apr
28
2010

Piccoli fuochi (parte II): L’uomo obsoleto

di Harlequin  //  Racconti  //  3 Comments  // 

Ansimando leggermente si issò a metà del condotto. Lo spazio angusto era a malapena sufficiente a strisciare sui gomiti ma questo tratto era completamente verticale. L’aria era secca, l’impianto non veniva acceso da mesi ed i filtri ai carboni attivi erano sporchi. Il pulviscolo gli si infilava nelle narici ed in gola con un retrogusto ferroso che gli portava alla mente ricordi spiacevoli di viagggi in treno e stazioni lontane.
Rinunciò con un ultimo movimento stizzito del collo a togliersi dalla fronte un ciuffo intriso di sudore, la tuta in kevlar gli si era praticamente incollata addosso.
"Prendi fiato, ce la fai? Le tue pulsazioni stanno salendo, noto anche una leggera aritmia"

La voce che gli parlava nell’auricolare aveva a display la sua condizione fisica come rilevata dai sensori della tuta, la poteva verificare anche lui sul prompt del visore che gli copriva l’occhio sinistro. Come da protocollo non rispose, si limitò a chiamare a raccolta le forze ed estendere per quanto possibile gomiti e ginocchia bloccandosi in sospensione a metà del condotto come un grosso ragno febbricitante.
Non poteva permettersi una crisi, non ora. Non poteva neanche permettersi di fare sorgere troppi sospetti sulla sua condizione psicofisica, avrebbero potuto ordinargli delle analisi. Mentre regolava la respirazione fece scivolare da sotto la lingua una compressa di diazepam e la schiacciò tra i denti. Era il suo asso nella manica, almeno per il momento. Ne deglutì i resti spigolosi rimpiangendo la mancanza di una sorsata di tres generationes per accompagnarla.
Focalizzò la sua concentrazione sulla tensione muscolare necessaria a mantenere la posizione. Lentamente i brividi che gli scuotevano le membra iniziarono a recedere in ondate sempre più deboli e distanziate nel tempo. Alcuni interminabili secondi dopo vide le pulsazioni iniziare a scendere e l’indice dell’HUD degradare dal rosso al verde.
"Bravo così va meglio. Che cazzo stai facendo, Yoga? Muovi il culo forza, il dipartimento non paga ad ore!".

Deboli voci arrivavano dalla grata posta un paio di metri davanti a lui. Strisciò lentamente in avanti guadagnando centimetri, poi muovendosi come al rallentatore estrasse il cavo ottico ed iniziò a snodarlo. Ogni minimo rumore avrebbe potuto insospettire il sequestratore.
Il cavo ottico era una guaina snodabile di lamelle plastiche a densità variabile contenente della fibra ottica alla cui estremità era fissata una microcamera di precisione. La particolare disposizione delle lamelle consentiva al cavo di di curvare come un serpente mantenendo tuttavia una certa rigidità strutturale. Agendo sui controlli H- fece strisciare il cavo lungo il condotto fino ad incastrarsi tra le feritoie della grata d’aerazione.
Al tap-in del cavo nel suo CRS iniziò a visualizzare l’interno del Music Megastore, file di scaffali colme di Cd in sovrapprezzo inframmezzate da torri d’ascolto.
Nell’angolo più lontano, seduti per terra stavano gli ostaggi, li contò rapidamente. Dovevano essere sette, ne mancava uno. Fece girare la telecamera di 120° cercando di coprire in una panoramica tutta l’area.
"Bravo Spielberg ti candideremo all’Oscar, adesso però zoomami su quel grosso figlio di puttana."- Ed eccolo li il nostro uomo – Doveva essere alto circa un metro e novanta, spalle larghe. Aumentò l’ingrandimento sul volto, grossi baffoni spioventi non dovrebbero essercene troppi nel database con questa faccia, se é schedato lo becchiamo- portava un giaccone verde militare che doveva essergli servito a nascondere il fucile a pompa con cui teneva sotto tiro il gruppetto di ostaggi. Stava appoggiato al bancone esattamente a metà strada tra le porte a vetri, un punto cieco per i tiratori appostati all’esterno. H- si domandò quanto ci fosse di studiato nella sua scelta di posizione.
Lo vide gettare occhiate nervose alla sua sinistra e finalmente capì cosa stava accadendo, ecco la cassiera mancante all’appello spuntare da una porta al limite del suo campo visivo. L’uomo le fece cenno con la canna del fucile di portarsi rapidamente insieme agli altri, evidentemente le aveva concesso di andare al bagno.
Un figlio di puttana gentiluomo a quanto pare.

 

Sillabe incomprensibili si arrampicavano lungo le circonvoluzioni della sua mente in bizzarre spirali, se anche qualche indizio di questo tumulto interiore raggiungeva la superficie si perdeva nelle profondità torbide dei suoi occhi spenti come bocche vulcaniche sul fondo di laghi di caldera, solo un occasionale movimento delle labbra tradiva il suo rapimento nell’ascolto di un distante salmodiare.
Buemi lo teneva sotto controllo da qualche minuto, il suo sguardo andava dai resti del fantoccio bruciato al corpulento commilitone domandandosi cosa si celasse dietro quel vuoto che li accomunava.
Aveva pensato che uscendo all’aperto quel senso di fastidio che percepiva si sarebbe placato invece paradossalmente sotto quel cielo stellato si sentiva ancora più vulnerabile, in balia di un orrore siderale che si specchiava nelle orbite carbonizzate del simulacro di paglia che aveva di fronte.
Nessuno dei cinque uomini sembrava essersi accorto che da tempo gli insetti avevano smesso di frinire, su tutta la scena dominava un silenzio irreale.
Improvvisamente Pantaleo fu percorso da un tremore che partendo dal petto si diffuse rapidamente a tutte le membra, dalla sua gola inziò a risalire un gorgoglio che sembrava provenire dalle viscere ed aveva qualcosa di ominoso. Tutto il gruppo fu finalmente cosciente che qualcosa non andava nel grosso bestione rasato.
Lo Cascio accennò un passo in avanti verso di lui – Che minchia iè? – si fermò immediatamente mentre Pantaleo alzava il braccio con la pistola ed armava il cane, il sorriso ebete stampato in volto. Per un istante vide un lampo di intelligenza malevola balenare sul fondo di quegli occhi porcini. Fu l’ultima cosa che vide.
Lo sparo squarciò il silenzio rimbombando per la vallata. Scimeca si porto la mano all’orecchio con una smorfia di dolore, il colpo gli era sibilato accanto. Una poltiglia mista di materia cerebrale, schegge ossee e quello che era stato l’occhio di Lo Cascio gli era finita sul volto, il ragazzo tuttavia era troppo stordito o terrorizzato per accorgersene. La testa del camerata colpito era esplosa come un melone maturo schizzando in avanti all’uscita del proiettile. Buemi ebbe la fugace impressione di scorgere una porzione di cielo nell’orbita devastata prima che il militare si abbattesse al suolo con un tonfo ovattato. Non aveva ancora avuto l’istinto di estrarre la pistola quando vide l’Americano sparare a bruciapelo dall’anca. Il secondo colpo della notte si andò a piantare nella spalla di Pantaleo affondando come in un sacco di patate ed ottenendo grossomodo lo stesso risultato.
Buemi ripensò a quella volta da caruso al guado di Fonte Gelata, i ragazzi facevano a gara a chi resisteva più a lungo sott’acqua. Ricordava di avere avuto paura, il cuore gli batteva forte nelle orecchie mentre la pressione sembrava schiacciarlo, nonostante il senso di pericolo non riusciva a muoversi velocemente quanto avrebbe voluto, le membra erano così pesanti, intorpidite e il tempo trascorso sembrava infinito.
Ora aveva la stessa percezione dilatata e differita. Questa volta ad accoglierlo all’uscita dall’acqua non ci sarebbero state risa di scherno dei compagni. Estrasse la Beretta e la puntò verso Pantaleo, il braccio quasi rigido, l’occhio destro socchiuso per mirare. Era solo la terza volta che sparava, i proiettili costavano e non c’era molto tempo o denaro da investire in addestramento. Fece fuoco ed il rinculo si trasmise dal polso alla clavicola come una scossa mentre il colpo mancava abbondantemente il bersaglio.
Scoprendo la dentatura in un ghigno idiota Pantaleo si apprestava di nuovo a fare fuoco nella sua direzione.

I see a hollow man, gun in hand, gun in hand, it points my way

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3 Comments to “Piccoli fuochi (parte II): L’uomo obsoleto”

  • hey! Bentornato.
    Non so cosa c’e’ prima o dopo e chi sono queste persone, ma mi piace.

  • Harlequin, sei davvero grande. Ti ringrazio per aver voluto condividere il tuo multiforme genio con noi. Non ci abbandonare, mi raccomando.

  • Bel post, bel racconto, complimenti….continua a scrivere!!!

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