mag
15
2002

Les Liasons Dangereuses

di maffa  //  Other Voices  //  Commenti disabilitati  // 

Ci siamo passati tutti, più o meno. La nausea di Internet.
Il pub/caffè/discopub/enoteca/parco/piazza/muretto virtuale dove è possibile incontrare persone che normalmente non avresti possibilità di incontrare. Dove ti capita di conoscere -che è un’altra cosa- persone del genere. E ti piacciono anche, queste persone, persone che per scelte e stili e abitudini di vita, o la semplice distanza, persone che altrimenti non avresti mai incontrato. E chi ti vede da fuori, persone delle tue abitudini, dei tuoi giri, dei tuoi stili, guarda te e guarda l’altra e non capisce come facciate a stare assieme in quel tavolino. Se capita che ci si incontri, ovvio.

Neoprene è un posto un po’ strano. Molti di noi si conoscono da più di 10 anni. Ma altre persone arrivano, persone che abbiamo conosciuto su Internet. Io ci ho anche avuto 3 fidansate, su internet. Anzi 4, ci metto anche quella di Boston che sembrava Sandra Bullock.

Sono strane le relazioni su Internet, specie per quei timidi o timidoni che non riuscirebbero mai a rompere il ghiaccio dal vivo con una sconosciuta – le ragazze sanno essere così crudeli, a volte, e quasi mai con chi se lo merita veramente.

Ieri sera sono uscito con la mia fiansè, una collega di lavoro, mafaldina e una sua amica.
Avrò anche fatto un po’ di show, non lo nego, ma sapevo che la mia collega e l’amica di mafaldina ci guardavano come se fossimo alieni.
Come avrei mai potuto incontrare mafaldina senza Internet? Che peso ha internet nella mia vita? Che peso ha internet nella vita di noi tutti?

I miei rapporti sociali sono per lo più influenzati da Internet. Li gestisco a seconda della mia comodità di trovare persone sui forum o sui pager che ho; ho perso quasi l’abitudine a telefonare, o anche a ricordarmi i numeri di telefono, ennesima pigrizia che mi sono lasciato alle spalle (non ricordo neanche quello di casa mia, per dire).
Che tipo di rapporti si vengono a creare da internet? Ci si può fidare? Ci ho sbattuto il naso così tante volte. Le prime volte la sensazione di straniamento è talmente grande che è simile all’impressione che si ha quando ci si risveglia dopo una nottata di bisboccia in un letto che non è il tuo e tra le braccia una ragazza che non conosci, e il pensiero che nasce a priori, prima ancora di dare un giudizio positivo o negativo all’accaduto è invariablmente "Oh – mio – Dio". Nel caso mio, c’è la variante "Oh – mio – Dio, non un’altra volta".

La sensazione straniante deriva sopratutto quando si incontrano per la prima volta persone che si conoscono da tantissimo tempo su Internet, persone alle quali si confidano magari le cose più turpi o intime o comunque più personali, e che al momento dell’incontro sono comunque estranee.

Io iniziai la mia avventura internettica con un numero imprecisato di fakes. L’avevo presa allegra, da studioso di scienze della comunicazione. Mi dicevo che comunque non avrei mai incontrato nessuna delle persone con le quali chattavo, e che tanto valeva "presentarsi bene".
Oggettivamente Maffa non è un nick che attira particolarmente -tant’è vero che mi si addice perfettamente, come fanno tutti i nomi indiani della Mandingo. Quello si chiamava Paolo, che è un nome tranquillo e che in chatroom pieni di SCHIANTAFIGA79, KRUEL, FORZAROMA, OPPOFIGO, APRILIA50 e VEGETA ispira decisamente fiducia. Era un poeta di professione (non ridete troppo, ai tempi ne scrivevo di belle, e pensavo che forse…), visto che aveva pubblicato un (1) solo libro che però lo aveva incoraggiato ad andare avanti.
Prendevo cose mie, cose scritte da altri, le proponevo ad una ML di mie fans, non dicendo mai quello che era mio e quello che non lo era: volevo reazioni, non giudizi. Alla fine quell’esperimento è stato un fallimento, Paolo morì e io uscii allo scoperto (ai tempi non ero cmq meno "strano" di un poeta semiprofessionista).
Tutte le mie fans mi abbandonarono, tranne una, che incontrai, da lì a qualche mese. E da lì è iniziato il mio viaggio su internet.

Non so neanche perchè stia scrivendo tutta questa roba. Non credo sia roba particolarmente innovativa, nè interessante. Sopportatemi. Volendo potete pure andarvene quando vi pare. Intanto io vado avanti.

Quella esperienza è stata particolarmente importante. Tutte le relazioni e le avventure che ho avuto da allora, a parte una, sono arrivate grazie ad internet. Ma la prima mi insegnò che -nonostante io avessi chattato quasi tutte le sere per un anno con una ragazza- al momento di incontrarla ho capito che non avevo capito niente. Sapevo cosa pensava della madre, ma non sapevo l’espressione che faceva quando pensava alla madre. Sapevo come dialogava quando si era su ICQ, ma già al telefono era un’altra cosa, e dal vivo un’altra ancora. E per cui una volta che ci si vedeva, subito dopo su ICQ ci dicevamo delle cose che dal vivo o al telefono non avevamo il coraggio o il cuore di dirci.
Praticamente il medium attraverso il quale comunicavamo di volta in volta condizionava la nostra relazione, i nostri argomenti e il nostro stesso sentimento nei confronti l’uno dell’altro. Da lì ho imparato che Internet serve solo a incontrare persone, ma che alla lunga non serve a niente altro che a ingenerare confusione.

Il Paolo di cui sopra inventò una circonlocuzione per spiegare cosa ci faceva su internet "Cerco fantasmi di coscienze costrette sulla Rete alla parola scritta". Niente di più diafano, di più superficiale. E tutte le speranze che si investono nelle comunità virtuali, se non le si sfruttano cercandocisi dal vivo, alla fine sono soltanto cimiteri di occasioni perdute.

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