feb
4
2002

Per favore, non mordetemi sul colon.

di maffa  //  Other Voices  //  Commenti disabilitati  // 

the woman was a liar(questo NON È per chi credete voi)

Ci sono delle persone -tutti ne conosciamo almeno una, incontrata in un momento in cui non
l’aspettavamo- che ti si piazzano sopra l’animo e cominciano a succhiare, succhiare, succhiare.

Queste persone sembra che ti diano il mondo, il loro fascino ti inebria, o forse c’è solo qualcosa che ci attrae, inesorabilmente, nella loro rete inconsapevole.

E poi.
E poi cominci a sentirti più debole, la gioia di vivere comincia a lasciare spazio a spleen inconsueti, il rosso dalle guance lascia spazio a cineree gradazioni di pallore. E non ci sono segni di causa di sorta che si possano trovare, e non due segnetti, impercettibili, sul collo.

Questi vampiri emozionali, queste sanguisughe di attenzioni, queste tenie spirituali, allettano con un qualcosa qualsiasi che la Natura ha dato loro per sopravviere, e danno poco, spiccioli, giusto per mettere in moto il meccanismo, e cominciare a drenare, sempre di più, sempre di più.

Attenzioni, affetto, considerazione, prestigio: tutto è strumentale, niente è condivisibile, tutti sono marionette, comparse e pedoni nel grande teatro della vita.
Il palcoscenico è solo loro, il gregge li sostiene, ed essi, con il piglio dei veri maudit si lamentano del degrado dei tempi moderni, della cultura umana, dell’inutilità del vivere, della futilità del fare, e si lamentano del peso che le responsabilità danno, come se effettivamente avessero mai avuto la ventura di averci realmente a che fare.

Questi bersagliati da un Dio invidioso e vendicativo, che li ha puniti per cotanta grandezza, e che li ha resi vittime della loro stessa natura superiore, sono costretti da Costui a cibarsi dei propri simili, facendo di volta in volta sforzi disumani per distinguere il prossimo proprio dalla preda. E ad ogni concessione che ci si fa, è sempre più difficile trovare la differenza, o decidere che di questa differenza te ne fai poi realmente qualcosa.

Succhia, succhia energia vitale, porta via la linfa, accresci il tuo sempre e comunque troppo martoriato e sottodimensionato ego, ti basterà forse tutto il sangue dei mortali per soddisfare la tua sete che da te non riesci a placare?

Forse incornicerai questo tuo sforzo dentro un progetto estetico; forse, invece, diverrà un ideale di giustizia. O verrai lacerato dai sensi di colpa, tu struggente creatura dalle grandi passioni contraposte in sublime tensione.

Più probabilmente, invece, non te ne fotterà proprio un cazzo, homo homini lupo, mors tua vita mea e via di latin cantando: comincerai a blaterare della tua “natura”, racconterai storie su scorpioni e rane, per giustificare la tua incontinenza, per quel poco di potere che per caso e senza merito ti sei trovato.

Scappa, scappa da te stessa. Tanto prima o poi ti ripiglio. Essì, che ti ripiglio.

 

(questo, invece, sì)

Mio caro amico
ti sento vicino
ti sento lontano
ti vedo disperso
guardare il soffitto
ebbro di vino
e di piccoli vuoti
che aspettano un tappo
un vento divino
che sollevi la nebbia
una candela nel buio
che rischiari la via.
Ti vedo giocare
le vite degli altri
con mano veloce
e occhio rapace,
e poco t’importa
se quello che vinci
non dura al tramonto
se quello che perdi
è parte di te.
Ti sento aggirarti
leone ferito
vampiro orgoglioso
cibarti di chi
si ciba di te
succhiando succhiato
la linfa vitale
scegliendo le prede
cercando vendette
urlando silente
maledetto da Dio.

Non credo nel Fato
nè nella Fortuna
ma credo che ognuno
sia fabbro di se.
Guardati dentro
più dentro che puoi
violenta la noia
fin dalla radice
non usar solo
i tuoi sensi veloci
ricerca gli odori
assaggia i sapori
Rallenta.
Poni un bel freno
ai tuoi mille perchè.
E regalati un sogno
il più bel gran sogno
che sia degno di te.

(ognuno è libero di trarre le proprie conclusioni, though)

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