mar
4
2002

Ma se mi vuoi lascia-are (OO-E!), dimmi almeno PERCHÈ (zum-zum, rataplam)

di maffa  //  Other Voices  //  Commenti disabilitati  // 

L’inizio del viaggio è dei più promettenti (sì, così, in medias res, zan zan). Ho reincontrato una tipologia di femmina che non mi capitava sottomano da tempo immemore. La paesanotta zoccola.

La paesanotta zoccola è quel tipo di fanciulla che non mette il naso di fuori dal suo paese di x (dove x minore o uguale a 700.000) abitanti, ha il fidanzato da y (dove y è un numero pari o superiore a 2, con medie attestate sul 5-6) anni, e che per un motivo o per un altro va lontano dal paesello, dove la prima cosa che fa è infilarsi nel letto di qualcun altro.

Le motivazioni che si sentono poi sono clamorose (ovviamente, essendo loro abituate a vivere le relazioni sentimentali in famiglia non sono neanche capaci a nasconderlo a nessuno).
In collegio a Torino ne incontravo una ventina tutti gli anni, le matricole sono fenomenali in questo, ma la tipa in questione era andata a fare un master post laurea a Londra -figurati- e vabbè delle motivazioni chi se ne frega.
Noi Vogliamo Londra! Per cui si atterra. VROOOM!

Aeroporto di Stansted: un capannone industriale riconvertito con dei pannelli divisori ad aeroporto: brutto che più brutto non si può (cercano commessi in un negozio di sport, in uno di articoli intimi, e in una caffetteria italiana).

Si vola con RyanAir che costa poco però ha le hostess più brutte del creato, anche più brutte di quelle delle Aerolinas Philipinas (non ho mai volato con le AP, però alzi la mano chi ma hai visto una filippina con un sex appeal superiore a quello di un bel cane [Squallido, per piacere, taci]).

La cosa triste è che cercano di venderti le pentole in viaggio, come quelle gite tipo “Assisi 3 giorni 30 Euro tutto compreso e in regalo un comodo euroconvertitore a luce solare”.

Mammasanta! Vabbè ma si era atterrati, giusto? Giusto. Giù di corsa per tre rampe di scale mobili (attimo di panico: cartello “NO TROLLEYS!” grosso come una casa…noi si aveva il trolley… uh… poi ho pensato MA È IL CARRELLO, COLIONE!, e sono sceso in picchiata) per prendere lo Stansted Express, ultima partenza della nottata, direzione HAMMERSMITH! YUHU!

HammersmithHammersmith, bel posto. Veniteci. Vi rapineranno. Ahahahahah, no non è vero! È davvero un bel posto. Nello stesso nostro isolato c’è la stazione dei vigili del fuoco, e la polizia, poco più in là la chiesa (pare un quartiere disegnato con SimCity). 3 metropolitane, 20 minuti dal centro.

Comodo è comodo, eh. I nostri ospiti. Giovi, ex compagna di casa della mi mujer, una forza della natura; un amico comune alla Comune l’ha definita con bel termine “the little bouncing thing”; prima di partire ci siamo fermati in autogrill appositamente per comprarle 4 pacchi di kinder ((I KIIIIIINTEEEEERRRR!! AH AH!! AH AH!! CICCULAAAATAAAAA!! AH AH!! AH AH!!)), con un bonus di un mezzo salame bergamasco (che -come si suol dire- non è durato da Natale a Santo Stefano) e di limoncello (infausto limoncello); la ragazza Giovi ha un altro tratto fondamentale, che è quello di chiamare la gente sweetie pie, la qual cosa ha dato adito a diverse cose divertenti non raccontabili in questa sede. Poi Sergio, checca persissima e divertentissima che ci ha regalato degli sprazzi di allegria infinita. E Charlotta, la compagna di stanza di Giovi, svedesa biondina bluocchiuta pettosisuta, con amica Annely viso dolcissimissimo e che però se n’è andata ciao.

Che abbiamo fatto? Il primo giorno siamo andati per vedere un college per il mio amour, London School of Economics (l’errore fatto da Colei di chiamarlo London economic school è stato quantomai immotivato, specie per i master). E ora, qui lo dico e qui lo nego (perché non ne sono sicuro) ma sono convinto che la vita a Londra costi molto meno che una volta: con 8£ abbiamo mangiato 3 primi e bevuto due pinte di birra, e i piatti erano mostruosi (oltretutto 3 primi perchè da buoni italiani eravamo convinti di fare la fame). Poi la sera abbiamo fatto un giro in un locale australiano dove si suonava dal vivo, e il giorno dopo una passeggiata a Covent Garden, dove mi sono comprato una giacca fighissima e una candela di cristalli di cera (è troppo figa, voi non ve la meritate, e il tizio quando l’ho reincontrato a Camden Town mi ha riconosciuto e mi ha anche detto Nice to meet you again. tsk). Oh, Camden. Spetta che vado a capo.

Camden. Troppo figa. Però ha anche nevicato. E c’era il sole, poco prima, eh. E abbiamo rubato una tazzona da una caffetteria buonissima. ((perchè sto scrivendo come mafaldina?))

Poi altre storie che non ho voglia, poi uff non ho più voglia. Il giorno dopo ho mischiato tre vini, uno rosso due bianchi, e il limoncello. Pensavo di vomitare sambuca, che schifo. Siamo andanti a Birmingham (pukes) e poi abbiamo perso l’aereo ed abbiamo dormito in aeroporto e via siam tornati.

Ciao Londra.

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