mar
14
2003

No title

di Erica  //  Other Voices  //  Commenti disabilitati  // 

niente da dichiarareprima ancora di finirla di montare so già che lo spettacolo è finito. che gli eterni quattordicenni che verranno qui sopra a scopare o a fare l’amore, la mamma con bambino e padre a carico, se sono lì è perché sanno che lo spettacolo è finito, e non possono che rincorrerne lo scheletro spelacchiato, dimenare anche loro la coda al ritmo delle luci dei baracchini.
le larghe braccia di metallo della ruota accolgono tutti senza distinzione. io sono solo il traghettatore, raccolgo gli spiccioli e aziono la manovella.

alla ragazzina con gli occhi stretti sono venute delle gambe quasi decenti, ma non ha nessuno a cui farle vedere. suo fratello è nella roulotte vicina che si gioca l’ultimo brandello di culo. poi, passerà a giocare il suo, se la partita dovesse proseguire. è il corso naturale delle cose, come autobus da un dirupo. ne vedresti la trama in tutti i cesti e in tutte le foglie, se la tua retina fosse fatta per quello basterebbe sovrapporvi lo sguardo. è quello che siamo e non cambia mai.

passami la penna sul cuore e trasferiscilo da qualche altra parte, perché qui non serve più. è soltanto un pezzo di carne che non riesce a tenere il passo degli eventi. forse ha ragione mio fratello a dire che in fondo non cambiamo mai mentre si accende una sigaretta sotto il piumone e non ride per circa venti secondi. ho paura delle mie parole, dei miei sbalzi di umore. di quanto riesco ad essere fervida e quanto in lungo riesco a sputare.

il giostraio indovina le vite degli altri, le sente tendersi e contrarsi nello spazio di poca luce. svende a tutti un giro di ruota, non fa provini per l’ingresso. quando ero piccola credevo che dal mio balcone si vedesse il mare.

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