20
2002
Hyacinth House
la porta mi aveva appena vomitata in mezzo alla strada, quando sono inciampata nel tuo cadavere.
se ne stava, fermo e lento, con la rigidità dei tuoi ultimi sguardi, immerso nella fanghiglia piovana.
ho cercato di raccoglierti, ma mi scivolavi tra le dita, e ti lasciavo sulla pelle segni scuri e rappresi.
ho cercato di parlarti, ma la voce non mi usciva dalla gola gonfia, e non rispondevi, probabilmente non capivi, non concepivi, non compativi.
ho cercato di baciarti, e mi sono ritrovata con la bocca piena di fango.
ti ho guardato negli occhi per vedere se avevano cambiato colore, ma erano rimasti dritti e fissi, pezzi di specchio che riflettevano ogni voltare dello stravento bagnato.
allora mi sono alzata da terra e me ne sono andata barcollando, cercando un angolo dove poter brillare senza dovermene vergognare.
certe cose mi scorrevano davanti in un laconico color seppia. pioveva, e nello stomaco la coca buton festeggiava il capodanno cinese.
ti ho scacciato con una mano, come fumo negli occhi, e sono andata a cercare qualcuno che mi tenesse un po’ di compagnia.
ultimamente osservo attentamente volti e voci in cerca di indizi, e ogni tanto, qualche sera particolarmente chiara, rimango incantata agli occhi di qualcuno, a un qualche verde o azzurro o castano ambrato che mi riesca a scaldare un po’ più di una sigaretta. allora offro l’ultima sigaretta (in silenzio), perchè un paio d’occhi val bene l’ultima sigaretta.
ogni tanto riesco anche a farli avvicinare, gli occhi, e vederli meglio, guardare come dalla pupilla si decolorano lentamente a raggiera verso i bordi più scuri.
sono in cerca di indizi, ma non sto cercando te. e mentre cerco, con tutti parlo e a nessuno dico il mio nome.
ci sono cani e padroni, e padroni che sembrano cani e hanno lo stesso odore bagnato.
ci sono ragazze che ballano storte avvinghiate in mezzo alla strada.
c’è un ragazzo che domani torna a Londra insieme a un paio di iridi azzurre che presumibilmente non rivedrò mai più.
ci sono altri che mi chiedono cosa mi aspetto e perchè, e si soffiano via i capelli dal volto affilato.
c’è un bambino dagli occhi trasparenti che respira il fumo denso della mia ultima sigaretta. è piovuto nel mondo non si sa come non si sa perchè, non lo sa ed ha imparato a non chiederselo. non ha alibi neri e paresi circostanziali impostegli dal rango e dal censo, anche perchè non sa cosa sono. cerca di non farsi troppo notare, e contemporaneamente la sua presenza è un urlo soffocato senza mestiere.
non ha studio, il bambino, solo quattro stracci sfregiati da icone scadute in omaggio alla devastazione che non ce la fa a raggiungere. non ha trucchi nel cappello, solo ricordi spettinati. e non mi porta niente in dono se non botte e risate e un sorriso troppo stanco e incapace di teatralità. e per viaggiare si affida al caso e alla necessità.
questo vedo quando ti guardo, e mi fai la tenerezza di un bambino piovuto nel mondo non si sa come non si sa perchè, che aspira boccate di fumo tentando di schivare gli spigoli.
tweets
- @IoeAnnie Rocco Siffredi?
- Timidissimi segnali di ripresa.
- ok vediamo quanto riusciamo a far cagare oggi. senza capitano. (che per me poteva partire a giugno)
- yup quindi i tatuaggi di cupcake sono espressione modaiola da mischiare con Old School http://t.co/jkyV3P7m @dilestella e roba "ironica"
- avevo fatto una spesa salutista ma poi ho svaccato con la cioccolata. brutta cosa la dipendenza.








