mar
29
2008

Still Life

di Harlequin  //  Blog, Journal  //  No Comments  // 

Negli ultimi tre mesi credo di avere visto una cinquantina di film. Magari sono un po’ meno ma sono comunque tanti da non ricordarli tutti, di qualcuno mi era venuta voglia di fare una recensione anche minimale ma come la maggior parte delle cose che mi passano per la testa ultimamente mi è scappata voglia di farla subito dopo che ci avevo pensato.
Comunque non è esattamente di questo che volevo scrivere ma della mia ultima perversione, i moviecaps.

Si potrebbe dire che il mio rapporto con il cinema (in senso lato includendo anche la tv) è diventato prepotentemente masturbatorio e no, non per i contenuti anche se in effetti in qualche caso potrebbe sembrare. Tutto è cominciato quando ho installato virtual dub per fare un capture visto che da windows media player è impossibile. Da quel momento ho incominciato a rivedere i film una seconda volta in vd, guardando le scene che mi interessavano frame by frame per estrapolare quelli desiderati. Tentazione quantomai pericolosa per un control freak.
Step back, immediatamente dopo la fine del liceo ho iniziato a pensare che ero grato al mio professore di inglese per avermi dotato di strumenti che mi portano sempre ad interpretare i segni di un testo, una sorta di coltello analitico che è difatto un’arma a doppio taglio dato che al piacere di sezionare mentalmente l’opera per valutarne la costruzione e gli scopi corrisponde spesso la perdita del gusto della fruizione spontanea del testo stesso. Si tratta di un frame of mind di cui non riesco a liberarmi facilemente se non con una buona dose di sforzo intellettivo (a parte il fatto che fissarsi con l’analisi dei dettagli perdendo di vista l’insieme è un po’ il trademark degli ossessivi-compulsivi ed indicatore di una personalità troppo cerebrale (cosa che purtroppo non aiuta a scopare).

Adesso per motvi prettamente lavorativi mi trovo ad applicare questo frame of mind anche al cinema e questo nonostante sia un autodidatta purtroppo privo di una formazione teorica adeguata sulla grammatica del linguaggio visivo (ma mi sto facendo consigliare una bibliografia) ed ignaro delle più basilari conoscenze di fotografia (però ho finalmente comprato il manuale di Hedgecoe, grazie Sara).
Insomma sto passando un’irragionevole quantità di tempo a rivedere il film della sera precedente guardandomi le sequenze avanti ed indietro, manualmente frame dopo frame, ricostruire inquadrature e movimenti di camera, fare ipotesi di montaggio interrogandomi sulle scelte. Come dicevo è un tool pericolosamente invitante per un control freak, pensare di poter riavvolgere la realtà, sconvolgerne l’ordine cronologico, svincolare causa ed effetto e perdersi nelle miriadi di sterili ed ipotetici what if. Per non dire del perfezionismo di un ossessivo compulsivo perennemente distratto dai dettagli, sarà meglio questa o quella still? quale è più carica di significato?

Domenica scorsa mi sono visto Secretary, mi ha fatto riflettere molto. C’è un punto della vicenda in cui è palese che lei sta cercando di provocare una reazione, lui è di fronte ad un dubbio, restare nell’inazione amletica o giocarsi il tutto per tutto, una di quelle mosse a rischio denuncia. Alla fine agisce. Vorrei la realtà fosse così semplice. O magari un’altra testa anzi nessuna.

Leave a comment