28
2003
Un bus chiamato desiderio
Viaggiare in autobus offre mille opportunità di sondare le abitudini e consuetudini sociali. Dà anche una possibilità preziosa di viaggiare (è il caso di dirlo) sul limitare di queste consuetudini, come un acrobata cammina sul filo sospeso nel vuoto. E proprio come l’acrobata ogni tanto fa finta di perdere l’equilibrio, chi avesse voglia potrebbe far finta di “passare la linea”, per vedere l’effetto che fa. Faccio un paio di esempi, così ci capiamo subito: mollare una scorreggia, sopprimendola quel tanto che basta a non fare il rumore, oppure sfruttare qualche dote ventriloquia per sussurrare un Bigliettiprego…”: e osservare, tranquillamente le facce, come se niente fosse successo.
Un altro discorso invece è l’essere dall’altra parte del vetrino.
Mi spiego.
((oh, Syn, io vado a capo un casino: serve a creare suspence; tanto è gratis, vero?))
Una realistica comprensione delle dinamiche (o meglio, delle meccaniche) dei bus consente di vivere con placido panico il susseguirsi di azioni che, inevitabilmente appunto, hanno il loro triste epilogo.
Ero bel bello che guardavo fuori dal finestrino del 9, all’altezza dell’inizio del parco del Valentino.
Segnatamente, guardavo fuori dal finestrino per ragioni molto precise: vicino a me era seduta una ragazza di architettura compresa di valigione con brufoli troppo brutti per essere veri, e siccome le avevo mezzo sorriso perché si stava sedendo vicino a me, perché premio sempre con un mezzo sorriso decisioni del genere (amo mettere la gente a proprio agio), dovevo poi non dare troppa corda continuando a guardare dalla sua parte perché poi chissà che si crede; e poi perché, un po’ più in là, c’era un’altra ragazza che aveva una di quelle magliettine con la margheritona che andavano di moda l’anno scorso, e che aveva anche delle magnifiche unghie lunghe magenta, unghie vere, tra l’altro, non quelle che si vedono a kilometri che son finte, e sapevo che se glielo avessi permesso m’avrebbe certo ipnotizzato (già mezzo lo aveva fatto, visto che mi ero perso per un po’ a pensare come mai una ragazza con una magliettina a margheritone poi porti unghie così lunghe laccate con smalto magenta ma vabbè lasciamo perdere).
Mi pare di avere spiegato sufficientemente perché stessi guardando fuori dal finestrino (brufoli-unghie). Guardando fuori dal finestrino ho visto un tizio che stava entrando nel parco, in compangia di due cuccioli di cane lupo. Ho deciso che pensare ai cani avrebbe potuto essere un’attività lecita con la quale anestetizzare il cervello fino alla fermata del 68. Ho quindi iniziato a pensare ai mille giochi che ho fatto in vita mia ai cani, sorridendo e sghignazzando tra me e me: per esempio, c’è il famoso gioco di fare finta di piangere disperati con il volto tra le mani, cosa che di solito li fa andare nel panico, ai cani, i quali cercano di consolarti piangendo dietro a te e cercando di aprirti le mani con le zampe, per poi esplodere a ridere, cosa che di solito li fa impazzire di gioia, anzi di GIOIA, sempre ai cani, di quella GIOIA che solo chi dona anima e corpo alla felicità di un essere può avere e trasmetterti; oppure, altro gioco facile facile, fare loro il solletico tirando loro i ciuffetti di peli sotto alle zampe mentre dormono: esilarante.
Vabbè, chiudiamo la parentesi cinoludica, e riapriamo quella del bus, che non sono manco ancora arrivato al punto di dove volevo arrivare. Ero talmente perso in questi miei pensieri, che non solo ho riso come un sciemo per tutta la durata del viaggio del 9, ma anche per buona parte di quello del 68. Il problema è che ad un certo punto ho deciso di guardarmi intorno.
Non è stata una scelta casuale. Mi sono guardato intorno perché il mio istinto mi ha fatto notare qualcosa. Di fronte a me c’era una ragazza -registro al volo che è pure carina- che mi sta fissando. Metto a fuoco su di lei: i nostri sguardi si incrociano, si allacciano, si intrecciano in un reciproco “Oddio, che vuole questo/a?”. Il tutto non dura più di due secondi, un’eternità per situazioni come queste. L’ho fissata con intensità, come per dire che avevo visto che mi guardava, e che mi ero accorto che non lo faceva così per fare. Poi abbiamo reciprocamente buttato i nostri sguardi fuori dal finestrino, uno a destra, l’altro a… uh… destra (sennò ci beccavamo un’altra volta, ecco). Cerco di riacchiappare il filo del discorso coi cani. Però sono disturbato, non ci riesco. Penso che forse mi stava fissando perchè stavo ridendo come un imbecille da solo, per cui non posso ripensare ai cani. Guardo in un punto sospeso a qualche decina di centimetri sopra la sua testa, anzi a parecchie decine di centimetri, per tenerla d’occhio. Sto quasi per scivolare di nuovo nei felici campi canini, quando lei mi riguarda… 3 decimi di secondo… 4… 5… 6… 7… 8… cazzo… la riguardo… mi riguarda… “Oddio, che vuole questo/a?” again… rilanciamo gli sguardi in parti opposte… hey…. heyheyhey… ma perché mi guarda?… hey… ripensiamo con calma… muoveva piano le labbra… è una pazza? ha dei fogli in mano… possibile che stia studiando?… uhm… alle 7 di sera? No no… la riguardo meglio… scatta il suo sguardo sul mio… merda, stavolta m’ha beccato lei… meglio levarsi da ’sta situazione…
Le porte alla fermata prima della mia si richiudono; ne approfitto per alzarmi subit… cazzo! CAZZO! Mi ha preceduto di una frazione di secondo… ora penserà che mi sono alzato perché s’è alzata lei… crederà che sono un maniaco… vabbè, fanculo… metto una persona tra me e lei, così… ecco… la persona si sposta… siamo lei davanti e io dietro… *sospiro* ecco fatto…
Con la coda dell’orecchio sento “Carla… Car… eh si, vabbè…”
ce l’ha con lei… non l’ha sentito…
mi passa dietro… oddio…DISASTRO! LE FA LA MANO MORTA!
Lei si gira con lo sguardo sbarrato… mi guarda, mi fissa, io sto guardando da un’altra parte (dove sono i cani quando ti servono?!?), sposta lo sguardo leggermente di lato, vede il tipo e scoppia a ridere di un riso isterico… “AAAAAAH AHAHAHAAHAHAHAH Meno male che sei tu! Stavo per mettermi ad urlare!”.
Brutta troia.
tweets
- un'amica mi scrive "mi sono sciolta al concerto dei Moda'". ma è il tipo che canta "poi ti graffio poi ti frusto con il boa di struzzo"? bah
- E comunque assumetemi, miglioriamo la convention! Io propongo Las Vegas in hotel 5 stelle con concerto di Elvis
- Miglioramento della user experience del sito Internet e ottimizzazione delle convention del canale Internet (attività di SEM) #jobads #fail
- @dilestella quindi stai tweetando nuda?
- @Hazelycious ahh dal Mac dici. no, avevo fretta di infilarmi in metro e tornare a casa...








