho un quadro con un ovale, al buio mi ricorda The Ring.<br />
Ore 3:00 idem</p>
<p><cite>tutto tutto sul mio fegato, tutto e niente</cite></p>
<p>Ore 5:30 sveglia, devo essere in redazione alle 8:00. In ascensore una ragazza mi chiede se lavoro al Niguarda. Sulla metro alle 6:00 ci sono tutti gli extracomunitari che non ho visto in questi giorni. Evidentemente i BPC (Bianchi Padani Cattolici) fanno tutti i lavori con orario da ufficio.<br />
Badge alle 07:48. Per un errore di palinsesto la mia attivit&agrave; e quella dell&#8217;altro collega in turno sono in conflitto. Diamo la precedenza alla prima edizione del TG5.</p>
<p><cite>tutto tutto sul mio fegato, tutto e niente</cite></p>
<p>troppi silenzi, troppi cazzi miei, troppi fantasmi.</p>
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		<title>Il cineracconto: Van Helsing (no purtroppo non parla di cacao olandese)</title>
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		<pubDate>Fri, 21 May 2004 02:02:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[humor]]></category>
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		<description><![CDATA[maiahi maiaha maiaha-ha
che paura mi fa carletto, l&#8217;uomo lupo, frenk e dracula
lupo, frenk e dracula

Il film si apre con una scena che &#232; un gustoso omaggio alle<a href="http://www.neoprene.it/il-cineracconto-van-helsing-no-purtroppo-non-parla-di-cacao-olandese/">[continua...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>maiahi maiaha maiaha-ha<br />
che paura mi fa carletto, l&#8217;uomo lupo, frenk e dracula<br />
<small>lupo, frenk e dracula</small></em></p>
<p><span id="more-135"></span></p>
<p>Il film si apre con una scena che &egrave; un gustoso omaggio alle produzioni Hammer, bianco e nero, inquadrature clich&egrave; citazioni di Frankenstein jr. che cita a sua volta etc.<br />
Una folla inferocita aizzata dalle numerose paludi presenti nel vicinato si avvia con torce e forconi a stanare il professor Frankenstein che ha ormai terminato la sua creatura per conto di un misterioso committente, tale conte Dracula, interpetato per l&#8217;occasione da un sosia di Tonino Carotone senza baffi che per tutto il film ci infastidir&agrave; con una pessima imitazione del Gary Oldman pi&ugrave; gigione e con un accento rumeno da macchietta.</p>
<p>Pregevoli le sequenze con i lampi che rivelano la natura bestiale del vampiro e le trasformazioni, il resto &egrave; pura maniera (ci scappa anche una citazione da Terminator).<br />
In breve la creatura si anima, prende a pattoni Dracula si carica in spalletta il dottore e cerca rifugio in un improbabile mulino a vento di legno dove trova una fine ingloriosa grazie al fuoco appiccato dai villici.</p>
<p>Cambio scena, Parigi, un tipo che per non farsi riconoscere si concia secondo la pi&ugrave; tipica iconografia del cacciatore di streghe e/o vampiri (cfr. Warhammer, MtG e Vampire Hunter per PSX per fare due nomi, anzi tre) si aggira all&#8217;ombra di una Tour Eiffel in costruzione e trova il cadavere di una mignotta con la gola squarciata e un mozzicone di sigaro. In lontananza una figura scimmiesca si arrampica sulla facciata di NotreDame.<br />
Quasimodo? ma no&#8230; non avete visto La Leggenda degli uomini straordinEri? ecco lo sanno tutti che era stato mr.Hyde il brutale assassino della Rue Morgue a terrorizzare Pargi&#8230;<br />
il nostro eroe si mette in caccia e si imbatte subito nello scimmiesco Hyde che con i favoriti, il corpo nerboruto e peloso, il ghigno ferale ed il sigaraccio in bocca ci ricorda un certo canadese dal brutto carattere.<br />
Ma Hugh Jackman che di queste cose ne sa estrae due lame rotanti e SNIkt! ci spacca u culu&#8230;il mostro precipita dalla cattedrale non prima di aver fatto danni inestimabili al patrimonio artistico dell&#8217;umanit&agrave;. Accorre una piccola folla intorno all&#8217;uomo precipitato a terra, si sente bisbigliare un &#8220;<em>la pol&igrave;s la pol&igrave;s</em>&#8221; ed ecco giungere le flic, sempre molto chic che osserva il nostro eroe stagliarsi sul tetto della cattedrale e lo ammonisce con un accento da barzelletta <q>Maledetto Van Helsing non sfusgirai, i grisb&igrave; saranno miei parbleu</q>.<br /> Sullo sfondo VidocQ si allontana nell&#8217;ombra.</p>
<p>Scena successiva, come ormai &egrave; consuetudine (Vampires di Carpenter docet) l&#8217;eroe si reca in Vaticano dove segretamente &egrave; gestita e sponsorizzata la sua attivit&agrave; di cacciatore. Scambia due chiacchiere con un cardinale giusto perch&eacute; non si dica che non ha spessore psicologico e che &egrave; un brutale assassino senza rimorsi e questo gli racconta <span style="position:relative;color:black;width:166px;background:white;border-width:  4px 0px 4px 0px ;border-style: dashed;border-color: --;filter:alpha(opacity=25);-moz-opacity:.25;opacity:.25;float:right;padding: 0.2em; margin: 1em;font-family:Verdana,Arial, Helvetica,Georgia;font-size: 24px;line-height:26px; text-align: right;"><span style="filter:alpha(opacity=75);-moz-opacity:.75;opacity:.75;">una </span><b> </b>storia <br><b></b>improbabile <br><b>che </b>gronda <br><b>del concetto </b>di <br><b>&#8220;vai </b>in <br><b>transilvania e </b>spacca <br><b>dei </b>gran<span style="filter:alpha(opacity=90);-moz-opacity:.90;opacity:.90;"> culy&#8221;</span></span>una storia improbabile che gronda del concetto di &#8220;vai in transilvania e spacca dei gran culy&#8221;.<br /><acronym title="Van Helsing">VH</acronym> allora si reca presso il dipartimento Q dove un frate (e non monaco attenzione, quindi dispensato dal bestemmiare etc) tale Robertino da Crema, interpretato da quel perdente che faceva Faramir in LOTR dopo un evidente malattia che lo ha prostrato nel fisico e nel morale, gli illustra le meraviglie delle sue ricerche tipo la balestra ripetizione e la nitroglicerina. VH saggiamente cerca di appropriarsi anche di un gatling ma il frate gli dice che per i vampiri ci vuole altro e lo riempie di uno stock di croci, collane d&#8217;aglio ed acqua santa che si riveleranno utili quanto la contraerea irachena. Inoltre gli intima di non toccare un suo congegno sperimentale, una granata a base di lava dell&#8217;Etna e sabbia del Gobi (sic!) che potrebbe generare un lampo di intensit&agrave; pari a quello della luce solare. A cosa diavolo mai servir&agrave; un oggetto del genere? Noi che siamo smaliziati lo capiamo subito, i due si grattano un attimo la testa e lo mettono in borsa perch&eacute; come in tutte le avventure che si rispettino se un oggetto idiota viene descritto per pi&ugrave; di due secondi avr&agrave; sicuramente un suo utilizzo nella storia. Vh obbliga il monaco reticente a seguirlo in quest&#8217;impresa suicida e si mette in viaggio</p>
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		<title>Messico dalla A alla Z</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Dec 2002 15:39:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Harlequin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[humor]]></category>
		<category><![CDATA[tassonomia]]></category>
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		<description><![CDATA[Sono andato al Messico ma ho trovato chiuso.

Autobusil mezzo indispensabile per muoversi in questo paese immenso. Mettete in conto attese interminabili in terminal affollatissimi, ispezioni corporali, tentativi<a href="http://www.neoprene.it/messico-a-z/">[continua...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono andato al Messico ma ho trovato chiuso.</p>
<p><span id="more-96"></span></p>
<p><a name="a" style="font-size: 16px; font-weight: bold">A</a>utobus<br />il mezzo indispensabile per muoversi in questo paese immenso. Mettete in conto attese interminabili in terminal affollatissimi, ispezioni corporali, tentativi di comunicazione non verbale con gli <a href="#i">Ignoranti</a>, aria condizionata assassina, la radio del <em>jefe</em> che passa <a href="#m">musica</a> improbabile, centinaia di kilometri di sterrato, tornanti a profusione, la porta del cesso che si apre e sbatte ad ogni curva quando cercate di dormire, odore di nachos e russare imperioso di <a href="#n">bambole messicane</a>.<br />
Ovviamente sto parlando dei bus di prima classe.</p>
<p><a name="b" style="font-size: 16px; font-weight: bold">B</a>affi<br />
gli uomini messicani li portano lunghi, probabilmente per distinguersi dalle <a href="#d">donne</a> che li portano corti.</p>
<p><a name="c" style="font-size: 16px; font-weight: bold">C</a>oca-cola<br /> onnipresente, nei bar, nei chioschi, nei murales, nell&#8217;albero di natale, nelle offerte votive. A San Juan de Chamula gli indios portano la Coca-cola in chiesa per poter ruttare e scacciare gli spiriti maligni. Ho molto apprezzato. Notare che l&#8217;ex direttore degli stabilimenti in Messico , Vincente Fox &egrave; diventato presidente della repubblica.<br />
Un po&#8217; come se in Italia l&#8217;uomo dietro il marchio mediatico pi&ugrave; visibile salisse agli onori della politica.</p>
<p><a name="d" style="font-size: 16px; font-weight: bold">D</a>onne<br />
le donne messicane sono fatte a forma di 8 schiacciato.</p>
<p><a name="e" style="font-size: 16px; font-weight: bold">E</a>quipaje<br /> i messicani viaggiano leggeri, non pi&ugrave; di otto colli a testa, ciascuno costituito da uno scatolone di cartone che in origine conteneva una fotocopiatrice industriale Mita ed ora sembra contenere qualcosa di pi&ugrave; pesante. Poi ovviamente c&#8217;&egrave; il bagaglio a mano, un borsone di provviste per il viaggio e l&#8217;immancabile <em>bibin de pezza</em>.</p>
<p><a name="f" style="font-size: 16px; font-weight: bold">F</a>umo<br />
no, non quello che appena vi sgamano come italiani cercano di vendervi. In Messico ahim&egrave; non esiste nessuna legge anti-fumo nei locali pubblici. Ci sar&agrave; sempre un fottutissimo figlio di cane masai che si accender&agrave; una paglia accanto a voi appena vi siederete per consumare un pasto.</p>
<p><a name="g" style="font-size: 16px; font-weight: bold">G</a>radini<br />
preparatevi a salirne tanti. Un ottimo allenamento alla Goku consiste nel farsi cinque piani per raggiungere la camera d&#8217;albergo con lo zaino grande in spalla e poi rifare le suddette scale cinque o sei volte al giorno approfittando dei benefici dell&#8217;allenamento in quota (Mexico city, 2240mt. sul livello del mare).<br />
Affronterete le piramidi di slancio irridendo come albatross i gruppi di turisti da viaggio organizzato che salgono in cordata.<br />
Riderete meno quando l&#8217;ultimo giorno scoprirete che in albergo c&#8217;era l&#8217;ascensore.</p>
<p><a name="h" style="font-size: 16px; font-weight: bold">H</a>erbalife<br />
il modo peggiore per incominciare il viaggio: condividere il volo con un gruppo di seguaci di Herbalife diretti ad una convention. Garruli mentecatti, sono tutti chiacchiere e distintivo.<br />
Vuoi perdere peso? Chiedimi come, ti mozzo una gamba imbecille.</p>
<p><a name="i" style="font-size: 16px; font-weight: bold">I</a>gnoranti<br />
addetti al carico e scarico dell&#8217;<a href="#e">equipaje</a>, noti anche come <em>de ignorants</em>, coloro i quali ignorano qualsiasi cosa, dai basilari principi della fisica ai vostri appelli disperati affinch&egrave; non vi stipino l&#8217; Invicta tra due enormi <a href="#e">cartoni</a> cosparsi di merda di pollo per favorirne lo scivolamento a fondo bagagliaio.<br />
Trattateli con sufficienza e chiamateli Jonsy (il <em>jefe</em> chiamatelo <em>cappu</em> con lieve inflessione della valpolcevera).</p>
<p><a name="j" style="font-size: 16px; font-weight: bold">J</a>alape&ntilde;o<br />
altro che <a href="#p">peyote</a>, questo &egrave; il vero allucinogeno messicano. Cercate di resistere alla tentazione di strafare con le bruschettine altrimenti potreste finire a fare sogni deliranti tipo che quel gondone di XXX vi tende tranelli seminando ragnatele alla Spiderman sul vostro cammino oppure che praticate un <em>cunnilingus</em> ad una tredicenne giapponese</p>
<p><a name="k" style="font-size: 16px; font-weight: bold">K</a>ahlo<br />
Frida, a l&#8217;ea br&uuml;tiximma. (vedi anche <a href="#b">donne baffute</a>)</p>
<p><a name="l" style="font-size: 16px; font-weight: bold">L</a>ustrascarpe<br />
immancabili gli <i>sciusci&agrave;</i> sono insopportabili anche senza Santoro. Per il messicano la scarpa lucida &egrave; uno status-symbol, li vedrete seduti sulla sedia del lustrascarpe a leggere il giornale con un&#8217;espressione di soddisfazione impagabile. Vedrete anche il bambino col capello leccato che si rimira le scarpe lucidate di fresco e si sente un gran signore mentre lo portano dai parenti lontani a Guntanajuato. In periodo di magra i lustrascarpe verranno a cercarvi per chiedere di lucidarvi le Adidas. Col lucido nero.</p>
<p><a name="m" style="font-size: 16px; font-weight: bold">M</a>usica<br />
in Messico c&#8217;&egrave; sempre musica; non importa che provenga dalla radiolina del <em>jefe</em> (che ha un bzzzz nel tbdh), dalla <em>tienda de zapatos</em> che non si capisce perch&eacute; ha un amplificatore da concerto che spara un milione di watt, dall&#8217;orchestrina di finti <em>mariachi</em>, dal maggiolone convertito in limousine o dal culo di un nano ventriloquo, la musica sar&agrave; sempre a volume esagerato ed equalizzata da cani.<br />
Per distinguersi i locali <em>cool</em> diffondono <em>evergreen</em> come &#8220;Woman in love&#8221; oppure &#8220;Ebony and Ivory&#8221; in formato <em>muzak</em>.</p>
<p><a name="n" style="font-size: 16px; font-weight: bold">N</a>anna<br />
i messicani sono come le bambole, appena reclinano il capo all&#8217;indietro chiudono gli occhi. Poi cominciano a russare.</p>
<p><a name="o" style="font-size: 16px; font-weight: bold">O</a>perazione al naso<br />
a giudicare dal numero impressionante di nasi incerottati che ho visto la rinoplastica deve essere il regalo pi&ugrave; trendy per le diciottenni middle-upper class di Mexico City.</p>
<p><a name="p" style="font-size: 16px; font-weight: bold">P</a>eyote<br />
no, non l&#8217;abbiamo provato percui piantatela di scassare il cazzo con le domande sul peyote.</p>
<p><a name="q" style="font-size: 16px; font-weight: bold">Q</a>uetzalcoatl<br />
dai termini nahuatl <em>quetzalli</em> piuma preziosa e <em>coatl</em> serpente, Quetzalcoatl (Kukulkhan per i Maya) &egrave; il serpente piumato, il drago celestiale principale divinit&agrave; Tolteca-Azteca principio di ordine cosmico e forza vitale.<br />
La decadenza della civilt&agrave;  azteca coincise con l&#8217;abbandono del culto di Quetzalcoatl in favore del sanguinario dio tribale Huizilopochtli.<br />
Ok, coincise anche con l&#8217;arrivo di invasori muniti di corazze d&#8217;acciaio e polvere da sparo.</p>
<p><a name="r" style="font-size: 16px; font-weight: bold">R</a>uta Maya<br />
lungo la ruta Maya si incontrano sempre le stesse facce, il giorno prima facevano colazione con voi ad Oaxaca, il giorno dopo li trovate sul vostro <a href="#a">autobus</a> per Montalban, il giorno dopo ancora per le strade di Tuxtla e cos&igrave; via. Ci si scambia un cenno di riconoscimento e si tira dritto che la strada &egrave; lunga.</p>
<p><a name="s" style="font-size: 16px; font-weight: bold">S</a>birri<br />
un paio ad ogni angolo di strada in tenuta antisommossa e con il fucile d&#8217;assalto e poi vigilanza privata in ogni grande negozio e vari corpi paramilitari. Loro non sono <a href="#h">chiacchiere e distintivo</a> ma shotgun e tonfa. Non fatevi impressionare, sono i pi&ugrave; gentili nel fornire informazioni se vi perdete (o se una testa di cazzo di autista di <em>pesero</em> vi porta a perdere).</p>
<p><a name="t" style="font-size: 16px; font-weight: bold">T</a>equila<br />
che Messico sarebbe senza tequila? Due nomi su tutti Don Julio ed Herradura ovviamente <em>reposado</em> da centellinare sino all&#8217;ultima goccia.</p>
<p><a name="u" style="font-size: 16px; font-weight: bold">U</a>nam<br />
i mitici Pumas di Citt&agrave; del Messico. Come sempre ho scelto la squadra con la maglia pi&ugrave; bella.</p>
<p><a name="v" style="font-size: 16px; font-weight: bold">V</a>olkswagen<br />
il maggiolone &egrave; onnipresente, quelli verdi sono taxi, quelli customizzati sono delle tarro-mobili da antologia, una chicca il clacson con la musica de &#8220;Il Padrino&#8221;</p>
<p><a name="w" style="font-size: 16px; font-weight: bold">W</a>aldek<br />
eccentrico aristocratico britannico; nel XIX secolo il conte Waldek gi&agrave; ultrasessantenne decise di visitare le rovine dell&#8217;appena scoperta Palenque e visse per due anni in cima ad un edificio oggi noto come <em>casa del Cond&egrave;</em> scrivendo deliranti reportage in cui affermava di aver trovato una civilt&agrave; mediterranea tra le foreste del Messico meridionale suscitando un grande scalpore in patria sui quotidiani e nei circoli scientifici. Un genio afflitto da demenza senile che ubriac&ograve; di fregnacce una nazione, fosse vissuto In italia ai giorni nostri come minimo sarebbe presidente del consiglio.</p>
<p><a name="x" style="font-size: 16px; font-weight: bold">X</a>x<br />
<em>dos equis</em>, e poi Corona, Sol, Mod&eacute;lo, Tecate e Victoria. La <em>cerveza</em> ha sempre lo stesso sapore ma basta una fettina di lime e la vita ti sorride. Ha parecchi denti marci.</p>
<p><a name="y" style="font-size: 16px; font-weight: bold">Y</a>ucat&agrave;n<br />
Vorrei dirvi qualcosa di interessante, buffo ed originale sullo Yucat&agrave;n ma proprio non mi viene. Arrangiatevi.</p>
<p><a name="z" style="font-size: 16px; font-weight: bold">Z</a>orro<br />
avete presente quel video di Elio in cui sono tutti vestiti da Zorro? Ecco, non c&#8217;entra un cazzo.</p>
<p><em>&iexcl; hasta lleno, merdine !</em></p>
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		<title>Pino e Gino nel Magico Mondo delle Esperienze Lignee</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jul 2002 13:31:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>maffa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Milano, come &#232; ormai di dominio pubblico, &#232; una citt&#224; un po&#8217; particolare. Mi si pu&#242; obiettare che in Europa le citt&#224; sono un po&#8217; tutte particolari,<a href="http://www.neoprene.it/pino-e-gino-nel-magico-mondo-delle-esperienze-lignee/">[continua...]</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-75"></span><!--noteaser--></p>
<p>Milano, come &egrave; ormai di dominio pubblico, &egrave; una citt&agrave; un po&#8217; particolare. Mi si pu&ograve; obiettare che in Europa le citt&agrave; sono un po&#8217; tutte particolari, visto che ce ne sono alcune che son in giro da un paio di millenni, e che hanno fatto in tempo a darsi un contegno personale.</p>
<p>Ma Milano &egrave; davvero una citt&agrave; un <em>po&#8217; particolare</em>. Milano &egrave; la capitale della moda italiana -<em>eh ma va !</em> giuro, &egrave; la capitale della moda italiana. Solo che voi che non ci abitate non capite cosa voglia dire. Milano &egrave; la citt&agrave;  della <em>moda</em>, capito? Non &egrave; come dire che Recco &egrave; la capitale della focaccia, no! Vuol dire che le cose a Milano diventano <em>fenomeni di costume</em>. Le cose. Qualsiasi cose.</p>
<p>Le arance. O le arancie. Quanto costano da voi le aranc(i)e? A Torino, mercato di P.ta Palazzo, circa .75 euri al kg. Visto che &egrave; un mercato grosso, proviamo ad alzare un po&#8217; il prezzo: arriviamo ad 1 euro tonto tonto. A Milano costano 2.5 euri al kilo. &Egrave; un po&#8217; tanto. Sapete perch&eacute;? Perch&eacute; l&#8217;arancia &egrave; parte fondamentale della colazione boba*-salutista, e in quanto salutista fa parte di un fenomeno, per cui &egrave; previsto il rincaro del <em>servizio di fornitura dell&#8217;esperienza salutista</em>. Capite? Una cazzo di arancia, quelle che in Sicilia mandano al macero perch&eacute; non sanno cosa cazzo farsene tante ce n&#8217;&egrave;, a Milano sono trattate come oggetti di esperienza salutista. &Egrave; lo stesso atteggiamento che gli indiani d&#8217;America avevano nei confronti delle perline e degli specchietti. &Egrave; follia. &Egrave; demenza. Ed &egrave; perfettamente estendibile a qualsiasi altro prodotto. Qualsiasi.</p>
<p>La <em>niueconomi</em> ha trasformato l&#8217;economia di vendita dei prodotti (mi serve carta da culo-vado al supermercato-compro la carta da culo-torno a casa mia-mi pulisco beato il culo con la mia carta da culo) in vendita di <em>servizi</em>: mi serve la carta da culo, ma non mi serve veramente la carta da culo, no, mi serve un prodotto di igiene personale ed intima per la quale serve la consulenza e la comprensione del mio confessore, un professionista che ha dedicato la sua vita  alla pulitura del culo. Il quale mi far&agrave; provare l&#8217;esperienza -sic- della pulitura del culo da carta da culo.</p>
<p>Alcuni di voi sono venuti dalle mie parti, ed hanno potuto cos&igrave; testimoniare del fatto che i Navigli di Milano, in qualsiasi altro posto nel mondo, avrebbero nome di Fogna a Cielo Aperto. Puzza, zanzare, pantegane=fogna. No? No. Il Naviglio di Milano &egrave; <em>esperienza di acqua in movimento</em>, sissignore, e giustifica prezzi immobiliari pari a quelli di via Montenapoleone dove per&ograve; non ci sono, oltre alle zanzare, le pantegane e la puzza di acqua stagnante, sopratutto i motorini sotto casa che smarmittano fino alle 4 di notte.</p>
<p>Ok, arrivo al punto.</p>
<p>Ieri, io e la mia dolce met&agrave; siamo andati all&#8217;Ikea per cercare di sistemare in quello sputo di camera con anticamera (che costa come un quadrilocale in una qualsiasi altra citt&agrave; del mondo) gli oggetti personali che riempivano due camere delle stesse dimensioni. Nel disperato tentativo di moltiplicare le superfici e gli spazi cassettabili e mensolabili, abbiamo comprato un mobiletto Akrobat <em>(l&#8217;esperienza abitativa Ikeaaaaaaahh&#8230; lo scaffale Akrobaaaaaat&#8230; l&#8217;anta Akrobaaaat&#8230;)</em>, perch&eacute; ci servivano delle cassettine per smistare e dividere le sue mutande dalle mie (sia mai che poi ci sbagliamo di nuovo), e per sistemare i fumetti: anzi entusiasticamente ne compriamo due (vah, che scialo). Curiosamente, vieniamo informati all&#8217;uscita che lo scaffale Akrobat <em>(l&#8217;esperienza abitativaaaaaahh&#8230; lo scaffale Akrobaaaaaat&#8230; i cassetti Akrobaaaat&#8230;)</em> verr&agrave; sprovvisto delle mensole interne perch&eacute; fuori produzione. Non abbiamo capito come mai, ma abbiamo razionalizzato questo concetto quando eravamo gi&agrave; abbondantemente distanti dal parcheggio Ikea <em>(l&#8217;esperienza parcheggiativaaaaahhh&#8230; siiiiii&#8230; l&#8217;ampio parcheggioooooooohhhhh&#8230; tutto esclusivooooooohhhh&#8230; vieni a noiiihhhhh&#8230;.. vieniiiihhh&#8230;.)</em>, per cui siamo arrivati a casa e abbiamo cercato di dare un perch&eacute; a questo acquisto. Prima di tutto ne abbiamo montato uno. Dopodich&egrave; abbiamo cercato di ovviare al problema della mancanza della mensola. La prima ed unica proposta (perch&eacute; dopo sono svenuto) &egrave; stata: cerchiamo un falegname e ci facciamo dare un quadrato di compensato marron 40&#215;50. Per essere precisi, la proposta l&#8217;ha fatta lei. Io, alla parola &#8220;falegname&#8221;, sono svenuto con schiumine che avrebbero fatto tendenza al Caf&egrave; Atlantique.</p>
<p>Cercare un falegname a Milano. &Egrave; follia. Non esiste. Magari ce ne sar&agrave; uno. Far&agrave; Stradivari di cognome. Non ti vender&agrave; mai un quadrato di compensato marron 40&#215;50, no, mai. Se gli dici che hai comprato il mobile all&#8217;Ikea men che mai. Ti uccider&agrave;. Uriner&agrave; sulle tue carni lacere. Sar&agrave; l&#8217;unico liutaio/ebanista/esperto di legni rari di tutta la citt&agrave;. E il quadrato di legno marron 40&#215;50 ce l&#8217;avr&agrave; anche, ma sar&agrave; di faggio del Mar Nero, e sar&agrave; stato tagliato a mano da un noto artista bulgaro, e per meno di 500 euro non se ne parla neanche di venderlo. Non &egrave; un falegname di quelli che ci sono nelle citt&agrave; di tutto il fottuto mondo, no, quello che gi&agrave; fuori dalla strada davanti la bottega ha i truccioli di legno, e che quando gli chiedi un pezzo di compensato sfonda un mobile con una mazzetta, gli da due colpi con la sega circolare e te lo tira dietro per 5 sacchi, no. Sar&agrave; un ateli&egrave;r, che dio li strafulmini, &#8217;sti ateli&egrave;r, avr&agrave; una commessa figa, o con l&#8217;art director gay, avr&agrave; i locali rivestiti di mogano e palissandro, e luci soffici, tutto sfumato, tutto minimalista.</p>
<p>E io-cazzo- volevo solo un pezzo di legno. Compensato. Marrone. 40&#215;50. Domani vado a riportare indietro un Akrobat.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><small>*= Bobo: bourgeois-bohemien. La razza modaiola pi&ugrave; pericolosa. Perch&eacute; non se ne rende conto. Pensa di essere alternativo, spirituale, anticonformista. Tizi da Buddha bar, per capirci. E paga le arance 5 sacchi al kilo, lo stronzo. Perch&eacute; poi tocca pagarle 5mila al kilo pure a me.</small></p>
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