22
2002
Pino e Gino nel Magico Mondo delle Esperienze Lignee
Milano, come è ormai di dominio pubblico, è una città un po’ particolare. Mi si può obiettare che in Europa le città sono un po’ tutte particolari, visto che ce ne sono alcune che son in giro da un paio di millenni, e che hanno fatto in tempo a darsi un contegno personale.
Ma Milano è davvero una città un po’ particolare. Milano è la capitale della moda italiana -eh ma va ! giuro, è la capitale della moda italiana. Solo che voi che non ci abitate non capite cosa voglia dire. Milano è la città della moda, capito? Non è come dire che Recco è la capitale della focaccia, no! Vuol dire che le cose a Milano diventano fenomeni di costume. Le cose. Qualsiasi cose.
Le arance. O le arancie. Quanto costano da voi le aranc(i)e? A Torino, mercato di P.ta Palazzo, circa .75 euri al kg. Visto che è un mercato grosso, proviamo ad alzare un po’ il prezzo: arriviamo ad 1 euro tonto tonto. A Milano costano 2.5 euri al kilo. È un po’ tanto. Sapete perché? Perché l’arancia è parte fondamentale della colazione boba*-salutista, e in quanto salutista fa parte di un fenomeno, per cui è previsto il rincaro del servizio di fornitura dell’esperienza salutista. Capite? Una cazzo di arancia, quelle che in Sicilia mandano al macero perché non sanno cosa cazzo farsene tante ce n’è, a Milano sono trattate come oggetti di esperienza salutista. È lo stesso atteggiamento che gli indiani d’America avevano nei confronti delle perline e degli specchietti. È follia. È demenza. Ed è perfettamente estendibile a qualsiasi altro prodotto. Qualsiasi.
La niueconomi ha trasformato l’economia di vendita dei prodotti (mi serve carta da culo-vado al supermercato-compro la carta da culo-torno a casa mia-mi pulisco beato il culo con la mia carta da culo) in vendita di servizi: mi serve la carta da culo, ma non mi serve veramente la carta da culo, no, mi serve un prodotto di igiene personale ed intima per la quale serve la consulenza e la comprensione del mio confessore, un professionista che ha dedicato la sua vita alla pulitura del culo. Il quale mi farà provare l’esperienza -sic- della pulitura del culo da carta da culo.
Alcuni di voi sono venuti dalle mie parti, ed hanno potuto così testimoniare del fatto che i Navigli di Milano, in qualsiasi altro posto nel mondo, avrebbero nome di Fogna a Cielo Aperto. Puzza, zanzare, pantegane=fogna. No? No. Il Naviglio di Milano è esperienza di acqua in movimento, sissignore, e giustifica prezzi immobiliari pari a quelli di via Montenapoleone dove però non ci sono, oltre alle zanzare, le pantegane e la puzza di acqua stagnante, sopratutto i motorini sotto casa che smarmittano fino alle 4 di notte.
Ok, arrivo al punto.
Ieri, io e la mia dolce metà siamo andati all’Ikea per cercare di sistemare in quello sputo di camera con anticamera (che costa come un quadrilocale in una qualsiasi altra città del mondo) gli oggetti personali che riempivano due camere delle stesse dimensioni. Nel disperato tentativo di moltiplicare le superfici e gli spazi cassettabili e mensolabili, abbiamo comprato un mobiletto Akrobat (l’esperienza abitativa Ikeaaaaaaahh… lo scaffale Akrobaaaaaat… l’anta Akrobaaaat…), perché ci servivano delle cassettine per smistare e dividere le sue mutande dalle mie (sia mai che poi ci sbagliamo di nuovo), e per sistemare i fumetti: anzi entusiasticamente ne compriamo due (vah, che scialo). Curiosamente, vieniamo informati all’uscita che lo scaffale Akrobat (l’esperienza abitativaaaaaahh… lo scaffale Akrobaaaaaat… i cassetti Akrobaaaat…) verrà sprovvisto delle mensole interne perché fuori produzione. Non abbiamo capito come mai, ma abbiamo razionalizzato questo concetto quando eravamo già abbondantemente distanti dal parcheggio Ikea (l’esperienza parcheggiativaaaaahhh… siiiiii… l’ampio parcheggioooooooohhhhh… tutto esclusivooooooohhhh… vieni a noiiihhhhh….. vieniiiihhh….), per cui siamo arrivati a casa e abbiamo cercato di dare un perché a questo acquisto. Prima di tutto ne abbiamo montato uno. Dopodichè abbiamo cercato di ovviare al problema della mancanza della mensola. La prima ed unica proposta (perché dopo sono svenuto) è stata: cerchiamo un falegname e ci facciamo dare un quadrato di compensato marron 40×50. Per essere precisi, la proposta l’ha fatta lei. Io, alla parola “falegname”, sono svenuto con schiumine che avrebbero fatto tendenza al Cafè Atlantique.
Cercare un falegname a Milano. È follia. Non esiste. Magari ce ne sarà uno. Farà Stradivari di cognome. Non ti venderà mai un quadrato di compensato marron 40×50, no, mai. Se gli dici che hai comprato il mobile all’Ikea men che mai. Ti ucciderà. Urinerà sulle tue carni lacere. Sarà l’unico liutaio/ebanista/esperto di legni rari di tutta la città. E il quadrato di legno marron 40×50 ce l’avrà anche, ma sarà di faggio del Mar Nero, e sarà stato tagliato a mano da un noto artista bulgaro, e per meno di 500 euro non se ne parla neanche di venderlo. Non è un falegname di quelli che ci sono nelle città di tutto il fottuto mondo, no, quello che già fuori dalla strada davanti la bottega ha i truccioli di legno, e che quando gli chiedi un pezzo di compensato sfonda un mobile con una mazzetta, gli da due colpi con la sega circolare e te lo tira dietro per 5 sacchi, no. Sarà un atelièr, che dio li strafulmini, ‘sti atelièr, avrà una commessa figa, o con l’art director gay, avrà i locali rivestiti di mogano e palissandro, e luci soffici, tutto sfumato, tutto minimalista.
E io-cazzo- volevo solo un pezzo di legno. Compensato. Marrone. 40×50. Domani vado a riportare indietro un Akrobat.
*= Bobo: bourgeois-bohemien. La razza modaiola più pericolosa. Perché non se ne rende conto. Pensa di essere alternativo, spirituale, anticonformista. Tizi da Buddha bar, per capirci. E paga le arance 5 sacchi al kilo, lo stronzo. Perché poi tocca pagarle 5mila al kilo pure a me.
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- in compenso ho visto lo spot di superenalotto. disgusto e indignazione. altro che trenitalia, com'è che non leggo polemiche?
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