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25
2003

The Hollow Men (part I): An Unkindness of Ravens

di Harlequin  //  Racconti  //  Commenti disabilitati  // 

image © www.deaddreamer.com used without permissionUnghia laccata nera. Strobo. Unghia bianca di lucido smalto.
In controfase perfetta Barabba tamburellava il collo della sua bottiglia di Asahi. Muoveva la testa ed inconsciamente il bacino cercando di confondersi tra la folla invasata che riempiva il locale e di tanto in tanto gettava uno sguardo ansioso in direzione dell’ingresso. Hey tipa, ho dei cristalli di metedrina purissima

 

La notte aveva portato una brezza salmastra che serviva solo a deviare l’angolo di caduta
della pioggia uniformandone il residuo di ceneri su abiti e veicoli. L’indomani mattina le auto parcheggiate allo scoperto avrebbero fatto sfoggio di una patina color sabbia. L’indomani mattina tuttavia era molto distante.
Mañana.

H- si avvicinò all’ingresso del Transilvania confortato dal fatto che la ressa si era esaurita almeno un’ora prima. Appoggiato alla porta Marione lo scrutava torvo da sotto un contrafforte di piercing al sopracciglio. Marione detto “Bunker” era il bouncer del locale, un energumeno calvo e barbuto che avrebbe potuto fare da testimonial degli anabolizzanti per la Berna Biotech. Invece il testimonial lo faceva il capocannoniere dell’Eurolega ed a Bunker toccava quel compito ingrato.
Minos s’y tient, horriblement, et grogne
Valutò il nuovo arrivato con lo sguardo il tempo necessario a registrare le macchie ancora visibili sul suo trench ed i tagli che si intravedevano sulla maglia. Gli rivolse una sorta di smorfia feroce e con un gesto del capo fece cenno di entrare.
Almeno questa volta, pensò, aveva sistemato i suoi affari fuori dal locale.

H- ignorò il guardaroba ed entrò direttamente nell’ open space, il tappeto sonoro di bassi synth e chitarre post-industriali lo catapultò in piena bolgia dantesca.
Il locale era popolato da una fauna eterogenea di punk, neo-gothic, fashion victims ed altra umanità assortita non meglio identificabile. Ad accomunarli era l’essere disposti a fare due ore di coda per coniugare l’esigenza darwiniana di entrare in competizione biologica per la riproduzione con l’assunzione di stimolanti organici e sensoriali in un ambiente sufficientemente on the edge.
Iniziò a guardarsi intorno come per avere una rapida scansione della clientela, ecco la claque del complesso a pogare sotto il palco, il poser che beve sempre Gibson, uno sballino con la cresta e le tasche piene di anfetamine, due giovani uomini d’affari giapponesi, la ragazza col serpente…
Si soffermò ad osservare meglio i due jap così terribilmente fuori posto, vide avvicinarsi al loro tavolo un tizio con la coda di cavallo, grassoccio, untuoso, forse filippino. Vide il più giovane dei due alzarsi e porgergli la mano, annuire soddisfatto e tornare a sedersi.
Non si stupì di un gesto tanto formale, la stretta di mano occidentale aveva sostituito l’inchino tradizionale in molti appuntamenti di lavoro con orientali perchè permetteva ai PDA di scambiarsi rciprocamente biglietti da visita sfruttando la conduttività naturale del
corpo umano. Chiaramente la stessa tecnolgia poteva essere utilizzata per scambiarsi anche credenziali di altro tipo. Il vantaggio era che rispetto ad un qualsiasi trasferimento di dati wireless questo era molto più difficile da intercettare. Si disse che in fondo la questione
non lo riguardava.
Con passo deciso ed un oculato gioco di spalle iniziò a farsi strada tra la muraglia ondeggiante di synto-cuoio e borchie cromate e si ritrovò dopo un paio di iarde duramente conquistate a sbattere contro una ragazza che si muoveva indietreggiando tra la folla. Lei ruotò su se stessa ed H- si trovò a fissarla dritto in quegli occhi
troppo chiari per non suscitargli ricordi di cui non aveva bisogno. Distolse lo sguardo con la rapidità di chi avesse messo la mano in un nido di vespe.
Lei portava dei Levi’s finto-paramilitari con tasche schermate ed aveva i capelli di un verdolino lievemente fluorescente. Buffo che una persona disposta a farsi impiantare nei follicoli del cuoio
capelluto cellule di pesci abissali si preoccupasse delle radiazioni del cellulare.
Nella mano sinistra teneva una bottiglia di Desperado appena presa al bancone. Gli rivolse uno sguardo tra l’incuriosito ed il malizioso poi con disinvoltura studiata si diresse verso una zona in ombra della sala. Appoggiato ad una colonna la attendeva un uomo alto e pallido. Portava un trench nero quasi identico a quello di H-, pantaloni neri e stivali.
Non fosse stato per la maglia in tactel con tre file di strappi paralleli sul costato simili a branchie di pescecane lo si sarebbe detto un ufficiale delle SS. I capelli biondissimi contribuivano a rendere l’immagine ma probabilmente l’NSDAP avrebbe bollato lo stile della Maison Gaultier come arte degenerata. Lo sconosciuto incrociò lo sguardo di H- per alcuni lunghi istanti mentre la ragazza lo raggiungeva. Quando lei gli avvicinò il collo della bottiglia alle labbra lui la intercettò con due dita poi, senza mai distogliere lo sguardo le prese il polso e ne guidò la mano dietro la schiena stringendola a sé, infine rivolse ad H- un sorrisino di sfida scoprendo un indizio di denti bianchissimi ed affondò il volto nell’incavo del collo della ragazza.
H- si sforzò di ignorare la stranissima senzazione di deja vu che quell’uomo gli aveva provocato e si rimise a cercare Barabba. La trovò poco distante appoggiata al lato corto del bancone con la sua t-shirt di Arale e l’aria imbronciata.

Hey ma che diavolo ti è successo? Sembri uno che ha passato il pomeriggio a giocare con gli All-Blacks e faceva il pallone…
Ho avuto una lunghissima giornataNon dirlo a me, e poi da quando sono entrata mi si è avvicinato solo un pusher che doveva ancora uscire dalla pubertà…Lascia perdere. Ho incontrato La Muerte Seca oggi.Sticazzi. Ascolta mr.simpatia, non ti sarai fatto impressionare da una vecchia hacker sciroccata?No, mi sono fatto impressionare da storie di spiriti nati nella rete che si impossessano di persone reali. Ibbur. Intelligenze artificiali. Uomini Cavi. C’è materiale a sufficienza per un film di merda – H- notò che improvvisamente Barabba sembrava terribilmente nervosa – ed ho l’impressione che tu mi stia tenendo nascosto qualcosa.
Ok ascolta – Barabba si mordeva le labbra facendo mille smorfie mentre cercava di incominciare il discorso dal verso giusto – non mi pareva il caso di parlartene, però..hmm, sono in contatto con un certo giro di runner, neo-cabalisti. Loro sono certi dell’esistenza di questi uomini-cavi, li chiamano qlippoth, come dire, “i gusci” oppure “gli scorticati”, una roba così…
Già, una roba così…ed intanto c’è in giro qualcuno che spolpa la gente nei sottopassaggi. Sono stufo di sciarade, devi dirmi tutto quello che sai e devi dirmelo ora.Accidenti, testosterone! Credevo l’avessi terminato tutto quattro anni fa.
H- stava per ribattere quando una debole fluorescenza naturale ai margini del suo campo visivo catturò la sua attenzione. La giovane punk gli passò a fianco in silenzio e lasciò la bottiglia sul bancone vicino al gomito di Barabba. L’hacker seguì con lo sguardo la ragazza che si allontanava facendo la tara al suo fondoschiena e valutando la possibilità di un ricorso ad impianti sottocutanei, poi riportò la sua attenzione sulla conversazione. Vide il barista farsi avanti meccanicamente per recuperare la bottiglietta vuota dal bancone ma non fece quasi in tempo a registrare il guanto di neoprene nero che aveva serrato la morsa sul polso dell’uomo.
H- aveva notato un biglietto dentro la bottiglia.
Hey amico, se te la vuoi cullare fai pure ma lasciami il polso, mi serve per lavorare! – H- lasciò il barista alle sue rimostranze ed incominciò ad estrarre il foglietto. Barabba lo fissava a bocca aperta. A quanto pareva nonostante tutto non aveva perso i riflessi di un tempo. H- lesse rapidamente il biglietto che conteneva solamente tre parole: “Incontriamoci sul retro”, Barabba vide un ghigno feroce disegnarsi per un istante all’angolo sinistro della sua bocca.
She knew that smile meant business.

Qlippoth

La parola qlippah(קליפה) o klippah, plurale qlippoth(קליפה) significa "conchiglia" oppure "guscio vuoto"

L’idea di una copertura o involucro è comune nella Kabbalah, dove è usata in vari momenti e con diversi gradi di sottigliezza per esprimere il modo in cui la luce dell’En Soph è “incapsulata”. Per esempio le sephiroth nella loro qualità di recipienti di luce sono talvolta chiamati kelim, "ricettacoli". La dualità di contenitore e contenuto è uno dei concetti più importanti della spiegazione Kabbalistica del processo creativo.

La parola qlippah è un’estensione di questa metafora. Una qlippah è un contenitore e come ogni sephira funziona da guscio o involucro per la sephira che la precede in ordine di emanazione, tecnicamente parlando possiamo dire che le qlippoth sono innate all’Albero della Vita.
Come tagliando un albero si possono vedere i cerchi della crescita con la corteccia all’esterno, così l’Albero della Vita ha dieci cerchi concentrici e talvolta la qlippah è paragonata alla corteccia.
La parola è usata comunemente per riferirsi ad un contenitore privo di luce ovvero un involucro vuoto, un guscio morto. Impuro. קליפות

In questa particolare accezione del termine le klippoth appaiono nella Kabbalah come personificazioni delle forze del male in una gerarchia demoniaca responsabile di tutti i mali del mondo.

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