28
2010
Piccoli fuochi (parte II): L’uomo obsoleto
Non sapeva dire da quanto tempo stava correndo, cercava di tenere testa all’Americano e cercava di non pensare a Pantaleo, a cosa poteva essergli successo. Era impazzito questa era l’unica certezza. Dietro di lui il respiro di Scimeca diceva chiaramente che il ragazzo non era in grado di correre ulteriormente. Quando il raschiare che sembrava venire dai polmoni si arrestò di colpo per lasciare spazio all’inconfondibile rumore di due rapidi conati si fermò di scatto e si voltò a guardarlo. Lo vide con le ginocchia piegate, ansimante, un rivolo vischioso ancora penzoloni dal labbro inferiore, ancora più pallido di quando aveva provato le sigarette dell’Americano. L’Americano già. Dumini! Dumini, fermo! Il ragazzo non ce la fa.
Se l’aveva udito sembrava intenzionato ad ignorarlo. Poi, quando era già pronto a maledirlo, l’uomo si fermò e tornò sui suoi passi.
Dobbiamo andare, alla camionetta, abbiamo i fucili.
Parlava a scatti, cercando di inspirare quanta più aria possibile tra una parola e l’altra. Lui e le sue sigarette americane di merda pensò. Scimeca non parlava, si limitava a tremare, non sembrava in grado di reggersi in piedi, figurarsi correre ancora. Non possiamo abbandonarlo qui
Buemi cercò di mediare con il camerata più esperto ma lo vide farsi torvo in volto.
Una volta in America ho sentito questa storia. Pare che hanno un detto su al nord, dove ci sono le foreste. Un detto degli indiani. Dice se sei inseguito dall’orso e non puoi correre più forte, puoi sempre correre più forte del tuo compagno più lento
– Buemi era rimasto interdetto cercando di capire dove l’uomo volesse andare a parare, trasalì quando lo vide estrarre nuovamente l’arma e puntarla verso Scimeca.
Fermo! Sei pazzo!
– non fece tempo a finire la frase, un colpo era esploso nel silenzio della notte. Vide una macchia scura allargarsi sul petto di Scimeca come un cupo fiore di morte. Merda, è qua!
non era stato Dumini a sparare. Poco distante sul sentiero dietro il rantolante guscio che era stato Scimeca si stagliava la sagoma minacciosa di Pantaleo. Dalla gola gli saliva gorgogliando un cachinno ebete e scellerato. Scappa!
H- osservava la scena all’interno del Megastore direttamente da dietro la grata. Era un grosso rischio, qualcuno poteva notarlo nonostante il mesh mimetico ma il cavo ottico per quanto fosse un capolavoro di miniaturizzazione non includeva un omni gran cardioide. Se voleva capire che cosa stava dicendo Vukotic doveva cercare di avvicinarsi il più possibile anche a costo di esporsi. L’avevo visto avvicinarsi a due ragazzini seduti a terra dietro uno scaffale di dischi. Sembravano comprensibilmente spaventati, il lato positivo della cosa – pensò – era che almeno non erano fatti di qualche porcheria sintetica. Il lato negativo era che per questo motivo probabilmente avrebbero ricordato tutto.
Hey voi due. Tutto bene?
Vukotic cercò di risultare meno minaccioso di quanto la situazione consentisse – Sapete, ho un ragazzo a casa, più o meno della vostra età
– sticazzi fu il pensiero condiviso dei due ragazzi ma nessuno dei due si azzardò a parlare. Vukotic passò in rassegna i cd disponibili per l’ascolto in preview: Rottten Mire, Bleeding Cross, Teen Spunk Farm, nessun nome che gli dicesse qualcosa, dalle copertine ragazzotti dalle pettinature improbabili si producevano in pose sguaiate. Ma che fine hanno fatto i Guns n’ Roses? si domandò. Allungò la mano e prese una delle cuffie per l’ascolto. Cercava solo di ottenere un po’ di empatia. Sam e Daniele si osservavano l’un l’altro perplessi. Alla fine Samuele decise che era sempre meglio non fare innervosire il tizio col fucile. Sentiti questa
disse, mentre digitava il codice del suo ultimo ascolto.
La musica era meno peggio di quello che pensava, anzi non era affatto male a ben vedere. Le parole invece avevano davvero qualcosa di particolare
stab your demonic smile to my brain… soak me in Cognac, Cunt and Cocaine
L’uomo stava fermo in piedi davanti alla torre da ascolto ormai da un minuto abbondante, le cuffie ancora sulla testa ciondolante come rapito da una musica celestiale. I led azzurri però si erano spenti da un bel pezzo il che significava che l’ascolto era finito. Tra gli ostaggi solo i più vicini parevano essersi accorti del suo strano comportamento. In particolare i due ragazzi con cui stava parlando poco prima. H- aveva la sgradevole impressione che gli eventi fossero pronti a precipitare. Quando l’uomo si voltò, con lentezza quasi misurata trovò conferma di quella sensazione nel volto inespressivo di Vukotic. La disperazione di poco prima aveva lasciato campo ad una maschera indecifrabile. Lo vide alzare il braccio. Attaccato al braccio il fucile. Dalla canna del fucile il colpo senza soluzione di continuità nello spazio il proiettile oltre la fila di cd fino al muro attraversando la faccia di Daniele ed un boxed set in offerta speciale sullo scaffale dietro di lui ora macchiato di un litro abbondante di sangue.
Shape without form, shade without colour,
Paralysed force, gesture without motion;
H- attivo il com-cast – Vittima civile, intervengo
– fanculo il protocollo, alla faccia di tutte le simulazioni computerizzate la realtà aveva fatto irruzione sulla scena con tutto il suo maestoso carico di imponderabilità.
Buemi stava nuovamente correndo, dando fondo a tutte le sue energie, respirando l’aria tiepida della notte. Giù a valle poche luci illuminavano il paese. Piccoli punti di luce disegnavano la costa fino a dove arrivava l’occhio. Immaginava gli abitanti di quei paesi immersi nel sonno del giusto, ignari dell’orrore. Desiderava essere a casa anche lui in quella notte di Maggio in cui il profumo di zagara non poteva più coprire il lezzo della morte.
"Cefalù… oltre ogni splendida parvenza, velario di gemme, specchio d’oro, parete di zaffiro, arazzo di contemplazione, tappeto di preghiera, rapimento, estasi, oblio, iconostasi allusiva, schermo del Mistero, dell’Amore infinito, della Luce incandescente".
Vincenzo Consolo "Nottetempo, casa per casa"
(continua…)
2 Comments to “Piccoli fuochi (parte II): L’uomo obsoleto”
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- @IoeAnnie don't eat the yellow bear (F.Zappa)
- e corridio centrale sia!
- già ho l'ADD di mio se poi ogni volta che inizio a fare qualcosa mi chiedono di fare qualcosa di altro...
- 32 anni fa moriva Ian Curtis. adesso capisco perchè il cielo è così grigio stamattina.
- @denispigalle giorno durello più che altro







hey! Bentornato.
Non so cosa c’e’ prima o dopo e chi sono queste persone, ma mi piace.
Harlequin, sei davvero grande. Ti ringrazio per aver voluto condividere il tuo multiforme genio con noi. Non ci abbandonare, mi raccomando.