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2003
Co.Co.Co.cocaine
Ciao sono un Web Designer, una di quelle professioni che ti vergogni quasi a dirlo tanto pare una sparata per tirarsela un po’. Tanto vale dire sono un make-up artist che è come un visagista solo un po’ meno buliccio. Invece no, sono un Web Designer o meglio lo sarei se designassi un cazzo di qualcosa (le cippe di minchia con l’indelebile sulla parete del cesso aziendale non contano of course), in realtà faccio la scimmia ammaestrata e smazzo quintali di codice a perdere senza neanche vedere se si tratta di aerei supersonici o pitali d’antiquariato.
Come in Matrix con la differenza che il cucchiaio esiste e ci mangio lo yoghu
Mi piacerebbe cambiare, certo ma c’è grossa crisi, che in cinese significa cambiamento, opportunità ed in genovese significa che non ci sono palanche. Io però tengo duro. Ho avuto un’infanzia difficile, mio padre era un ufficiale e ci trasferivano di base in base ogni anno. Sono cresciuto a Camp Moron dove c’erano più marmittoni che motorini e ci sono rimasto finche mio padre è stato trasferito nel golfo del Tonchino…
no, un momento quella è la storia di Jim Morrison…
Io ho avuto la tipica infanzia del cazzo di chi è cresciuto con i cartoni giapponesi tra la fine degli anni settanta ed i primi anni 80 e ritiene pertanto lecito piagare l’esistenza degli sfortunati suoi coetanei con spam mail su quanto erano belli quei cartoni. Ok, erano fighissimi però mollatemi.
Dicevamo della crisi blah blah lavoro nuovo blah blah altisonante ma sbarazzino a sufficienza da sembrare una stronzata partorita da uno di quei generatori di terminologie fuffologiche random che si trovano su internet.
Ripensandoci, potrei fare il pubblicitario, il copywriter. Quelli specializzati a riempirvi la testa di stronzate tipo il gingle del chinotto con cui mi sono svegliato ieri mattina. Oppure come il fatto che tra i sette peccati capitali figurassero l’avarizia (in realtà sarebbe la cupidigia e si tratta di due cose semanticamente diverse) e soprattutto la vendetta (sic!).
Per tacere delle bieche implicazioni subliminali del nuovo panino australiano di Macdonalds. Sì quello con la figa sopra.
Manco a farlo apposta ho già pronto uno storyboard di successo per la stagione estiva:
location casa di Picozza, arriva la simpatica cumpa per una serata di sano GDR, il Pic sempre inneffabile li accoglie con “uei ciao ragazzi, prendetevi pure da bere in frigo ma ricordate” – assume un’espressione seria che non gli compete – “il mojito è solo mio“. Sguardo d’intesa tra i più smaliziati dei presenti (veeeery). Squilla il telefono e Pic va nell’altra stanza.
Si apre il frigo e dalla ghiacciaia escono le bottigliette di mojito già pronto stile Bacardi Breezer ma senza retrogusto di Svelto che vengono distribuite tra i presenti.
Si diffonde quel clima allegro e spensieratamente alcolico che fa tanto fiesta cubana. Pic ritorna e si ferma nel vano della porta della cucina, basito.
“Eh, ma siete delle merde…il mojito era mio” inizia a lamentarsi, inaspettatamente suonano al campanello.
Un sempre più contrariato Pic apre la porta e tra lo stupore degli astanti entra col suo incedere maestoso ma da gran beccio un varano.
Il rettile si ferma al centro della stanza e con voce alla Barry White (r.i.p) dice “eh no, il vero mojito è solo mio“.
tweets
- @IoeAnnie don't eat the yellow bear (F.Zappa)
- e corridio centrale sia!
- già ho l'ADD di mio se poi ogni volta che inizio a fare qualcosa mi chiedono di fare qualcosa di altro...
- 32 anni fa moriva Ian Curtis. adesso capisco perchè il cielo è così grigio stamattina.
- @denispigalle giorno durello più che altro






