23
2002
Cupe vampe
io che ascolto cupe vampe lanciata sull’autostrada a una quantità di kilometri l’ora e le lacrime mi rotolano sugli occhi assieme alla pioggia che sbatte sul mondo, fuori. non c’è ora se non allora, non c’è vita se non in quell’unico momento spezzato in cui ero lì a cercare di ricomporre mentalmente i brandelli del puzzle. un puzzle troppo finito per valere la fine effettiva, le luci storpie e la velocità che mi appiattisce in testa i pensieri.
secco e veloce è stato, secco e veloce, secco e veloce. tre volte. poi ho abbassato la mano e l’ho lasciato cadere, l’ho lasciata cadere sul tappeto la voce che mi insanguinava la testa. e adesso? e adesso niente. più niente. più il nulla. mi lancio sul bordo della strada aspettando qualcosa o qualcuno che ponga fine.
il coltello l’ho lasciato lì dove mi è caduto, dove ha deciso di sfuggirmi di mano, aveva una volontà propria, il coltello, una volontà che mi abbacinava. la morsa rossa della candela come i lumini al cimitero.
come fai quando non c’è più vita dentro e intorno e la morte che hai dentro preme per uscire? come fai quando la senti spingere e vedi, è l’unica possibile soluzione all’enigma?
la volevo spaccare quella sciarada che eri, la volevo distruggere con le mie mani, e tra le tue ce n’era una nuova, ce n’era sempre una nuova, da sempre.
ho dei ricordi che non sono miei, li sento piangere e li sento urlare giù per il collo quando mi stendo e sudo, ed è da sempre che mi succede. mi hai ammazzata anche tu, ma con meno clamore. te lo cedevo volentieri, il posto sui giornali, non ci tengo poi così tanto, pensa che scandalo, pensa che schifo.
sbatto la testa contro il volante, dura giù sulla plastica nera. le luci ferme sulla piazzola. il caos di fuori dalla portiera. l’avresti detto, l’avresti detto che sarei potuta arrivare a tanto? non ci pensavi, non lo sapevi. fuori ruscella. qui si congela.
avrei voluto dirtelo in faccia, guardarti dritto e sputarti dentro. così, aprirmi e liberarmi di tutto il catarro che mi ha sempre, da sempre, impedito di dire quell’unica parola,
papà. sirene alte nella pioggia. adesso è tutto finito. il mondo mi cola piano addosso, e presto anch’io mi scioglierò.
tweets
- @IoeAnnie Rocco Siffredi?
- Timidissimi segnali di ripresa.
- ok vediamo quanto riusciamo a far cagare oggi. senza capitano. (che per me poteva partire a giugno)
- yup quindi i tatuaggi di cupcake sono espressione modaiola da mischiare con Old School http://t.co/jkyV3P7m @dilestella e roba "ironica"
- avevo fatto una spesa salutista ma poi ho svaccato con la cioccolata. brutta cosa la dipendenza.








