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25
2003

The Hollow Men (part I): An Unkindness of Ravens

di Harlequin  //  Racconti  //  Commenti disabilitati  // 

Pochi istanti dopo si ritrovava a spingere con circospezione l’antipanico dell’uscita di sicurezza che si apriva sul vicolo dietro il locale.
Lo accolse una prima zaffata proveniente dai cassonetti disposti lungo la parete di fronte. Avevano il caratteristico aroma della spazzatura da bar, un misto di cenere, alcol e scorza d’agrumi. Inconfondibile.
Tuttavia l’aria aveva portato qualcos’altro, come una leggera vibrazione metallica che faceva pizzicare i lati della lingua. Adrenalina.
La scena che si presentava ai suoi occhi lo colse di sorpresa, si aspettava di trovarsi davanti la punk dai capelli verdi e magari il suo misterioso amico invece c’erano i due giapponesi che gli davano le spalle, la loro attenzione era totalmente catturata dalla figura che bloccava l’uscita del vicolo. Dalle figure anzi. Una era il filippino untuoso, l’altra era un uomo molto alto e leggermente incurvato alle sue spalle. Lo teneva bloccato con un braccio e con l’altro gli puntava alla gola un grosso coltello dalla lama leggermente ondulata. Il filippino aveva l’aria di farsela letteralmente sotto e continuava a piagnucolare sommessamente. H- poteva quasi vederne le pupille dilatate dal terrore e la fronte imperlata di grosse gocce di sudore mentre la lama esercitava una leggera pressione in quell’epidermide flaccida. La situazione era sul punto di precipitare, qualcuno doveva solo dare il la.
Oh merda! Nell’imprecazione riconobbe la voce di Barabba alle sue spalle. Aveva appena dato il la.

Cosi volevi fottermi, eh Carlito? la voce dell’uomo alto aveva degli improvvisi picchi di tono. Anni di addestramento dicevano ad H- che aveva a che fare con un individuo mentalmente instabile, potenzialmente pericoloso. Fanculo pensò, non c’era bisogno di
un corso sulle “situazioni di crisi” per capirlo.
Sarà per la prossima volta eh con una leggera torsione del polso la lama andò ad incidere la pelle del filippino aprendogli un taglio netto e profondo nella carotide.
Mentre estraeva la pistola e si spostava al centro per aver una linea di tiro non ostruita H- appuntò mentalmente il movimento del senpai che inclinava leggermente la testa a destra per parlare in un minuscolo headset con auricolare e microfono.
Abbiamo localizzato il soggetto. È armato e pericoloso, lo vide estrarre un taser, imitato dal suo kouhai.
E tu chi cazzo sei? lo spilungone si era accorto di lui ed ora anche gli altri.
Vide il kouhai girarsi verso di lui ed alzare lo storditore puntandeglielo contro, a sua volta gli rivolse contro la pistola.
Non pensarci nemmeno, gaki. Restarono così come congelati per una frazione di secondo fronteggiandosi, braccio teso in avanti ed arma puntata alla testa dell’altro in un mexican stand-off.
La situazione stava precipitando in fretta. Senza contare il morto s’intende.

Quello che accadde dopo si svolse troppo rapidamente perché H- potesse scorgere un pattern discernibile nel fluire delle azioni.
Il senpai scaricò il suo taser sul “soggetto” ma si trovò a colpire il corpo di Carlito rimasto in piedi come una marionetta grottesca agitata da fili invisibili mentre veniva percorso da spasmi galvanici. H-vide una smorfia disegnarsi sul viso del suo avversario ed un rivolo di sangue colargli dalla bocca prima di afflosciarsi al suolo come un sacco vuoto. In un unico movimento sfocato l’uomo col coltello era uscito dalla copertura offerta dalla sua prima vittima, era piombato alle spalle del giapponese e l’aveva squarciato dai lombi alle scapole.
Shape without form, shade without colour,
Paralysed force, gesture without motion;

Come diavolo ha fatto a muoversi così in fretta? H- purtroppo non aveva tempo di domandarselo, l’uomo aveva già dimezzato la distanza tra loro due balzandogli incontro con la lama ancora gocciolante di sangue. H- eseguì una mezza rotazione mirando il calcio alle costole fluttuanti. Tutto sommato fu come andare ad impattare la tibia contro un tronco di quercia, con la non trascurabile differenza che un tronco non è solito restituire il colpo.
Investito in pieno da quello che sembrava un maglio da carpentiere H- volò all’indietro, perdendo la presa sulla pistola che andò a scivolare qualche metro più in là.
Con la vista appannata vide il giapponese rimasto prepararsi a scaricare una seconda volta lo storditore, solo per trovarsi una lama conficcata nello stomaco.
Cercavi il Wyrm eh? l’uomo parlava come invasato bene, lui ha trovato te gli rigirò la lama nella carne con un ghigno soddisfatto, salutami l’inferno. Di’ che ti ci ha mandato Nimda
Nimda
Allo sbattere di palpebre successivo H- vide la figura di Nimda sopra di sé, pronto a colpire.

image © www.deaddreamer.com used without permissionShak li ba-tachat, mayak!. Uno sparo.
Barabba era rimasta per buona parte del tempo come impietrita dalla scena che si svolgeva davanti ai suoi occhi, era il tipo di persona che si teneva sempre lontana dalla prima linea anche quando era impegnata in una “corsa“. Cyberspazio a parte ovviamente. Tuttavia si era fatta coraggio e quando H- era stato colpito duro da quel pazzo era andata a recuperare la sua pistola dall’angolo in cui era caduta. L’aveva raccolta provando un certo piacere colpevole nel sentirne l’impugnatura pesante e zigrinata.
Aveva osservata le cromature e la scritta che ne svelava il nome: Desert Eagle XXX Opus Magnum. Un nome altisonante per uno strumento di morte. Aveva preso la mira cercando di tenere ferme le gambe, si sentiva stranamente eccitata. Nei film era tutto così facile. Aveva fatto fuoco. Aveva continuato a chiedersi come mai nei film fosse così facile mentre il rinculo la mandava a sbattere contro il muro con un dolore sordo nella spalla.
Il colpo aveva centrato in pieno Nimda, un paio di dita sopra il capezzolo sinistro. H- lo vide indietreggiare di un passo accompagnado il colpo con una torsione del busto, poi voltarsi con un espressione di pura follia negli occhi. Illeso.

Se c’era una cosa che H- aveva imparato dolorosamente nel corso degli anni era che la vita non offre mai una seconda chance.
Ignorando l’assurdità di ciò che
aveva appena visto si gettò nella finestra di azione che gli si prensentava e rotolò via dall’avversario assicurandosi di togliersi nel frattempo il guanto destro.
Arrivato accanto al senpai gli prese la mano strappandogli il taser dalle dita che avevano già incominciato ad irrigidirsi. Non era certo che una scossa da 2000 Volts l’avrebbe fermato ma era comunque il caso di provarci. Fece partire la scarica mentre Nimda gli si avventava addosso. Bastò a fermarlo solo per un istante, poi lo vide ripartire come un tir lanciato.
A fermarlo quasi a mezz’aria fu un secondo colpo, poi un terzo in rapida successione che lo mandò a rotolare più in la come un pallone centrato in volo.
Voltandosi alla sua sinistra H- vide che Marione era spuntato fuori dall’uscita di sicurezza. Stava sulla soglia con un espressione selvaggia, imbracciando uno shotgun.
Ma che diavolo…? Bunker non ebbe il tempo di finire la frase, rimase con la mascella spalancata ad osservare l’uomo che aveva colpito rialzarsi sebbene incurvato e con una velocità sovraumana lanciarsi fuori dal vicolo. H- scattò in piedi lanciandosi al suo inseguimento cercando di ignorare le fitte di dolore che gli arrivavano dalle costole.
Giunto all’uscita del vicolo si rese conto di avere ormai perso ogni traccia. Nimda sembrava essersi volatilizzato.
Tornando indietro vide che il bouncer stava aiutando Barabba a rimettersi in piedi. Che cazzo avete combinato qua fuori? Accidenti credevo di avertelo già detto: niente fottuti massacri fuori dal mio locale.
Piantala. H- si era chinato accanto al corpo del senpai per cercargli addoso qualche indizio, capì che doveva accontentarsi di quello che aveva. Barabba come stai?
Temo di essermi lussata una spallaStarai benone allora. Aspetta Delgado e raccontagli tutto. Raccolse la pistola e la mise a posto nella fondina.
E tu dove vai?Ho una traccia da seguire.
Controllò il display del suo PDA, aveva acquisito due documenti dal suo breve contatto col giapponese. Uno era un file corrotto, l’avrebbe passato a Barabba per vedere se si poteva recuperare. L’altro era un biglietto da visita dello Star Hotel.
Mentre si allontanava dalla scena poteva udire in lontananza le sirene della polizia avvicinarsi.

 

I
We are the hollow men
We are the stuffed men
Leaning together
Headpiece filled with straw. Alas!
Our dried voices, when
We whisper together
Are quiet and meaningless
As wind in dry grass
Or rats’ feet over broken glass
In our dry cellar
 
Shape without form, shade without colour,
Paralysed force, gesture without motion;
 
Those who have crossed
With direct eyes, to death’s other Kingdom
Remember us — if at all — not as lost
Violent souls, but only
As the hollow men
The stuffed men.

“The Hollow Men” – T. S. Eliot

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