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2003
The Hollow Men (part III): An Exaltation of Larks
La notte ha mille voci, mille storie per chi ha voglia di ascoltarle. Sicuro, ci vuole una certa disposizione d’animo, una miscela di spleen ed inquietudine e molte altre cose ancora.
Rabbia, desiderio, disperazione, frustrazione, senso di colpa; fantasmi che animano le peregrinazioni di chi si aggira per la città vecchia come un guscio vuoto. Ricettivo. Pronto a lasciarsi raccontare una nuova storia, a diventare parte di essa.
Può capitare talvolta, che per ragioni imperscrutabili due anime affini siano attirate presso un unico nodo come falene da una fiamma.
Anime che vagano nella notte e da questo fuoco si lasciano consumare.
H- aveva la sensazione di girare in tondo, non avrebbe saputo dire per certo da quante ore stava vagabondando, era uscito poco dopo il tramonto divorato dal bisogno. Si era lasciato guidare dalla febbre, quella corrente che pareva incendiargli i nervi e consumare le viscere come una belva affamata. Poi era stata lo volta dello stupore ovattato che lo aveva trasportato su una nuvola per qualche ora. Di tutto questo, ora, restava solo la stanchezza delle membra e l’impressione di ineluttabilità della fame sopita.
Svoltò nel vicolo per puro istinto, come spesso accadeva era subentrato una sorta di pilota automatico a riportarlo a casa.
Sebbene avesse recuperato una buona percentuale di lucidità non era mimamente preparato alla scena che si presentava ai suoi occhi.
In fondo al muro, tra due bidoni dell’immondizia, stavano due figure scure. Dapprima immaginò dovesse trattarsi del più banale dei rapporti mercenari consumato in fretta nel primo angolo poco illuminato.
Tuttavia osservando meglio H- si accorse che la figura di spalle teneva l’altra per il collo sollevandola da terra di oltre un metro. A reggere il peso del malcapitato non erano però le braccia dell’assalitore ma due membrane nere che partivano dalle sue spalle e terminavano in quella che doveva essere una serie di lame o spunzoni. Due ali dai riflessi metallici che avevano inchiodato l’uomo al muro come un piccolo roditore catturato da un uccello da preda.
Estrarre la Desert Eagle e puntarla all’assalitore furono una cosa sola, la traduzione in azione di un riflesso condizionato.
Hey tu, allontanati subito da quell’uomo, sei sotto tiro
– ma sentiti- si disse – c’è una sorta di freak psicopatico e ti metti a fare l’imitazione del sergente istruttore.
La figura di spalle si voltò di scatto guardandolo dritto negli occhi.
- Cristo, una donna – imprecò a denti stretti sentendosi trapassare da quello sguardo. Quell’istante di esitazione fu sufficiente alla misteriosa figura per colmare metà della distanza che li separava lanciandosi all’assalto.
H- non aveva bisogno di ulteriori conferme sulle sue intenzioni; piantandosi saldamente sulle gambe con il baricentro abbassato esplose due colpi in rapida successione tirando alla figura. La reazione della donna fu istantanea e stupefacente, con un movimento quasi troppo rapido per essere percepito aveva portato una di quelle ali metalliche a farle da scudo. Due minuscole scintille erano apparse dove i proiettili calibro .357 erano andati a colpire prima di rimbalzare via sibilando.
Un battito di ciglia dopo la donna gli era addosso. H- vide appena in tempo l’ala sinistra saettare in avanti con una traiettoria semicircolare. Istintivamente si abbassò schivando di un soffio la fila di lame che aveva tagliato l’aria sopra di lui come una sciabolata a vuoto.
Si rialzò fulmineo penetrando la guardia del suo avversario ed accompagnando la spinta delle gambe con una gomitata ascendente al mento. Il risultato gli ricordò il suo scontro con Nimda sia per la sensazione di aver colpito una colonna di pietra che per la risposta praticamente immediata che lo mandò a sbattere contro la parete alla sua destra.
Assorbendo l’impatto come poteva cercò di rialzarsi istantaneamente ma si trovò a doversi abbassare ancora per schivare un nuovo fendente.
Questa volta le lame avevano inciso un solco profondo alcuni centimetri nella parete sopra di lui.
H- valutò che un colpo centrato avrebbe potuto tranquillamente tagliarlo in due. Ignorando il dolore sordo che gli stava montando nel fianco si gettò a terra rotolando di lato per disingaggiarsi. La donna però era troppo veloce per restare indietro. Mentre si rialzava e puntava l’arma se la ritrovò ancora davanti. La vide spiegare le ali come una creatura partorita da un incubo ed alzarsi a mezz’aria. Rimasero così immobili per quella che parve un’eternità, la scena era così surreale che il dito gli si era paralizzato sul grilletto. Il fluire del tempo che sembrava essersi dilatato all’infinito si contrasse bruscamente quando lei si produsse in un calcio che lo scaraventò nuovamente al muro. Questa volta non ebbe il tempo di riprendersi.
Lei gli era balzata addosso e lo schiacciava contro la parete con tutto il suo peso. Un ginocchio fermamente piantato sotto lo sterno gli tolse quel poco di respiro residuo.
Paradossalmente, proprio mentre la vista gli si annebbiava riusci finalmente a vedere chiaramente la sua assalitrice. Ne valutò per un’istante i lineamenti mentre lei gli si faceva vicina sino quasi a sfiorarlo. Poteva sentire il suo respiro sulle labbra mentre il sudore evaporava, non era per nulla affannato mentre il suo era irregolare, rotto dalle fitte lancinanti al fianco. I loro occhi si incontrarono ancora una volta prima che lei gli scivolasse accanto sfiorandolo appena. Si avvicinò al suo orecchio e gli sussurrò Ti sei arrugginito. Ti credevo più pericoloso.
H- si aggrappò disperatamente al suono di queste parole mentre sentiva di perdere coscienza, le soppesò cercando di capire cosa avevano di speciale. Nulla. La voce forse.
Quella voce.
Spalancò improvvisamente gli occhi mentre lei portava la testa indietro caricando il colpo.
Con uno sforzo immane riuscì a raccogliere abbastanza fiato per un’ultima parola che gli andò a morire sulle labbra.
Charlotte
disse, poi venne la tenebra.
III
Is it like this
In death’s other kingdom
Waking alone
At the hour when we are
Trembling with tenderness
Lips that would kiss
Form prayers to broken stone.
“The Hollow Men” – T. S. Eliot
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- @IoeAnnie don't eat the yellow bear (F.Zappa)
- e corridio centrale sia!
- già ho l'ADD di mio se poi ogni volta che inizio a fare qualcosa mi chiedono di fare qualcosa di altro...
- 32 anni fa moriva Ian Curtis. adesso capisco perchè il cielo è così grigio stamattina.
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