mag
1
2003

Strategie

di maffa  //  Other Voices  //  Commenti disabilitati  // 

La random selection di winamp mi dice “Strategie” degli After. E non posso, tra le altre microesplosioni sinaptiche, che non pensare a te.
 
Ricordo una chattata degli inizi, un qualcosa del tipo tu: “Cosa ascolti?” io:”blablabla” tu: “Io gli after”. Io: *mi mangio le mani, perché per fare il figo avevo scritto blablabla, ma in realtà stavo sentendo gli after pure io, e via*

Posso non accettare il perdere -perché di (lasciar) perdere si tratta- una persona come te?
So che sei una persona molto… uhm… di moda, con mille impegni e mille interessi. E io, povero piccolo neociccione (ho messo su più di 10 kili da quando mi conoscevi) borghesuccio che gioca su eBay per vincere ad un’asta un guscio di noce con una vela sopra, io -dicevo- che nel momento in cui le parole diventano il modo di sostentarmi (ora sono copy in pubblicità) ho quasi del tutto perso l’ispirazione nell’esprimermi (forse manca streben, forse manca la sfiga, chissà: la felicità coniugale si paga), io beh io io io io.
Io credo che tu sia una persona che mi ha arricchito molto. E ancora sulla scia del dubbio se nella frase precedente ci voleva un congiuntivo no, ribadisco il concetto. Forse sei una figura feticcio di un me che non c’è più, e che rivorrei, a tratti.

Capriccioso. Sì. Non so se sono mai stato generoso come avrei voluto, con te. Non mi riferisco alla mia vanità (di allora). È qualcosa di diverso dal palcoscenico che entrambi abbiamo reclamato per noi stessi, e che per una magia durata purtroppo poco ci ha visti entrambi sulla scena senza che ci pestassimo i piedi a vicenda. Il pensare a te mi fa venire dei grossi sensi di colpa, mal focalizzati attorno a dei fatti, un po’ come grumi in una melassa pesante. Ho paura che non sia la quotidianità, la routine, la corrente delle nostre rispettive vite che ci hano portato cos&igravi; distanti. Ho paura di avere responsabilità in questo, e ho maggiormente paura che non basterà che tu mi dica “Nooo ma che dici!” per farmela passare. Non ha senso essere troppo nostalgici, però non so rassegnarmi. Ti ho persa? Completamente persa? Come amica, come conoscente, come referente, come passante? Ci incontreremo aperitaviti per caso in un Art Factory di questo mondo da bere, e godendo di un breve entusiasmo alcolico ci racconteremo le nostre vite con molta foga nel dire e poco interesse nell’ascoltare, per poi suggellare l’inutilità del tutto con un “Dobbiamo assssssssssolutamente tenerci in contatto!”?

Ti prego, dimmi che non è così. Dimmi che non sono stato una meteora nella tua vita, uno con una teca e una targhetta con su scritto “Quello lì che ha fatto quello là, dal – al”.

E se tutto questo ti pare esagerato, superfluo, flamboyant, grottesco, rutilante, e troppo troppo troppo Troppo, ti chiedo una sola cosa, una soltanto.
 
Come va?
 
Raff

PS: so che sarebbe bastato telefonarti. Ma vuoi mettere la drammaticità? Eh? Eh?

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