31
2002
Dream on
Anche se è una villa gotica, e nelle intenzioni di chi l’ha costruita doveva anche incutere un certo timore e pure un po’ d’angoscino, è abbastanza pulita e curata. Il prato è stato tagliato da poco, la piscina è stata svuotata e la notte è rischiarata da riflettori puntati verso il basso, staglianti ombre nette e mostruose sia all’interno che all’esterno.
Il gruppo sta ripulendo e ricaricando in fretta e furia tutte le armi, in una stanza al riparo dentro la villa. Devo fare un giro di perlustrazione per controllare se ne arrivano altri, per proteggere i miei compagni. Ci sono diversi cadaveri sul pavimento, ma ancora di più sono gli organi interni sparsi un po’ dappertutto, anche dove non ti aspetteresti. Diverse chiazze di sangue spruzzate sulle tappezzerie pesanti e demodè rallegrerebbero gli interni, se non fosse così buio. (Ah- non ve l’ho detto: nel frattempo sono entrato nella villa per continuare il giro di perlustrazione). Passo da un corridoio all’altro, facendo bene attenzione a non allontanarmi troppo dall’improvvisato campo base nel salottino giusto prima dell’entrata.
I nostri sguardi si incrociano lentamente e casualmente, come se fossimo due tizi qualunque in coda alla cassa del supermercato. Solo che il mio vicino di coda al supermercato è uno zombi di Doom, e non siamo in un supermercato. Mi guarda da sotto i suoi occhiali azzurrati che vanno tanto di moda oggi, e deforma la bocca in un ghigno che solo uno zombi con la faccia mezza spappolata sarebbe in grado di fare, da metà delle scale della sala da ballo più in basso.
Non perdo altro tempo, gli punto la mia arma. Uhm. Che arma ho? Fin’ora non l’ho ancora visualizzata. Abbasso gli occhi: è uno di quegli apparecchi a raggi infrarossi per prendere le ordinazioni ai tavoli nei Pastarito. Uuuuhm.
Lui allarga un po’ di più il ghigno. (Penso che se allargasse ancora un po’ il ghigno gli cadrebbe la mascella. Almeno non potrebbe mordermi.)
Visto che c’è da qualche parte la mia volontà che si preoccupa di dare coerenza alla scena, si comprende che la macchinetta per le ordinazioni ai tavoli di Pastarito è anche in grado di mandare un sottile raggio laser azzurrognolo in grado di accecare permanentemente se puntato sugli occhi. Prendo la macchinetta e la carico per un tempo assurdamente lungo di tempo, due o tre secondi. Lo zombi non si muove, ghigna e basta. Punto la macchinetta su un occhio dello zombi, e faccio fuoco.
Il laser passa attraverso la lente degli occhiali azzurrati. Il ghigno da malefico si tramuta in un ghigno tipo “Non mi hai fatto niente, faccia di serpente”.
Lo guardo un po’ perplesso. Gli dico: “Tempo due o tre minuti, ed esce fuori la foto”.
Io e lo zombi scoppiamo a ridere.
(La mia volontà, da qualche parte, decide che è troppo demenziale che uno zombi scoppi a ridere, e decide che non è un vero zombi ma una comparsa)
Mai giocare ai videogiochi prima di andare a dormire.
tweets
- @IoeAnnie Rocco Siffredi?
- Timidissimi segnali di ripresa.
- ok vediamo quanto riusciamo a far cagare oggi. senza capitano. (che per me poteva partire a giugno)
- yup quindi i tatuaggi di cupcake sono espressione modaiola da mischiare con Old School http://t.co/jkyV3P7m @dilestella e roba "ironica"
- avevo fatto una spesa salutista ma poi ho svaccato con la cioccolata. brutta cosa la dipendenza.








