9
2003
Nella cucina di un po’ tutti proliferano gli insettucci…
Alle ore 00:30 di ieri (di stanotte per i precisini di merda) mi sono alzato dalla mia postazione per andare a prendere un bicchiere d’acqua. All’improvviso ho scorto qualcosa di piccolo e scuro sul piano del lavandino. Era un piccolissimo fuochista, del tipo che infesta i bar facendo il suo regno delle macchine per il caffè e delle prese d’areazione dei macchinari.
Scattato l’allarme massimo ho afferrato un pezzo di scottex e l’ho spiaccicato. Poi ho acceso fulmineamente al luce dell’angolo cucina ed è scoppiato il delirio.
Improvvisamente era il fottuto pianeta Klendathu ed io ero il fottuto guardiamarina Johnny Rico solo che non mi scopavo la figa Dina Meyers e neppure il premio di consolazione la bruna Denise Richards. In compenso avevo almeno una mezza dozzina di piccoli sparsi sulla parete dietro il lavandino e con la coda dell’occhio ho scorto l’ombra di qualcosa di più grande. La stramaledetta hive-mother. Ho compreso con la consapevolezza del condannato che il nucleo dell’invasione era il fornetto a microonde. L’hive doveva essere ormai infestato non mi restava che lanciare l’Exterminatus
Fermandomi solo per ricaricare mi sono dato alla caccia senza quartiere ad ogni singolo scout che osava avventurarsi fuori dalla protezione dell’hive strisicando da dietro la parete del micro.
Questi piccoli, ciecamente stolti ed inarrestabili orrori sciamavano in piccoli gruppetti come hormagaunt. Arginata la prima ondata mi sono asciugato il sudore dalla fronte con l’avambraccio ed ho spostato con circospezione il micro. Le fessure d’areazione mi fissavano come le orbite vuote di un teschio ma io riuscivo quasi a percepire la vita immonda e sciamante che sicuramente si nascondeva al loro interno.
Ho girato il forno sul fianco uccidendo alcuni piccoli che si erano fatti fregare dalla mossa. Poi mi sono messo i guanti di gomma e recitando mantra di autocontrollo mi sono messo a lavare i piatti lì accanto tenendo sempre un occhio sulle prese d’areazione sapendo che prima o poi avrebbe accettato la sfida.
Alla fine è uscita, marrone ed orrenda la pseudoblatta, l’hive-mother. Non sapremo mai se è arrivata da qualche bar nascondendosi nel carico o se sia risalita dalla finestra durante queste torride sere d’estate.
Una leggenda inquietante vuole che il microonde, un ammaccatissimo residuo di un bar avesse già subito l’onta di un infestazione e che le uova al suo interno possano restare in una sorta di animazione sospesa in attesa di condizioni propizie, come accade talvolta, nelle estati più calde.
In frenzy assoluta mi sono avventato sull’orrore xenomorfo riducendolo ad un oscena poltiglia.
Ma non poteva certo essere sufficente. Mi sono vestito rapidamente e vincendo il disgusto ho sradicato il macchinario aspettandomi nuovi attacchi ma nulla è emerso dalle fessure.
Mi sono solo vagamente reso conto di un insistente rumore oltre la finestra. Nella mezz’ora di furia si erano scatenati gli elementi.
La pioggia che mi aveva irriso tutto il giorno facendomi girare con l’ombrello e causando un ingorgo di proporzioni bibliche nonostante, di fatto, non fosse caduta una goccia era arrivata sotto forma di cataratte divine.
Incurante degli elementi ho trascinato fuori il pericoloso ed ormai condananto fardello ed ho chiamato l’ascensore.
Non prendo quasi mai l’ascensore anche se abito al quarto piano perché quella macchina infernale ha la tendenza a bloccarsi almeno una volta al mese impigionando chi è così stolto da farne uso.
Tuttavia negli ultimi giorni in cui mi sentivo vinto da un inspiegabile stanchezza delle membra e da una più abituale vaghezza cerebrale ne avevo fatto uso sfidando la sorte. E così ho fatto anche stanotte.
Arrivato al piano terra mi si sono fatti incontro due ragazzoni biondi che non avevo mai visto prima. Erano inzupapti fradici ed uno dei due era torso nudo con la tshirt sulla spalla.
Magari sono due papponi albanesi appena trasferitisi nel mio palazzo, magari sono una coppia gheis (devo smetterla di guardare Will&Grace, ma quanto è figa la roscia?) ma nel mio delirio devo averli scambiati per Space Marine. Credo di aver fatto il saluto militare al primo mentre si scostava per farmi passare con il pericoloso fardello.
Adeptus albanism:
Signore c’è l’inferno là fuori!– l’altro annuiva in silenzio come un pretoriano
Syn:Fatevi da parte devo sbarazzarmi di questo ricettacolo d’infestazione sganciandolo nel Mælstrom o sarà la fine
Adeptus2:Le apro il portellone signore
Syn:Grazie, lasciate il portellone aperto e mettetevi in salvo
A:Praised be the emperor!*
*dramatization: i fatti potrebbero non essersi svolti in questo modo
Mi sono lanciato fuori nel mælstrom sotto la pioggia scrosciante ed ho scaricato il microonde accanto ai bidoni della rumenta avendo cura di capovolgerlo in modo che la pioggia ne riempisse le feritoie rendendolo inutilizzabile per la maghrebanza tutta che come avvoltoi sarebbe calata alla fine della tempesta per depredarne la carcassa. Inoltre speravo che quell’olocausto di flutti potesse in qualche modo purificarne i meandri infetti.
Tornato nell’atrio fradicio di pioggia ho cliccato il bottone dell’ascensore e mentre scendeva ho sentito un rumore sospetto e poi lo sbattere delle porte sconsolato che ne segnalava il guasto. Sono tornato su per le scale e quando ho rimesso piede in casa ha smesso di piovere. Il mælstrom si era placato.
Ma l’Exterminatus non poteva dirsi concluso…
tweets
- un'amica mi scrive "mi sono sciolta al concerto dei Moda'". ma è il tipo che canta "poi ti graffio poi ti frusto con il boa di struzzo"? bah
- E comunque assumetemi, miglioriamo la convention! Io propongo Las Vegas in hotel 5 stelle con concerto di Elvis
- Miglioramento della user experience del sito Internet e ottimizzazione delle convention del canale Internet (attività di SEM) #jobads #fail
- @dilestella quindi stai tweetando nuda?
- @Hazelycious ahh dal Mac dici. no, avevo fretta di infilarmi in metro e tornare a casa...








