giu
9
2002

Change (in the house of flies)

di Harlequin  //  Racconti  //  Commenti disabilitati  // 

Era un cielo slavato ed inerte quello che si apriva sopra di lui, componendosi ad ogni passo mentre saliva lentamente i gradini del sottopassaggio lasciandosi alle spalle l’odore di muffa a cui si era aggiunto un altro, nuovo, dolciastro e vischioso. Se gli auricolari non avessero frapposto 13 watt di isolamento acustico fra lui ed il mondo esterno avrebbe potuto sentire la voce cantilenante di una donna che parlava un paio di metri più in alto all’imbocco delle scale.
Ecco lo vedi, ci siamo persi di nuovo…e girala quella cartina, ma sai leggere? hmpf…aspetta che arriva qualcuno…
La donna in cima alle scale, con i suoi bermuda khaki e gli occhiali da sole oversize pareva presa di peso da uno spot di villaggi vacanze. Poco più in là, appoggiato al muro un uomo sovrappeso cercava di venire a capo di una cartina plastificata della città.
La donna scrutò con una certa curiosità l’uomo che le si faceva incontro emergendo dal passaggio male illuminato. Portava uno spolverino nero che scendeva sino alle caviglie e un qualche modello hi-tech di lenti annerite, sembrava procedere per forza di inerzia, come se non stesse andando da nessuna parte in realtà.
La donna si armò del suo migliore sorriso e gli rivolse una timida domanda:
Mi scusi, cosa c’è lì sotto?
Lui le passò accanto ignorandola come fosse stata un fantasma e continuando a fissare un punto indefinito oltre l’orizzonte rispose:
L’inferno.

Il commissario Delgado scacciò con un gesto stizzito l’ennesimo nugolo di mosche. - Questo posto puzza come un dannato mattatoio! Spanio, porta qui quel faretto… e vedete di tenere lontani i giornalisti perdio!
Intorno a lui gli uomini della sua squadra avevano lavorato incesantemente per un paio d’ore per transennare la zona ed incominciare i primi rilievi. Il fotografo gli passò accanto mentre armeggiava con la camera digitale inserendo un nuovo smart-stick, gli rivolse un sorrisetto idiota e commentò – Hey capo, questo tipo avrà un photo-book più dettagliato della tipa dello spot Fujimens…Sparisci – fù il laconico commento di Delgado.

Il commissario si fece avanti zigzagando tra i cartellini che gli uomini della scientifica avevano seminato un po’ ovunque e si avvicinò all’uomo con l’impermeabile nero.
H- lo guardò dalla punta delle scarpe eleganti sino alla radice dei capelli e poi tornò a fissare il muro dietro il corpo di quello che, presumibilmente, doveva essere stato un uomo. Non disse nulla.
Perchè, dico, spiegami perchè quando ci sei di mezzo tu mi sembra sempre di vivere in un fottutissimo noir di serie b?
H- non rispose, si limitò a scrollare le spalle e continuò a fissare la scritta sul muro. Col sangue della vittima, qualcuno, aveva lasciato un messaggio: NIMDA LIVES.

Ramon Delgado trasse un sospiro profondo, poi estrasse dalla tasca un pacchetto di Camel e se ne mise una tra le labbra. Mentre si frugava le tasche in cerca dell’accendino bofonchiò un ti odio e si ritrovò a pensare a quando, anni prima era dovuto andare a tirarlo fuori da una cella di contenimento. Non era stato più lo stesso da quando lei se n’era andata per inseguire una carriera da procuratore legale e l’aveva lasciato a raccogliere i frantumi di un animo tormentato.
Non dovresti fumare sulla scena di un crimine Ramon.
Fottiti.

Nonostante la scorza da duro Delgado era un bon vivant, con una passione per i sigari d’importazione e gli abiti di sartoria. Aveva sposato la figlia di un industriale delle calzature ed avrebbe potuto tranquillamente andare in prepensionamento e godersi la vita invece, per qualche motivo difficile da comprendere, continuava a fare questo lavoro ingrato che lo portava a rovinarsi le scarpe costose su un pavimento cosparso di brandelli di carne e cartillagine. Il commissario scacciò il pensiero fastidioso dalla sua mente e continuò -Abbiamo un dannato assassino a piede libero
Non lo definirei semplicemente un assassino – lo interruppe H- fattosi impovvisamente attento alla conversazione – abbiamo a che fare con qualcosa di peggio, è accaduto qualcosa qui dentro, un cambiamento…
Mentre lo ascoltava Delgado osservò con un moto di disgusto una mosca posarglisi sul polsino della camicia. Avrebbe voluto scacciarla ma si sentiva paralizzato da una morsa che gli bloccava la spina dorsale. Dopo qualche istante la mosca riprese il volo lasciando sul tessuto bianco una macchia di rosso cupo.

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