giu
23
2004

Piccoli fuochi

di Harlequin  //  Racconti  //  Commenti disabilitati  // 

S1

  1. The symbol for the element sulfur.
  2. The symbol for entropy.

No dico senti questa se non spacca, cazzo! – il ragazzo rimase così congelato in un gesto plastico mentre porgeva il voluminoso headset all’amico che lo aveva appena fermato con il gesto universale di “fai silenzio”.
La danza ritmica dei led azzurri sulle sue cuffie significava che stava ricevendo lo streaming del brano direttamente dal totem per gli ascolti del Music Megastore. Senza fiatare ulteriormente Samuele si rimise in testa le cuffie e iniziò ad oscillare la testa in sincrono con l’amico, i led lampeggianti ed il furibondo tappeto di basso e chitarra che proveniva dagli speaker. I due ragazzi si scambiarono uno sguardo di assenso mentre il riff lasciava spazio alla voce stridula
stab your demonic smile to my brain…
e poi al silenzio elettrostatico che decretava la fine dei trenta secondi di preview.
Allora Da?Nahh la codifica mp3 fa schifo
Cazzo dici?Dico che è un pacco e sai perché? Te lo dico io perché, sono i 125 Hertz il problema
Huh?Sì i 125 Hertz sono la truffa con cui i produttori di stereo ci stanno vendendo impianti di merda da cinquant’anni almeno. I 125 Hertz sono lo spauracchio dell’audiofilo, il nemico naturale di ogni riproduzione sonora fedele. Sai cos’è il terribile frastuono ovattato che sale dal soffito del tuo vicino quando accende lo stereo? 125Hz. La risonanza orrenda che senti quando un truzzone col sub-woofer sotto il pianale ti passa accanto con l’autoradio a palla? 125hHz. È una frequenza da autoscontri, la frequenza dei perdenti e te la vendono come mega-bass capisci?
E da quando saresti un esperto scusa? – Sam aveva ascoltato la tirata limitandosi ad un ironica alzata di sopracciglia – Ascolta, il fatto è che la maggior parte di noi non ha nessuna fottuta idea di cosa sia il vero suono da audiofili. Quando senti dire che mp3 si sente bene quanto un CD, significa che si sente bene quanto un CD ascoltato alle casse di un computer oppure su uno stereo economico o dalle cuffiette marce di un lettore portatile…
Bahh che palle senti, io me la scarico lo stesso – Sam aveva già inserito la sua smartstick in uno dei tanti connettori del totem pronto a digitare il codice della sua carta di credito prepagata quando fu interrotto da uno sparo improvviso.
Ok fermi tutti figli di puttana, e forse ne uscite vivi!

 

La strada che saliva fino alla rocca non era particolarmente lunga o tortuosa, tuttavia il fondo era abbastanza dissestato da far sussultare ad ogni avemaria le sopensioni dei due veicoli che componevano l’insolita colonna.
Nel buio della camionetta i quattro militi sedevano in due file laterali. Nonostante il debole plenilunio Buemi scorgeva solo la piccola brace rossatra dell’uomo che gli sedeva dinnanzi
Minchia buono questo tabacco americano- dichiarò spavaldamente LoCascio tra una boccata di fumo e un colpo di tosse dissimulato.
Buemi valutò che le sigarette che aveva provato si dovevano contare sulle dita di una mano tuttavia il ragazzo aveva accettato la paglia offertagli dall’Americano per darsi un contegno più virile. Forse pensava che Mussolini avrebbe apprezzato. Di certo l’Americano l’aveva fatto.
L’Americano già, che poi non era nemmeno tanto americano ma toscano. Però era nato a Nuova York e c’era vissuto abbastanza da diventare uomo presto.
Si diceva che avesse ricevuto la sua prima coltellata a tredici anni tra le banchine brumose del porto. Vero o meno erano particolari come quello a conferirgli un alone di leggenda per questo pugno di giovani soldati che vedevano nella divisa più una scappatoia alla miseria che la realizzazione di un ideale eroico.
Di certo si sapeva che era uno degli uomini di fiducia del Duce e che era stato mandato apposta da Milano per controllare l’operazione.
Si era presentato all’appuntamento insieme all’altro camerata che gli faceva da autista a bordo della Lancia Kappa che apriva ora la colonna dei due mezzi. Avevano tardato proprio perchè si era intestardito a noleggiare una Kappa e non la Lambda fresca di stabilimento che gli avevano proposto. Aveva detto che prediligeva il modello vecchio e nessuno si era sentito di contraddirlo.
"Camerata Dumini, otto omicidi" – si era presentato così con un sorriso ferino, aveva offerto le sue sigarette americane ai ragazzi ed aveva dato l’ordine di partire.
Buemi aveva declinato ed aveva preso posto sulla camionetta sulla scomoda panca. Per fortuna il vano era aperto sul retro e non dava la sensazione sofocante di un carro bestiame. Ad aumentarla invece c’erano gli occhi bovini di Scimeca, il bianco della sclerotica si notava nel buio quanto la brace della sigaretta. Aveva provato due boccate e per poco non vomitava l’anima, adesso se ne stava seduto buono accanto a LoCascio, smunto e pallido come un cencio. E si cagava sotto.

Dice che l’Inglese si fotteva pure la figliastra – farfugliò alla fine il ragazzo, il più giovane del gruppo, per spezzare il silenzio.
Se ne dicevano tante sull’Inglese, non solo in paese ma anche nei paesi vicini. Fino in città, fino a Palermo e Messina.
Fino in continente visto che alla fine le voci sul suo comportamento avevano spinto il Duce a firmare di suo pugno un ordine di espulsione. Certo non se l’era sentita di farlo arrestare, eccentrico o meno era pur sempre un suddito di Sua Maestà la regina d’Inghilterra e Mussolini non ci teneva rischiare un incidente diplomatico.
Tuttavia l’aveva espulso dal territorio italiano per condotta immorale con buona pace delle amicizie potenti che poteva vantare in Italia ed in mezza europa.
In questa decisione più delle voci che circolavano in paese aveva avuto peso una feroce campagna denigratoria della stampa internazionale ma era curioso come fossero sempre gli stessi particolari pruriginosi a stuzzicare tanto la fantasia dei giornalisti quanto quella dei cafoni.
Le orge, l’incesto. Ed il diavolo, ovviamente
Minchia dice che è servo del demonio e che ballano nudi e fanno tutte cose…si fottono tutti maschi e femmine tutti insieme tutti nudi…- proseguì con voce tremolante Scimeca.
Per me son tutte stronzate tagliò corto LoCascio accarezzando la Beretta 9mm. Glisenti che portava al fianco – e tu che dici ce la facciamo sentire la canna se troviamo a queste bottane inglesi? quest’ultima frase, accompagnata da gesti eloquenti era indirizzata a Pantaleo che sedeva di fronte a Scimeca.
Tanto era magro questo quanto era corpulento l’altro, con il capello rasato di fresco e le orecchie rosa che avevano qualcosa di porcino. Lo stesso valeva per gli occhi piccoli ed infossati nel faccione, occhietti azzuri spenti che tradivano un briciolo di discendenza normanna imbastardita quanto basta da dargli un’espressione permanentemente ebete.
Fu proprio con un risolino ebete che lui rispose alla battuta di LoCascio.
Pantaleo parlava poco, il più delle volte si limitava grugnire o a prodursi in sgradevoli risatine da mentecatto.

In realtà non si aspettavano di trovare lo stregone in persona, come la fantasia popolare l’aveva già dipinto, ma sapevano che molti dei suoi seguaci continuavano a frequentare la villa.
Si trattava di un entourage eterogeneo composto per buona parte di eccentrici, nobilastri, artistoidi ed altri ancora che si potevano a vario titolo ascrivere alla categoria perdigiorno depravati. Almeno stando a quanto si diceva avvenisse tra le pareti della villa che l’inglese aveva acquistato tre anni prima in contrada S.Barbara proprio sotto la Rocca del mito di Dafni per farne la sua Abbazia del Thelema.
Un’abbazia sui generis dove si era trasferito con una piccola corte di amanti ed addirittura dei bambini, forse suoi figli illegittimi, e dove presto avevano iniziato ad arrivare, come attratti da un strano magnete forestieri e personaggi misteriosi.
I Thelemiti, come si definivano loro, a prima vista potevano apparire come un ordine devozionale, impegnati spesso in esercizi spirituali di meditazione, canto e preghiera, tuttavia il loro aspetto era curioso, con i capelli rasati fatta eccezione per un unico ciuffo sempre ritto in testa. Ancora più curiose e più interesanti per la popolazione locale erano le donne della comunità, tutte rosse di capelli. Si diceva che l’Inglese fosse molto severo con loro e spesso le mandasse in punizione a passare ore sulla spiaggia, nude, magari legate alla Rocca o agli scogli come novelle Ifigenia.
Certe stramberie avevano fatto gridare allo scandalo nella piccola cittadina e le voci erano aumentate a dismisura quando uno dei giovanotti del paese aveva intrapreso uan relazione con una delle donne della comunità, una certa Ninette.
Presto alle dicerie sulle straniere svergognate se n’erano aggiunte di più oscure ed inquietanti, il ragazzo aveva riferito di rituali notturni, orge e sacrifici di animali.
In breve l’Abbazia aveva guadagnato una nomea sinistra e nessuno si azzardava a nominare apertamente l’Inglese senza segnarsi almeno.
La situazione era precipitata alcune settimane prima quando un giovanotto inglese giunto da poco alla villa era morto, a quanto diceva il referto medico a causa di un attacco di gastroenterite acuta.
Si trattava di un giovane dall’aria malaticcia che aveva subito mostrato di soffrire poco il clima e le scarse condizioni igieniche in cui viveva la comunità tuttavia la voce che era circolata e che aveva rischiato di fare insorgere i popolani era che fosse morto ingerendo il sangue di un gatto ucciso in qualche rituale diabolico.
Ma mentre gli abitanti del paese avevano chiesto l’intervento del vescovo e delle autorità la giovane moglie del defunto era tornata in patria ed aveva rilasciato ad alcuni giornali scandalistici interviste colme di particolari raccapriccianti che avevano ovviamente ricevuto subito eco internazionale.
Era stato in seguito a questo incidente che le attività dell’Abbazia erano state fatte controllare a distanza dalla polizia ed in breve era stato fatto notificare a mr.Crowley un decreto di espulsione.
Per qualche strano motivo Crowley aveva insistito a non lasciare il paese prima del primo Maggio ed era quella la data indicata sul suo foglio di via, probabilmente a quell’ora si era già andato ad imbarcare per Tunisi.
Tuttavia in paese avevano detto di aver visto dei fuochi nella notte precedente in corrispondenza della villa. Evidentemente i Thelemiti aveveano acceso dei grossi fuochi che si erano visti chiaramente anche dai paesi vicini.

La strada deserta era giunta a termine e davanti a loro si stagliava l’Abbazia. Era il Maggio odoroso ed un caldo profumo di zagara si alzava nell’aria accompagnato da un altro afrore più dolciastro e pungente. Era il Maggio odoroso ed aveva un leggero sentore di cadavere.

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