29
2003
Hades
Sono di quelle cose che ti dici non succederà, ma se succede non fa niente. E invece quando succedono fanno male. Perchè tu costruisci i tuoi piani a medio termine in funzione di quelli a breve, e quelli di breve vengono attuati al momento in cui quelli a brevissimo li stai compiendo. E l’ipotesi che una cosa così ti possa succedere porta il tracollo di tutto, tutto quello che sai, tutto quello che sei, tutto quello che fai e che vorrai fare.
Dall’università a casa mia non sono molti passi, una decina di minuti a piedi, dalla tranquillità di una zona appena periferica (che diventa però per un certo scherzo del Destino frenetica i primi di novembre) a ridosso del centro, alla neanche agitata vita dei quartieri universitari, dove però sfortunate coincidenze di orari rendono la strada melmosa di zainetti e teste e cellulari. Superata quella palude umana, due ponti mi portano a casa. Non sono molti passi, ma neanche pochi; e quando non sei nella disposizione d’animo di essere tollerante e paziente, il viaggio ti pesa sui polpacci (specie se ne hai fatto uno uguale poche ore prima). Si fa, se si deve, in ogni caso.
Ma dopo esserti sorbito la presenza molesta di un centinaio scarso di persone e esserti fatto 4 kilometri a piedi che non sono neanche le undici e mezza; pensare già alla colazione che farai che stamattina non avevi avuto tempo; preparare il borsone che oggi sarà la prima volta che torni a praticare arti marziali che sono due anni che aspetti questo momento; pensare -perché no- di andare in bagno; pensare tutto questo, avere progetti per il continuo della giornata, ed essere tutto sommato sollevato di buttarti sul tuo divano che è l’invidia di chiunque ci si sieda sopra, tanto contento di ritardare un po’ il piacere di averlo per te, tanto che ti fermi dal biciclettaro a chiedergli quanto costa rimettere in sesto la vecchia bici per non piangere troppo quella che mi hanno rubato delle persone che purtroppo non sono più in questa valle di lacrime ma giacciono a pancia sotto in qualche fosso o canale, chissà dove, senza che nessuno li cerchi più; tanto da passare a cercare il posto dove una ragazza carina mi ha offerto di fare un corso di improvvisazione teatrale, e scoprire che ci metto meno ad andar lì che in bagno di casa mia partendo dal balcone di dietro; pensare tutto questo, penso tutto questo, metto insieme tutte queste cose, e scopro che tanto non servirà a niente, proprio a un bel niente, che niente potrà più essere, perché io ho lasciato le chiavi a casa.
No, non può essere. Idiota. Idiota. Idiota. Cretino che non sei altro. Ma come ma dove. Non restare lì in mezzo alla strada. Guarda nello zaino. Riguarda meglio. Ma queste sono le tasche, eh. Idiota. Urlerei, cristosanto. Aspè. Uhm. Uff… No. Diocristo. No. Chiama Marina, sto cazzo di cellulare si sta anche scaricando. Squilla, qui. Non risponde. Dio, diodiodiodiodiodio. Ma che cazzo lo tieni a fare il cellulare se non lo usi (maledetti cellllulari). Chiama Tonino, almeno mangio lì. Quando le cose cominciano ad andare male vanno peggio. Lo so. Me lo sento. Oh cazzo, dovevo passsare a prendere la targhetta del citofono dal ferramenta. … MA COME SI SONO SBAGLIATI A FARLO?!? NON ERA ROSSO SU ORO, ERA ROSSO SU ARGENTO!!! Eh no che non è lo stesso, intuitivamente non è lo stesso!! Ci ha mai vissuto in un condominio? Ha mai visto condomini con le targhette dei citofoni diversi? No? Ma guarda un po’! Che cosa strana! Sì sì, no, mi tengo il pezzo di carta, settimana prossima. Va bene. Va bene. … Che poi non mi serve più a un cazzo, i vigili sono già passati a fare l’atto di notorietà per la residenza. Solo che l’ho già pagato. 4 euro. Fanculo. Ah, già che sono qui mi faccio dare il floppy con le slides del laboratorio di Pianificazione Media. … Ma… ma come? Ma… ma saranno un centinaio di fotocopie!!! Ma siete scemi? Era una roba che stava sopra ad un dischetto! Ma chi te l’ha lasciato così? Il professore? Ce l’hai la mail? Come lo rintraccio a ‘sto qua? Ma a me spiace che sei qui da due giorni, ma io non mi posso fare 100 fotocopie se c’è il formato elettronico… era un documento Powerpoint, ha le animazioni e tutto il resto… era un cazzo di floppy!!! Uff… calma. Ok, dammi le fotocopie. Certo, in ordine come me l’hai dato. Pure il documento vuoi… mmmmmh… toh… … Sì, devo fare queste fotocopie qui in automatico … da solo? … uhm… oh! OHHHH!!! CAZZO!!!. CAZZO HEY TIPA LA TUA FOTOCOPIATRICE SI STA MANGIANDO I CAZZO DI FOGLI CRISTOSANTO!!! ME LI STA DISTRUGGENDO!! FERMALA!!! fermala … ‘sta cazzo di macchina, fermala… incastrata dove? … ferma!!! mi mischi i fogli… sta’ ferma!! Mi stai mischiando i fogli, ‘che non sono numerati!!! Diosanto… guarda qua, sono tutto zozzo di inchiostro… Ossignore … mmhh … No, non ne voglio più di fotocopie. Ora mi tocca rimetterle in ordine… … vediamo se riesco a sostituire i fogli rotti con le fotocopie … guarda qui che casino… cazzo di baracca, ha preso i fogli dal mezzo! Cazzo. Andiamo dall’altra parte, che sono più professionali … ok … … … quanto fa? 7.50?!? Cristo… Quattordicimila lire per non avere un dischetto del cazzo… *sospiro* … Si ti ho riportato le fotocopie… me le ha date la tua collega… asco’… alcune si sono rotte, le ho sostituite con le fotocopie… ma come le ristampi… come sarebbe a dire le ristampi… da dove? DA DOVE?!? Come ONLINE!!! SONO ONLINE?!? Ma cosa mi fotte se il server è giù, ho speso 7 euro di fotocopie, ho rotto i fogli, ho perso un’ora e c’è online? Ma ve le date le informazioni o avete litigato e non parlate più? Non ci posso credere. Non ci posso credere. … Ciao To. No niente sono passato da lezione. Poi ho anche dimenticato le chiavi di casa. No, non sono passato perch6eacute; sono senza chiavi, scemo … sono passato così… brodino? Uhm … AHH!!! Ah, aspè, il cellulare… eh c’ho la vibrazione, non me l’aspetto… mi fa impressione, così sopra il rene… maledetti cellulari… Pronto? Ciao amò… sono da Tonino… eh, ti chiamavo per le chiavi di casa… le mie te le sei portate via tu… bella storia… per cui… eh? per cui niente palestra… a pranzo da te? … A parte che è dall’altra parte della città, va bene… eh? no no, dovevo anche passare dal dottore per la sana e robusta… per cui niente… si, ci vediamo da te… ok… ciao… ciao… To, niente brodino, ci vediamo dopo… dopopranzo… … SMS di Silvie… ah, bensvegliata eheheh… baci a Marina eheheh no non sono geloso, basta che vi possa massaggiare le tettone mentre limonate… ehehe… … non risponde… s’è offesa? Ecco fatto, s’è offesa. Squillino. Ma che vuol dire squillino? Che mi rappresenta? 3 SMS per dire che non s’è offesa e che lo squillo vuol dire ok. Maledetto cellulare. Maledetta mattinata. Ci vorrà ancora un’ora prima che tutta sta sfiga si scarichi.
Dopo un’ora la sfiga si scarica con il botto. Al termine del pranzo, piacevolmente consumato in un barino così di periferia che di più non si può, bacio Marina, e mi instrado. Mentre sono sul bus che mi riporta in centro città, un pensiero precede uno squillo sul cellulare (maledetto cellulare): mi sono ridimenticato le chiavi nella borsa di Marina.
tweets
- @IoeAnnie Rocco Siffredi?
- Timidissimi segnali di ripresa.
- ok vediamo quanto riusciamo a far cagare oggi. senza capitano. (che per me poteva partire a giugno)
- yup quindi i tatuaggi di cupcake sono espressione modaiola da mischiare con Old School http://t.co/jkyV3P7m @dilestella e roba "ironica"
- avevo fatto una spesa salutista ma poi ho svaccato con la cioccolata. brutta cosa la dipendenza.








